Intesa Pd-Udc-Sel. Prende forma “il Polo della speranza”

Nichi Vendola e Pier Ferdinando Casini

Roma - «Io non trovo sconveniente l’ingresso trionfale di Casini nell’alleanza con il Pd. Dico solo: non chiamatelo centrosinistra». Con queste parole, rilasciate nemmeno un mese fa, il leader di Sel Nichi Vendola sembrava chiudere definitivamente un’alleanza con l’asse Pd-Udc.

In politica, però, è risaputo che non bisogna mai dare nulla per scontato: le carte in tavola possono cambiare in continuazione e spesso le motivazioni di fondo sono meno complesse di quanto si pensi.

Fatto sta che ieri Vendola è stato il protagonista indiscusso sulla scena politica, con un colpo di scena degno dei miglior film di fantapolitica. Dopo l’incontro avvenuto al Nazareno con Pierluigi Bersani, la coalizione del centrosinistra prende sempre più forma.

«Nasce il Polo della speranza» dichiara lo stesso Vendola quando esce dall’ufficio di Bersani.

I due, infatti, sembrano aver raggiunto un accordo su quella “carta degli intenti” che proprio due giorni fa il segretario del Pd aveva presentato ufficialmente.

Quello che ha stupito molti (soprattutto i sostenitori di Sel) è la sua apertura nei confronti di Pier Ferdinando Casini e il suo Udc. «Io non pongo veti a nessuno» dichiara il presidente di Sel, sottolineando che è ben accetto chiunque intenda ampliare gli orizzonti del centrosinistra con al centro i diritti sociali e civili. Un’apertura questa che in altre circostanze potrebbe anche avere una valenza costruttiva. Il senso di disorientamento, però, s’insinua nell’opinione pubblica quando si compie un piccolo sforzo di memoria, tornando a quel botta e risposta a distanza, avvenuto poche settimane fa, tra Casini e Vendola. Il primo tirò fuori dal cilindro una perla di saggezza sulle unioni omosessuali definendole «incivili», il secondo prontamente dichiarò: «Quando entra nel campo, per lui un po’ impervio, dei diritti civili, Casini usa un vocabolario violento. Evoca le nozioni di natura e civiltà in modo intellettualmente rozzo».

E per concludere la sua giornata di gloria, lo stesso Vendola chiude quasi definitivamente la sua collaborazione con Antonio Di Pietro, dispiaciuto della sua deriva «populista» e «propagandista»  che lo sta portando fuori strada.

Non si è fatta attendere la reazione, scarsamente solidale, dei sostenitori di Vendola e Sel. Tramite il web, sono in molti ad esternare disappunto e dispiacere per la scelta del presidente della Regione Puglia, sia di accettare una potenziale alleanza con l’Udc, sia per aver scaricato il leader dell’Idv. «Nichi da te non me l’aspettavo», «Vendola, ma lei vuole superare il liberismo e difendere i diritti civili con Casini?», «A questo punto non mi rimangono che due opzioni di voto: Grillo o Di Pietro», «Evidentemente ad essere di sinistra in questo Paese, si è condannati alla sofferenza in eterno», tanto per citare qualche critica comparsa sulla pagina Facebook e Twitter di Vendola.

Quest’ultimo è stato costretto a correre subito ai ripari e, nel pomeriggio, ha rilasciato altre dichiarazioni per cercare di recuperare quella credibilità persa nel giro di pochissime ore. «Penso sia molto difficile per me sentirmi alleato di Rocco Buttiglione e penso sia molto difficile per Rocco Buttiglione sentirsi mio alleato – dichiara il leader di Sel – ma non dirò “mai con Buttiglione, mai con Casini”». Per non rischiare che la sua scelta abbia un effetto boomerang, il politico barese riferisce della sua intenzione di candidarsi a quelle famose primarie (s’ipotizza un sistema a doppio turno come quello utilizzato in Francia) che il Pd da tanto tempo declama perché «ora il centrosinistra c’è». E conclude presentando il suo programma “È tempo di cambiare”, con la proposta del no alla legge Biagi, alla Bossi-Fini e alla Fini-Giovanardi; e il sì alla patrimoniale.

Nichi Vendola, Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro

Intanto due dei diretti interessati su questa vicenda, Casini e Di Pietro, hanno rilasciato le loro dichiarazioni. Con il primo che prende apparentemente le distanze da questa intesa Pd-Sel definendo l’atteggiamento di Vendola «un balletto» a cui non vuole prendere parte. Temporeggia, dunque, il leader dell’Udc: «Io organizzo la mia area, Pd e Sel la loro». Il tutto sembra far riferimento alla riforma elettorale, con un Casini che attende le mosse di Bersani in merito, ma anche quel che accade nel centrodestra, riguardo alla composizione dello schieramento di Silvio Berlusconi.

Il secondo, invece, non può che utilizzare parole dure nei confronti di Vendola che ha tradito il vero programma del centrosinistra, alludendo anche alla deposizione in Cassazione, proprio nella giornata di ieri, dei quattro referendum (due contro i privilegi dei partiti e due inerenti la riforma del lavoro) da parte dell’Idv.

Questa la situazione che si è creata nel giro di neanche ventiquattr’ore. Negli anni 70 si parlò di “compromesso storico”. Certo la situazione sia storica che politica era completamente differente rispetto a quella attuale, ma nel caso dovesse concretizzarsi questa coalizione Sel-Udc, il compromesso “storico” dovranno farlo gli elettori. In quanti sono pronti a questo potenziale sacrificio?

Giorgio Vischetti

foto|| data.kataweb.it; biagiocarrubba.it; freenewsonline.it

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