Israele invade Gaza, ma la strategia politica qual è?

Con l'invasione di Gaza, Israele alza il livello dello scontro. Sulle scelte di Tel Aviv grava però la mancanza di una valutazione politica degli obiettivi

israeleL’inizio dell’offensiva via terra da parte di Israele ha innalzato il livello dell’aggressione che Tel Aviv sta conducendo nella Striscia di Gaza. Sono circa 8mila i soldati che dalla scorsa notte sono entrati nel territorio palestinese. Ha inizio così l’operazione militare israeliana più importante degli ultimi anni, dietro la quale sembra però mancare la necessaria strategia politica.

GLI OBIETTIVI DI ISRAELE – Netanyahu ha tenuto a precisare che l’attacco non ha come obiettivo il rovesciamento del governo di Hamas, ma la distruzione dei tunnel all’interno dei quali avverrebbe il passaggio delle armi di cui dispone il movimento palestinese.  Nel pomeriggio di oggi il premier israeliano ha confermato una possibile escalation dell’azione via terra, affermando: «Il mio ordine all’esercito è di tenersi pronto a una possibile estensione significativa dell’operazione, e l’esercito è preparato».

STRATEGIA POLITICA ASSENTE – Ciò che risalta maggiormente in questa storia è la mancanza di una strategia politica che detti le operazioni militari di Tel Aviv. Israele non ha intenzione, per sua stessa ammissione, di rovesciare Hamas. Non vuole più che altro perché è consapevole che Hamas a Gaza ha ancora un forte radicamento, e invischiarsi in una lotta casa per casa con il suo vicino potrebbe avere degli effetti nefasti nel medio-lungo termine. Primo fra tutti la gestione del vuoto politico che si verrebbe a creare: a Tel Aviv non sembrano disposti, almeno per ora, a gestire nuovamente la Striscia, e Fatah non è abbastanza radicata. Rimangono da un lato l’ipotesi Isis, o altrimenti la frammentazione del potere politico in capo ai gruppi minori presenti nella Striscia. Il risultato positivo, sempre a livello politico, per Israele non sembra quindi contemplato.

LA REAZIONE DI HAMAS – Dopo essersi vista rifiutare le proposte presentate per il cessate il fuoco, primi tra tutti la fine del blocco su Gaza e la gestione internazionale del porto, Hamas ha deciso di rilanciare anche di fronte all’avvio dell’attacco via terra di Israele. Fouzi Barhoum,  dirigente del movimento palestinese, ha affermato: «I nostri uomini sono pronti e hanno il morale molto alto e sono addestrati a compiere azioni senza precedenti contro gli occupanti».

DIVISIONI IN PALESTINA – Come ipotizzavamo in un precedente articolo, è ragionevole pensare che l’obiettivo principale di Israele sia  la rottura del governo di riconciliazione nato i primi giorni di giugno. Al momento, il risultato sembra in via di conseguimento. Abu Mazen si è posto, insieme con l’Egitto, come interlocutore per le trattative con Israele, con Hamas relegato nella parte di chi non vuole saperne. Con l’avvio dell’operazione di terra a Gaza però, Fatah si ritrova fuori dai giochi, almeno in prima persona. Hamas è sì isolata e divisa al suo interno, ma è l’unico interlocutore con cui Israele deve confrontarsi per uscire da questa situazione per via politica.

IL NUOVO RUOLO DELL’EGITTO – Di fondamentale importanza la posizione tenuta dall’Egitto. Il governo del premier Al-Sisi, dopo essersi posto  come mediatore, ha dato la colpa dei fallimenti diplomatici ad Hamas, trascurando le richieste che il movimento palestinese ha presentato al tavolo delle trattative. È chiaro che il nuovo governo guidato da Al-Sisi ha radicalmente cambiato la rotta politica disegnata dall’Egitto della Fratellanza Musulmana. Con Hamas, considerato il braccio palestinese del gruppo islamista egiziano, i rapporti sono ai minimi termini, mentre è più concreta una politica di avvicinamento con Israele, nei confronti del quale l’Egitto si pone ora come un interlocutore affidabile.

israeleE ORA? – E’ difficile prevedere quello che succederà in futuro. Israele ha sfidato Hamas ad una gara a chi alza di più il livello dello scontro, e a Gaza non si sono tirati indietro. L’immagine del “gioco del coniglio” – chicken game – quella gara automobilistica in cui vince chi sterza per ultimo che ha reso famoso il film Gioventù Bruciata, sembra calzare alla perfezione. Di fronte alle proposte di cessate il fuoco israeliane Hamas ha risposto chiedendo il rispetto delle proprie condizioni, facendo traballare quella posizione di predominanza senza la quale Israele non è disposto a trattare. Se Israele annuncia l’attacco via terra, Hamas risponde di essere in grado di vincere, costringendo, per così dire, Tel Aviv ad alzare l’asticella dello scontro. Ora Netanyahu rischia di andare ben oltre il suo obiettivo annunciato, costretto anche ad inseguire un’opinione pubblica che si stà spostando rapidamente verso la linea dettata dai falchi del suo stesso governo.

Carlo Perigli

@c_perigli

foto: ilmanifesto.info

 

 

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