Intesa Pdl-Lega Nord: un brindisi alla coerenza

intesa Pdl-Lega Nord

Silvio Berlusconi e Roberto Maroni

Roma – Si potrebbero alzare in cielo i calici e brindare in un clima di grande festa. Un brindisi accompagnato da un grido all’unisono rivolto all’alleanza ritrovata, ma soprattutto alla coerenza, che della politica è uno degli elementi fondanti. Quest’alleanza Pdl-Lega Nord, sancita ieri notte ad Arcore e confermata dalle parole dei due artefici di questo capolavoro, Silvio Berlusconi e Roberto Maroni, è il sinonimo perfetto di come gli ideali perseguiti possano essere accantonati per un fine superiore: la vittoria.

E se soltanto qualcuno si azzardasse a ricordare che, fino a qualche settimana precedente alla stipula di quest’accordo, le dichiarazioni, soprattutto sul fronte leghista, erano di tutt’altro tenore, un’improvvisa amnesia calerà in scena. Nulla di ciò è mai accaduto, mai messa in discussione una potenziale alleanza Pdl-Lega Nord, sono gli altri che ricordano male. E poi i precedenti storici parlano chiaro: la relazione d’amore tra la Lega Nord e Berlusconi va avanti interrottamente dal 1994 a oggi. Gli appellativi, sinonimi di grande stima, che Umberto Bossi rivolse al suo caro amico Berlusconi (mafioso di Arcore, riciclatore di soldi, suino, nazista), e quelli di quest’ultimo nei confronti del primo (dissociato mentale, ladro di voti, Wanna Marchi) sono soltanto il frutto della nostra fantasia.

Sembra doveroso, però, fare dei piccoli passi indietro, alla ricerca di quei segnali che confermavano un’imminente intesa fra i due partiti e screditare quanti, in preda alla pura follia, pensavano al contrario. Quattro giorni dopo la festa dell’Immacolata, il grande Maroni delizia gli utenti di Facebook con un bellissimo post sul proprio profilo: «La minaccia di far cadere le giunte di Veneto e Piemonte? Una barzelletta. Possibile sostegno della Lega a Monti. Idem. Ma chi è questo B?». Probabilmente il suo non era sarcasmo, semplicemente una vera domanda di curiosità: lui conosce Berlusconi, non un certo Mr. B. Tre mesi prima, al Berghem Fest, il segretario del Carroccio è ancora più esplicito nel sostenere una prossima alleanza Pdl-Lega Nord: «Non cedere niente delle nostre idee sul piano delle alleanze romane: basta, capitolo chiuso. Berlusconi è un amico, ma oggi dopo quello che è successo, l’appoggio del Pdl al governo Monti, ha senso che parliamo di una possibile alleanza? Io dico di no, la Lega si allea con la Lega, con i cittadini del nord».

Il culmine della vera coerenza, ma soprattutto la dimostrazione di perseguire i propri ideali fino alla morte, è rintracciabile in alcune sue dichiarazioni risalenti a fine agosto 2012. A una domanda posta a Maroni su una potenziale intesa con il Pdl, la sua risposta non lasciava spazio a fraintendimenti: «E’ una cosa che mi pare di aver già visto qualche anno fa, un déjà vu: noi siamo per il cambiamento, per il nuovo e guardiamo al futuro. Il futuro è ‘Prima il nord’, una Lega forza egemone che aggrega forze e non è aggregata». Si può proseguire, andando ancora a ritroso nel tempo, ma poi la giustificazione da servire sarebbe abbastanza ovvia: passano i mesi, molte cose possono cambiare, quindi anche le opinioni sulle persone. Gesto maturo quello di Maroni, che nel giro di qualche mese, forse per illuminazione divina o grazie a qualche sogno premonitore, si rende conto che la sua Lega Nord non è più quella di una volta. Probabile che anche la recente inchiesta della Procura di Roma, inerente ai presunti stipendi extra pagati agli esponenti del Carroccio in Parlamento, abbia fatto destare dal sonno il povero Maroni, che fino a qualche giorno prima era convinto (o molto più probabilmente voleva convincere) che la Lega Nord potesse intraprendere in solitaria la strada verso il rinnovamento.

intesa Pdl-Lega Nord

Giulio Tremonti e Angelino Alfano

«E’ un accordo che mi soddisfa molto, perché con quest’accordo posso ragionevolmente affermare che in Lombardia si vince. Dopo le elezioni daremo vita alla macro regione del Nord» afferma il segretario della Lega, tanto per rimarcare la sua coerenza con le dichiarazioni passate. In fin dei conti la politica è fatta di compromessi e allearsi con il Pdl per raggiungere quella fantomatica macro regione del Nord è un sacrificio più che accettabile. Per non parlare del grande progetto di trattenere tre quarti delle tasse in Lombardia: con quest’intesa non è più un’utopia. E tutto questo per chi ha sempre creduto nella Lega Nord (visto che molti sostenitori hanno preso bene la notizia), alla faccia dell’ex ministro Paolo Romani che dichiara, a riguardo, che su 150 miliardi dati allo Stato, la Lombardia attualmente ne riceve 107.

E che nessuno osi insinuare che Maroni abbia accettato quest’alleanza, recitando la parte del passivo. L’intesa Pdl-Lega Nord c’è stata, ma ad alcune condizioni chiare: Berlusconi sarà soltanto il leader della coalizione, ma non deve azzardarsi a presentarsi alla corsa per la presidenza del Consiglio. Quest’ultimo propone Angelino Alfano, il segretario del Carroccio,invece, a riguardo, è inamovibile: deve essere Giulio Tremonti. Probabilmente, sempre per quella legge della coerenza tanto cara ai vertici della Lega Nord, il candidato sarà proprio il Cavaliere. L’alternativa sarebbe Berlusconi ministro dell’Economia: nel giro di qualche mese l’Italia diventerebbe quel Paese dei balocchi che farebbe invidia a Collodi.

In fin dei conti, riprendendo il titolo di un libro scritto da Concita De Gregorio, questo è «un paese senza tempo», dove le parole non hanno importanza: «un giorno puoi dire t’odio, il giorno dopo t’amo; e non lo fai perché hai letto Catullo, al massimo perché hai visto Uomini e Donne della De Filippi».

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| vanityfair.it; liberoquotidiano.it;

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