Isis: l’eroica resistenza curda di cui nessuno parla

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Non sempre le gesta degli eroi e delle eroine vengono narrate come dovrebbero. Ad esempio, quello che sta succedendo in questi giorni un una zona del mondo lontana – ma non troppo – dall’Italia meriterebbe la massima attenzione di tutti. Invece a regnare sovrana è l’indifferenza. Compresa quella dei mezzi d’informazione.

RESISTENZA - Gli eroi in questione sono i curdi. Il coraggio che stanno mostrano è semplicemente indescrivibile. In Iraq ed in Siria stanno combattendo sul campo contro i tagliagole dell’Isis e, per adesso, stanno riuscendo a tenergli testa. I curdi iracheni, siriani e turchi stanno miracolosamente riuscendo a costruire una zona cuscinetto tra la Turchia e l’Isis. Tutti gli occidentali dovrebbero essergli profondamente grati, perché non stanno proteggendo soltanto le popolazioni locali, ma l’occidente intero. Il quale non è stato di grande aiuto. La coalizione guidata dagli Stati Uniti due giorni fa ha bombardato l’Isis presso la città di Kobane. Ma a rischiare la vita tutti i giorni sul terreno dove si stanno decidendo le sorti del mondo c’erano, ci sono e – si teme – ci saranno solo i curdi. A lungo derisi in quanto arretrati, i curdi sono ora sempre più visti come degli eroi da molti laici turchi liberali che sono in ansia per la terrificante marcia dell’Isis. Mentre l’occidente se ne sta a guardare, gli uomini curdi e le donne curde combattono fianco a fianco sui campi di battaglia. Quanti occidentali sarebbero disposti a fare lo stesso?

DONNE E UOMINI - Ma chi sono questi curdi che stanno eroicamente resistendo all’Isis e, stando a quanto riportato ieri da Firatnews.com, stanno respingendo gli attacchi alla città di Kobane addirittura da tre lati diversi? Un ruolo importantissimo lo sta avendo il PKK, cioè il partito dei lavoratori del Kurdistan. Per capire di che pasta sono fatti, è sufficiente ricordare che il 22 settembre il PKK ha diffuso un comunicato in cui chiedeva a tutti i curdi della Turchia di mobilitarsi: «Il giorno per la gloria e l’onore è arrivato. Non ci sono più limiti alla resistenza». Gli occidentali frasi del genere sono abituati a sentirle solo nei film. Ma non c’è solo il PKK. A battersi contro le bandiere nere dell’Isis c’è anche l’YPG, cioè il people’s protection units, e l’YPJ, l’unità di protezione delle donne. Già, perché a rischiare la pelle ci sono anche tante donne curde. Stupisce quindi, e non poco, ch le femministe italiane – in primis la presidentessa della Camera Laura Boldrini – non abbiano dedicato una sola parola alle donne curde che per la libertà stanno mettendo in gioco la loro vita. Anzi, la sacrificano proprio come dimostra la storia di una ragazza che ieri si è fatta saltare in aria accanto ad una postazione dei miliziani di Isis a est di Kobane.

Rudaw.net ha riportato la frase di un esponente dell’YPG secondo cui «ogni strada ed ogni casa sarà per loro una tomba». Loro, ovviamente, sono i combattenti dell’Isis. Se mai questa guerra dovesse finisse, anziché rendere omaggio al vincitore del premio nobel per la pace più guerrafondaio della storia – il Presidente degli Stati Uniti Obama – le popolazioni occidentali dovrebbero ringraziare il magnifico popolo curdo. E, come sarebbe giusto, dargli finalmente uno Stato in cui i curdi possano sentirsi a casa.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: twitter.com

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