Iran, la polizia uccide 15 manifestanti

Dopo la morte dell’ayatollah  Montazeri prosegue la protesta dell’onda verde contro il regime di Ahmadinejad, ma i pasdaran sparano sulla folla. Oltre 15 i morti

di Nicola Gilardi

Roma Dalle parole ai fatti. Era il 13 dicembre scorso quando la maggiore carica religiosa dell’Iran, l’ayatollah Khamenei, condannava gli oppositori politici, arrivando a dire che quel movimento dei manifestanti sarebbe stato «eliminato agli occhi della nazione». A quella dichiarazione è poi seguita la destituzione di Mousavi dall’ultima carica pubblica che rivestiva ed alcuni pensavano, sbagliando, che fosse addirittura stato arrestato.

4221042729_76fc1ef971Con la morte dell’ayatollah Montazeri, considerato un dissidente, i manifestanti hanno deciso di tornare nelle piazze. Proprio come nel dopo elezioni, il colore predominante è stato il verde. Molti sono stati gli scontri con la polizia ed ai giornalisti è stato diramato il divieto di filmare le manifestazioni cercando così di minimizzare l’evento. La protesta, però, ha preso la via della rete e attraverso Twitter e Facebook, migliaia di filmati hanno oltrepassato le maglie del regime arrivando in tutti i computer e le televisioni del mondo.

Gli scontri sono degenerati proprio in coincidenza della festa religiosa sciita dell’Ashura, nella quale la popolazione scende in piazza vestita di nero per commemorare il martirio di Hussein, nipote di Maometto.
I pasdaran hanno iniziato a sparare tra i manifestanti, uccidendo oltre 15 persone, tra le quali c’era anche il nipote dell’oppositore Mousavi. Molti soldati hanno però rifiutato di eseguire l’ordine di sparare, limitandosi a sparare in aria per disperdere i manifestanti.

4221343372_be167e3905La repressione è proseguita anche attraverso gli arresti. E’ stato fermato, infatti, Ebrahim Yazdi, una delle voci più critiche verso il regime che ha ricoperto il ruolo di vice-premier dopo la rivoluzione del 1979. A questo ha seguito l’irruzione nella sede della Fondazione Baran, dell’ex presidente riformista Khatami, nella quale sono stati arrestati due collaboratori e sequestrati molti documenti.

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Dagli Stati Uniti sono arrivate parole dure: «Condanniamo con forza la violenta ed iniqua soppressione di civili che cercano di esercitare i loro diritti universali in Iran» ha dichiarato Mike Hammer, portavoce del National Security Council.
Da un sito dell’opposizione, invece, è arrivata la dichiarazione di Karroubi: «Cosa è successo a questo sistema religioso che ordina l’uccisione di gente innocente durante il sacro giorno dell’Ashura? Perché un simile giorno santo non è rispettato dai governanti?» Intanto la rete dei cellulari è stata tagliata, l’accesso a molti siti internet interrotto e gli elicotteri continuano a sorvolare la città.

IRAN-POLITICS-OPPOSITION-DEMOLa situazione a Teheran resta critica, ma la protesta continua. Il governo islamico di Ahmadinejad è sotto pressione e dalla comunità internazionale arrivano dure condanne al suo operato. La popolazione è stanca delle repressioni e delle privazioni del regime, queste manifestazioni ne sono la prova. Nonostante le morti, come quella di Neda, diventata il simbolo della protesta, i cortei verdi continuano a manifestare e a sfidare il regime sperando, però, che la scia di sangue si interrompa.

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