L’isteria libica dell’Italia. L’invasione dell’Isis che per ora non c’è

I media italiani favoriscono il gioco del terrore dell'Isis. L'avanzata islamica è facilitata da una riduzione delle distanze improvvisa

1000La reazione dei media italiani e della nostra rappresentanza politica rispetto “all’invasione libica” da parte dell’Isis è fuorviante. Senza sottostimare la presenza degli jihadisti nel Paese né tantomeno dimenticando la crudeltà di certe azioni, notiamo l’escalation di uno solo dei fattori coinvolti cioè il terrore: la minaccia a cui esso dovrebbe relativizzarsi pare essere marginale.

13 febbraio – Il ministro degli Affari Esteri Gentiloni, subito seguito dal ministro della Difesa Pinotti, rilascia dichiarazioni che non laciano tranquilli, sull’evoluzione dei fatti in Libia, a dodici giorni dalla pubblicazione dell’Ansa della notizia della comunicazione della Farnesina che invitava tutti gli italiani ad abbandonare il Paese nordafricano. Nella stessa giornata a Sirte, sul cui territorio convivono tutte le fazioni coinvolte nella lotta islamica, uomini armati si impossessano di una radio e lanciano proclami pro-Isis. Per qualche strano meccanismo di dilatamento per l’Italia, al contrario del resto dell’Europa, Sirte è in mano all’Isis.

14 febbraio – La situazione assume lineamenti grotteschi. Mentre con tutta calma l’ambasciata italiana in Libia si prepara a chiudere, Roma è sotto l’assedio interventista. Si invocano l’invio di migliaia di soldati e il dispiegamento delle forze marittime a difesa delle acque territoriali; immigrazione e terrorismo vengono mischiati ancora una volta dato che in molti non aspettavano altro. Il leghista Sergio Divina, vice-presidente della Commissione Difesa del Senato, afferma «Sirte e Derna in mano all’Isis vuol dire il Califfato a 200 km come la distanza tra Napoli e Roma». Lo spazio si minimizza in poche ore dando per buona la distanza Tripoli-Lampedusa di 350 km e ignorando che Sirte sia a 500 km dalla stessa Tripoli che, salvo sconvolgimenti dell’ultim’ora, è ancora staccata dal Mare dall’Italia.

15 febbraioLe notizie riportate dalla stampa italiana sono nefaste: tagliagole per strada a Tripoli, città fantasma e jihadisti in possesso di missili Scud – peccato che questi di cui disponeva Gheddafi siano stati smantellati nell’ambito di un accordo trilaterale con Usa e Regno Unito tra il 2004 e il 2009. Ma l’osteggiata sicurezza dell’intervento, peraltro a sorpresa stoppata da Renzi, è solo retorica. Non solo dal punto di vista normativo internazionale non c’è possibilità di intervenire via terra in un paese impegnato nella guerra civile, ma soprattutto il dato numerico è irrisorio. Il Ministro Pinotti, autosmentitosi dopo poco, parlava di 5000 uomini pronti a partire; 5mila uomini che su un territorio enorme come la regione Cirenaico-Tripolitana sono nulla.

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DISTORSIONI MEDIATICHE - Per la maggioranza dei media internazionali Sirte non è in mano all’Isis, anche perché non ci sono stati scontri armati significativi. Non ci sono ‘marce’ su Misurata e a Tripoli, esclusa una lunga sparatoria a Fashloum tra una milizia islamica di Ansar al-Sharia – oppositori dell’Isis – e dei sostenitori del generale Haftar – anche questi nemici dello Stato Islamico, non sta accadendo niente di diverso da quello che succede da mesi. D’altronde Eschilo sosteneva che la prima vittima in guerra fosse la verità, in Italia sembrano determinati a portarsi avanti con il lavoro. Il terrore vende, e vende bene.

SCHIERAMENTI - Sebbene l’Italia abbia sempre mantenuto una equidistanza tra le due fazioni principali in campo, la comparsa di gruppi vicini all’Isis fuoriusciti dal Ansar al-Sharia, le azioni a Sirte e l’attentato dell’Hotel Corinthia hanno spostato il baricentro europeo verso il governo di Tobruk in mano ad Al Thani e, soprattutto, all’ultima carta presente sul luogo: l’ex generale Khalifa Haftar. Intanto da poche ore i ribelli libici hanno liberato Sirte dall’Isis in autonomia se non con l’aiuto degli egiziani – e le sovvenzioni delle sempre innocenti aziende italiane presenti sul territorio -, sviluppo ignorato ancora una volta dal Ministro Gentiloni che dinanzi a una camera semivuota, almeno 350 assenti, sostiene un’ulteriore aggravamento della situazione.

Francesco Malfetano
@FraMalfetano

foto: www.theguardian.com

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