Israele e Palestina, la guerra in Europa

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Scontri tra manifestanti e polizia – Sarcelles, Parigi – Francia (http://www.franceinfo.fr/)

Roma Sono giorni duri per le diplomazie internazionali e ancor di più per quelle europee. Il brusco risveglio del conflitto tra Israele e Palestina, l’incidente aereo in territorio ucraino del Boeing della Malaysia Airlines con le responsabilità di Kiev e Mosca tutte da delineare; se non bastasse, a livello europeo, il seggio vacante dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Ue segna la debolezza dell’Unione Europea e tutti i suoi contrasti intestini.

LA REAZIONE AGLI ATTACCHI – La guerra israelo-palestinese non è certo qualcosa di nuovo a livello internazionale, ma in queste ore la guerra per nulla “operazione di precisione” portata avanti dal governo di Benjamin Netanyahu, sta scatenando forti reazioni di protesta anche dall’alleato più importante di Israele, gli Stati Uniti: cinquecento morti tra i palestinesi dall’inizio del nuovo conflitto non sono facili da tollerare per Barack Obama (tempo fa insignito di un dimenticato Premio Nobel per la Pace) che nelle ultime ore sta intervenendo direttamente tramite lunghi colloqui telefonici con Netanyahu per chiedere un cessate il fuoco immediato e attraverso il segretario di stato John Kerry, inviato al Cairo nella giornata di oggi.

Se Israele parla di autodifesa ma colpisce scuole ed ospedali, uccidendo quasi esclusivamente civili a Gaza, la lega araba per bocca del suo presidente Nabil el-Araby, parla di escalation pericolosa e crimini di guerra attribuibili ad Israele. Il Consiglio di Sicurezza Onu, riunito a New York la scorsa notte, ha chiesto con consueto ma colpevole ritardo un immediato cessate il fuoco anche per consentire gli aiuti umanitari, sempre più impellenti; l’ultimo attacco a Gaza City sferrato ieri ha procurato sessanta morti, tra i quali quattordici bambini.

L’EUROPA E LE REAZIONI SOAVI – Di fronte a un tale conflitto come reagisce l’Unione Europea? L’attuale Alto rappresentante per gli Affari Esteri, Catherine Ashton è attualmente bloccata da un ruolo che ufficiosamente non è più il suo in quanto la nomina del nuovo rappresentante è attesa a breve e quindi il suo ruolo pro-tempore ne impedisce un’azione forte, se mai ci sia stata. Le uniche dichiarazioni di rilievo sono state il sollecito di un’inchiesta sull’ingiusta morte dei minori palestinesi a causa del conflitto.

E L’ITALIA? – L’Italia dal canto suo giorni fa ha subito inviato in Israele il proprio ministro degli esteri, Federica Mogherini, in procinto di succedere alla Ashton in Europa fino a qualche settimana fa, ed oggi sempre più lontana da quel seggio a causa di veti provenienti dagli stati dell’est e dal Partito Popolare tedesco. La Germania, attraverso la Cancelliera Merkel, si è apertamente schierata a favore di Israele e del suo diritto di auto-difesa dai missili di Hamas, in linea con gli Usa, pur ribadendo la necessità di un cessate il fuoco. Nel resto d’Europa i deboli governi di Francia, Spagna e Gran Bretagna latitano e soprattutto gli inglesi, sono più occupati nel mettere sotto pressione Vladimir Putin per la vicenda dell’aereo abbattuto, altra carne al fuoco nella difficile situazione russo-ucraina.

SCONTRI IN MOLTE CITTA’ EUROPEE – Il debole polso dimostrato dai governi europei negli ultimi mesi sta spianando la strada dell’unico stato membro che ad oggi detiene sia governo che economia forti a livello europeo: la Germania. Segnali diretti e inequivocabili di ciò sono presenti in tutte le trattative Ue ma anche nella diversa gestione dell’immigrazione all’interno degli stati membri dell’Unione Europea. Si potrebbe scrivere un intero libro su tale tematica, ma rimanendo sulla questione israelo-palestinese ci si può soffermare sulle conseguenze che il conflitto medio orientale sta portando in termini di ordine pubblico nelle grandi capitali Ue, Bruxelles, Parigi e Londra. Bruxelles ha visto più di 5000 persone sfilare per le strade nel pomeriggio di ieri per l’Avenue de Stalingrad; se il numero è poco indicativo per giustificare tensioni, non lo è il comportamento di una frangia di manifestanti Pro-Palestina, pronti a bruciare bandiere israeliane ed statunitensi al grido “morte agli ebrei”, rompendo cristalli d’auto in strada e creando il caos nel centro, tanto che la stazione centrale di Bruxelles è stata chiusa per motivi di sicurezza dalle 16:45 alle 17:15. La manifestazione non è stata bloccata dalla polizia, ma solo controllata, nonostante non vi era stata alcuna domanda ufficiale da parte dei rappresentanti per poter manifestare. La Lega Belga contro l’antisemitismo ha sbottato quindi contro l’amministrazione della Regione di Bruxelles Capitale, accusando il sindaco Yvan Mayeur di aver permesso aggressioni sui suoi concittadini. Secondo il presidente della Lega Belga Joël Rubinfeld, una coppia è stata aggredita solo per esser sospettata di essere ebrea.

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Proteste Pro-Palestina nel cuore di Londra, Inghilterra (http://english.ahram.org.eg/)

LA MANIFESTAZIONE DI LONDRA – Un giorno prima, sabato pomeriggio, a Londra 20mila manifestanti, secondo gli organizzatori, hanno sfilato per la fine dei bombardamenti di fronte al numero 10 di Downing Street, residenza del primo ministro David Cameron. La manifestazione, organizzata da sette associazioni tra le quali Stop the War, Palestine Solidarity Campaign e  il Foro Islamico d’Europa, ha voluto essere un segno per ‹‹la pace, la giustizia e una Palestina libera›› come sostiene Palestine Solidarity Campaign. La risposta del portavoce di David Cameron è stata un affiancamento a quanto ribadito da USA e Germania in appoggio ad Israele, confermando dunque chi detta la linea al momento nello scenario internazionale.

LA SITUAZIONE IN FRANCIA – E la Francia? La capitale del Paese di Charles de Gaulle è stata la più esposta alle tensioni causate dalle manifestazioni inerenti al conflitto medio-orientale. Parigi ed in particolare i quartieri ghetto a nord della città transalpina sono lo scenario di scontri. Ieri, poche centinaia di manifestanti all’interno di un assembramento non autorizzato dal comune, hanno creato il panico per le vie di Sarcelles, incidenti che hanno dato seguito a quelli di sabato scorso a Barbès. Sarcelles, definita da molti la “Piccola Gerusalemme” di Parigi è stata scenario di scontri tra polizia e manifestanti pro-Palestina e pro-Israele. La pericolosità delle due manifestazioni in contemporanea aveva convinto il prefetto a bloccarle entrambe ma questo non ha fermato i manifestanti. Il risultato è stata la chiusura per motivi di sicurezza della Sinagoga, la distruzione di una cabina telefonica, auto incendiate e due negozi, un alimentari e una farmacia, distrutti perché gestiti da Ebrei. I manifestanti hanno messo seriamente al repentaglio l’ordine pubblico al grido “Israele assassino” o “Palestina a morte” (parafrasando elegantemente la frase originale). La polizia è intervenuta con lacrimogeni per disperdere la folla. Il ministro degli interni francese, Bernard Cazeneuve, si è recato oggi sul luogo degli scontri denunciando “Atti gravi, intollerabili” e “violenze anti-semite”.

LE MOSSE DELL’ONU – La situazione dunque si infiamma nelle grandi capitali europee e il conflitto tra Israele e Palestina conferma ancor di più la debolezza degli stati di diritto in molti stati membri dell’Unione. Quando e chi riuscirà a delineare una seria via d’uscita per il conflitto medio-orientale con un’Europa lacerata al suo interno? Gli Stati Uniti basteranno? L’Onu in questo momento ha una grande occasione per prendere la leadership che tutto il mondo le accusa di non avere, quella di promotore del dialogo.

Domenico Pellitteri

Fonti foto: 

english.ahram.org.eg;  www.franceinfo.fr; voxnews.info

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