iPhone 5: nessuna favola per gli operai della produzione

Operai cinesi durante la produzione

Pochissimi giorni all’attesissimo lancio dell’iPhone 5, ma non mancano le polemiche, non solo relative alla sua tecnologia. Nell’occhio del mirino, oggi, le condizioni lavorative della manodopera relativa alla produzione. A parlare un giornalista cinese, Wang Yu, che facendosi passare per operaio ha trascorso ben dieci giorni all’interno di una delle fabbriche che lavorano per Apple, la Foxconn. Tale compagnia cinese, che produce per diverse aziende tra cui Apple, Microsoft, HP, Dell e altre, già a marzo era stata accusata per le condizioni degli operai, che vivevano in dormitori sporchi e affollati, facendo turni massacranti e con un salario davvero esiguo.

«Le condizioni dei lavoratori miglioreranno» avevano promesso a marzo i vertici della Foxconn. Ma a quanto pare le condizioni non sono assolutamente migliorate, secondo le parole del giornalista, che ha lavorato proprio sull’agognato iPhone 5.

Wang ha vissuto con gli operai, lavorando e soggiornando in fabbrica per verificare se le condizioni fossero realmente migliorate o meno. Ma le premesse dei suoi supervisori, erano del tutto sospette: Yu avrebbe dovuto assemblare la parte posteriore dello smartphone, e avrebbe dovuto vantarsi di produrre, in un turno di 10 ore, cinque assemblaggi al minuto. Ben 3000 al giorno!

Come mantenere lucidità con mestiere ripetitivo e che richiede una produzione così alta? Non a caso infatti, racconta Wang, prima di entrare nella fabbrica ha dovuto compilare un questionario al fine di valutare la sua salute mentale, e successivamente firmare un contratto per sollevare l’azienda da qualsiasi responsabilità, anche in relazione all’uso di componenti tossici.

Alla firma del contratto, l’azienda specificava di offrire benefit ai suoi lavoratori: piscine, palestre, biblioteca, eventi ricreativi. Peccato che cotanta generosità si sia rivelata poco attendibile: i servizi pubblicizzati, infatti, non funzionano e si riducono a una biblioteca e a una specie di festival settimanale.

Per rendere confortevole le ore di riposo, per gli operai è riservato un dormitorio affollato e con condizioni igieniche non raccomandabili: gli scarafaggi gironzolano tra i sacchi dell’immondizia e dentro gli armadi, in ambienti sprangati e con finestre sbarrate.

Prima di cominciare la produzione tutti i lavoratori devono effettuare una visita medica e un corso di formazione per imparare il mestiere: così è stato per Wang, che ha cominciato con un turno notturno senza mai potersi alzare. Ciò gli ha chiaramente causato dolori legati alla postura e alla meccanicità dei movimenti: «Dopo aver ripetuto la medesima azione per ore – scrive Wang – avevo un dolore terribile al collo e al braccio. Un nuovo assunto davanti a me era esausto e si è seduto per un momento. Il supervisore lo ha visto e l’ha punito obbligandolo a stare in piedi in un angolo per dieci minuti».

Quasi una stanza della tortura, lavori forzati e comportamenti da militare, quasi disumani. Dopo le rivelazioni del giornalista, l’azienda cinese si è impegnata ad approfondire le indagini sulle condizioni interne e sulla condotta dei supervisori. Impegno già preso mesi fa. Quando eravamo disposti a credere che davvero lo avrebbero fatto.

Ma l’iPhone 5 sta per uscire, e le richieste dei consumatori saranno elevate. Non si può rallentare la produzione. Vediamo a cosa porterà questa denuncia;  ma dopo la prima delusione viene difficile essere fiduciosi.

Benedetta Rutigliano

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