Io, Loro e Lara. La realtà di oggi secondo Carlo Verdone

L’ultima opera di Carlo Verdone porta in sala un film divertente ma anche pieno di spunti di riflessione. E su come è difficile il dialogo tra le persone nel nuovo millennio

di Adriano Ferrarato

Locandina

Roma. Il sacerdote missionario Padre Carlo Mascolo (Carlo Verdone) decide di fare ritorno dall’Africa, avvertendo una forte crisi nella sua vocazione spirituale. La scelta però si rivelerà particolarmente infelice, perché non appena giunto nella Capitale il povero prelato dovrà fare i conti con i suoi due fratelli (Marco Giallini e Anna Bonaiuto), in lotta continua contro il padre (Sergio Fiorentini), e una misteriosa ragazza proveniente dall’Est, Lara (Laura Chiatti).

Con “Io, loro e Lara”, Carlo Verdone torna ad indossare gli abiti pastorali (lo aveva già fatto in film come “Un sacco bello” , “Viaggi di nozze” e soprattutto con “Acqua e sapone”) in una pellicola che racconta le disavventure di un simpatico prete di fronte a tanti temi esistenziali della società di oggi: il nuovo modello di famiglia allargata, anziani vedovi che riscoprono l’amore, finanzieri  apparentemente rampanti e sani di mente ma erotomani e cocainomani, psicologi in grado di curare forse gli altri ma certamente non sé stessi.

E’ un film che la dice lunga sulla maturità che il grande regista, comico e autore romano ha raggiunto in tanti anni di lavoro sul set. Una crescita personale che lo ha portato a realizzare una sceneggiatura gradevole (pur con numerosi tempi morti e dialoghi troppo spesso statici) e facilmente comprensibile, dove a battute sagaci si alternano momenti di riflessione e spunti personali. Ribaltando anche una concezione ancora diffusa sul bigottismo degli uomini di Chiesa. “Noi preti siamo persone normali”, dice il personaggio di Don Carlo, che si mostra infatti, pur nel suo ruolo mai facile da gestire, aperto totalmente alla modernità e spesso indeciso su scelte quotidiane che coinvolgono il senso pratico insieme a quello spirituale.

Intorno al missionario ruota tutto un complesso universo di individui, che pur abitando a Roma riflettono le incertezze dell’intera generazione del nuovo millennio: la difficoltà di trovare l’amore, le famiglie che si separano, il problema della prostituzione e il fenomeno delle ragazze che guadagnano denaro spogliandosi su internet. E soprattutto un pesante attacco al brutto e triste fenomeno di uno svilimento dell’importanza delle parole che nega ogni tipo di comunicazione. Non a caso, il padre missionario avrà sempre enormi difficoltà a dialogare con gli altri, perennemente mal disposti e pieni di pregiudizi, nel loro acceso egoismo, ad accettare le ragioni di chiunque.

Carlo Verdone in una scena del film

Bravissimi gli attori, a partire da Sergio Fiorentini, che riesce davvero a rendere credibile l’immagine di un vecchio uomo innamorato della sua badante moldava e disposto a fare enormi sacrifici economici per farla felice. Ottime poi sono le caratterizzazioni di Marco Giallini, sempre sorpreso nello sniffare cocaina in ogni momento possibile e totalmente incapace di affrontare la sua frustrante realtà personale fallimentare, e quella di Anna Bonaiuto, che nel suo ruolo di psicologa mostra tutta la sua incapacità di arrivare al cuore delle persone e di sua figlia. Un applauso a parte merita Angela Finocchiaro, (anche lei interpreta una psicoterapeuta) la cui fragilità riuscirà addirittura a portarla a tentare di sedurre, contro ogni legge morale, proprio il sacerdote.

Laura Chiatti pone invece, con la sua Lara, il problema di una ragazza straniera che guadagna i soldi mostrando il suo corpo sul web e facendo la guida turistica pur di riportare a casa il suo figlioletto di cinque anni rimasto all’estero. E’ un’interpretazione sicuramente buona, ma manca di spessore e spesso rimane subordinata rispetto alla vivacità degli altri attori, non lasciando emergere le vere difficoltà che il suo copione comunque drammatico imporrebbe nella recitazione.

Nella proiezione emerge un senso malinconico, una nostalgia per il passato e delle vecchie abitudini, dove le persone  vivevano in modo più semplice senza perdere molte volte il controllo della ragione in nome del denaro o delle proprie paranoie. Verdone è stato davvero bravo a riproporre cinematograficamente tutto questo, in barba a numerosi esperti che lo vedono ormai incapace di gestire comico e drammatico dentro una stessa sceneggiatura, mostrando la realtà di tutti senza peli sulla lingua e con una umiltà artistica davvero senza precedenti. Ogni volta il suo cinema ha qualcosa da insegnarci.

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