Istat, a ottobre 508 mila lavoratori in meno

I numeri di un anno di crisi. Confindustria: «Ripresa lenta e faticosa». Ossevatorio UE: «Italia peggio che altri paesi»

di Nicola Gilardi

Roma – I dati dell’Istat parlano chiaro, la crisi c’è e si vede. Nel terzo trimestre del 2009 si è registrato un calo degli occupati di 508mila unità rispetto all’anno passato e questo rappresenta il calo peggiore registrato dal ’92.

Il settore più colpito è proprio quello dell’industria, che ha registrato un calo di 386mila lavoratori. A risentirne maggiormente è stata evidentemente l’area più industrializzata, cioè il nord dove ci sono stati 274mila occupati in meno, nel mezzogiorno 196mila in meno, mentre tiene il centro con un calo di 38mila occupati. Il tasso di occupazione è sceso al 57,5%, l’1,5 in meno rispetto al 2008, mentre il tasso di disoccupazione, si attesta all’8,2%. Ad aumentare invece sono le persone in cerca di occupazione, +286mila.

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Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria

I dati mostrano che comunque la crisi resta presente e che seppure le cifre non sono catastrofiche, la questione rimane urgente. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria sottolinea l’importanza delle politiche di sostegno ai lavoratori, affermando che tra il 2010 ed il 2011 potranno essere messi a rischio altri 195mila posti di lavoro, ma tutto dipende dai riassorbimenti dei lavoratori in cassa integrazione. Se il 70% dei cassintegrati otterrà di nuovo il lavoro ci sarà un emorragia contenuta di 195mila occupati in meno, ma se i dati fossero meno benevoli, 40% di reintegri, si  potrebbe arrivare a 770mila.
Sempre secondo Confindustria, la ripresa sarà «lenta e faticosa, in salita e ostacolata da venti contrari» e secondo le previsioni il Pil arriverà nel 2010 all’1,3% riportandoci così ai livelli del 2005. A preoccupare comunque sono le turbolenze nei mercati internazionali, i recenti crolli in Dubai e Grecia, se non ristabiliti potrebbero riacutizzare la crisi.
Dai dati dell’Osservatorio dell’Unione europea, poi, la situazione italiana, insieme a quella spagnola, risulta essere peggiore rispetto a quella degli altri paesi europei e dal rapporto si legge: «l’occupazione di è ridotta in maniera sostanziale nel terzo trimestre del 2009, differenza di Stati come la Francia e la Germania dove il declino appare più moderato».

Secondo le previsioni, l’Italia tornerà ai livelli precedenti alla crisi in 4 anni, infatti la crisi ci ha riportato indietro di ben 8 anni. Ma i maggiori paesi occidentali impiegheranno meno tempo. La Spagna, che in questo momento condivide con noi i dati negativi, si ristabilirà in 3 anni e 9 mesi. La Germania ne impiegherà 2 e mezzo, mentre la Francia 1 e mezzo. Il record però spetta agli Stati Uniti che ci metteranno solo un anno.

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Mario Draghi

La crisi quindi non può essere minimizzata e tantomeno è passata. Molte questioni restano aperte, come quella dello stabilimento di Termini Imerese che potrebbe uscire dalla produzione Fiat dal 2012. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, inoltre sottolinea i rischi che ancora sono presenti per i lavoratori italiani. 1,2 milioni di lavoratori sarebbero sprovvisti di tutela se perdessero il posto di lavoro, per questo dice: «Occorre la revisione del nostro sistema di ammortizzatori sociali».

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