La notte di iPhone 6: ma non era meglio n’abbonamento addò Natasha?

Di iPhone 6, notti all'addiaccio ai piedi del sacro totem adamitico e la non tanto ardua scelta tra touch screen e touch qualcos'altro

notte-iphone-6-fila-abbonamento-natasha

Tutti in fila per iPhone 6 (Twitter @NatashaHotaku89)

L’utilità di scrivere iPhone 6 in questa prima frase la impone giusto il SEO. Unita al fatto che, se vi parlassi di notti all’addiaccio su un marciapiede, file chilometriche, caffè (americani) e cornetti (surgelati) offerti ai sopravvissuti al mattino, culminati in scene di giubilo al varcare della fatidica soglia, vi potrebbe venire il giustificato dubbio che stiamo parlando di una reunion dei Queen con resurrezione di Freddie Mercury. O della coda al Louvre per uno scambio alla pari tra la Gioconda vestita e Belen come mamma l’ha fatta. Sissignori: per una cifra pari a – minimo – unmilionequattrocentoundicimilacinquecentoquarantuno delle care e vecchie (we miss u so much… ) lire, migliaia di italiani hanno passato la notte incolonnati di fronte a totem quadrati a vetri, recanti la sacra effige della mela morsicata. In attesa di donare fino a millecinquantanove gocce del proprio eurosangue al dio iPhone 6.

Steve, what a Job(s)

Colpe e meriti di tali degradazioni del genere umano sono ascrivibili al fu genio Steve Jobs, che ha preso la Apple dalle ceneri dei primi macchinosi ed irritanti Macintosh col mouse monopulsante e l’ha trasformata in una icona di stile. Dalle prestazioni universalmente riconosciute, ma col fascino (in)discreto di poter ostentare l’adamitico logo a mo’ di setta tecnologica. In principio a domicilio sugli iMac, poi a zonzo sugli iPod, infine su quel prolungamento implicito della mano chiamato iPhone.

Telefonino intelligente assurto al rango di oggetto del desiderio: prima per le imbattibili prestazioni, poi con gli irraggiungibili prezzi. Talmente irraggiungibili che orde di 15enni si infilano di nascosto alla Snai puntando la paghetta sull’under di Zeman e inventano 19 compleanni all’anno con le nonne, pur di poter mostrare di essere in grado di spendere cifre con cui in lire ci si garantiva un sogno a due ruote e il petting con la biondina di turno senza dover tenere d’occhio l’ultimo autobus.

Robottino rompiscatole

La concorrenza è stata inizialmente sbaragliata. Poi ha recuperato il passo, partendo dall’innegabile constatazione che si potevano offrire prodotti alla stessa altezza – se non migliori – anche vendendoli ad un terzo del prezzo di vendita degli iPhone, il cui costo può essere fino a 800 euro superiore rispetto al valore singoli componenti + costo lavoro. È  così che è iniziata la battaglia di Mordor tra il robottino di Mountain View e il frutto proibito di Cupertino. Android contro iOS ha regalato epici scontri 2.0 a distanza, in cui ad avere la meglio sono stati – almeno per un po’ – gli acquirenti. Una battaglia a colpi di app e di apparenze: il più bello, il più veloce, il più fluido, il meno laggoso. Ipnotizzata una buona fetta della popolazione mondiale, si è iniziato a farcire gli smartphone di stronzate in grado di soppiantare quel po’ di attività reali rimaste nella vita, senza ovviamente recare gli stessi vantaggi, ma aumentando costantemente il prezzo. Talvolta arrivando a dimenticare che gli smartphone dovevano essere smart, ma restavano pur sempre phone.

Android ha scelto di lasciar scegliere all’utente quanto vuole spendere e su che auto vuole salire: dalla Smart alla Pagani Huayra, passando per la Fiat 126 da truzzo col 4 cilindri della R1. Apple è la Rolls Royce: ha creato un mix di lusso ed alte prestazioni, puntando alla fidelizzazione perenne d’elite. Mediaticamente – dove per medio s’intende il quoziente intellettivo di chiunque vada a comprare anche solo una caffettiera al day one – se le file alla Caritas vengono superate da quelle per accaparrarsi un iPhone 6 senza neanche averlo visto dal vivo una volta, l’operazione fanboy acritico della Apple è senza dubbio riuscita. Samsung e annessi fanno anti-marketing e puntano l’indice sui ripensamenti di Cupertino e sulle flessibilità involontarie degli iPhone 6 per tirare acqua al proprio mulino e microchip alle proprie schede madri. Una guerra tra feudatari, con i vassalli che, risata dopo risata, rimpinguano ognuno le casse del castello del proprio dominus.

E Natasha?

Se siete arrivati fin qui, ci sono due opzioni. Per la prima non servono risposte, se non quelle che il genio di Luciano De Crescenzo e l’ironia di Benedetto Casillo hanno già adeguatamente fornito ormai 30 anni orsono in Così parlò Bellavista. Se invece siete il 15enne di cui sopra (e non solo, temiamo), allora vi starete ancora chiedendo chi è Natasha. Eccovi accontentati. In primis: cari applemaniaci da day one, non prendetevela per sfottò e insulti perché ve li meritate tutti. Godetevi (speriamo) il vostro nuovo telefonino guadagnato col sudore dell’altrui fronte. Ma fare una notte di fila per comprare l‘iPhone 6, resta un comportamento che palesa un’assuefazione tecnologica indegna, dall’homo sapiens a salire. L’iPhone 6 è cocaina multimediale. Sostituite termini e cifre nel video che segue: il risultato finale non ne uscirà per niente snaturato. E ora ditemi: mò, co’ ottucient’euro, è meglio ca t’accatti n’iPhone 6 o ti fai n’abbonamento completo addò Natasha?

Francesco Guarino
@fraguarino

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews