Intervista a Monica Marelli: fisica, giornalista e scrittrice milanese

Intervista a Monica Marelli, fisica, giornalista, scrittrice di libri per bambini e per adulti, con la fissa dell'astronomia e dei gatti

Monica Marelli (www.milanoreporter.it)

Monica Marelli (www.milanoreporter.it)

Lo scorso autunno abbiamo recensito il libro «Hanno taggato Biancaneve. C’era una volta… il web» all’interno della rubrica mensile di WakeUpNews «Un libro per piccoli lettori». Si tratta di un testo che, rivisitando in chiave 2.0 la classica fiaba, spiega ai bambini – e ai genitori – i vantaggi e le insidie di Internet e delle nuove tecnologie. Incuriositi dal testo, siamo andati a fare qualche ricerca su Internet: abbiamo scoperto che l’autrice, Monica Marelli, è una fisica che ama l’astronomia e i gatti. E anche scrivere, sia ai bambini e ai ragazzi che agli adulti. Così abbiamo deciso di intervistarla, perché il suo modo di “spiegare” la scienza ai bambini – e non solo – è veramente unico e consiste nell’utilizzo di parole conosciute e comprensibili per concetti  molto specialistici.

Monica Marelli è una fisica col pallino dell’astronomia: laureata in fisica all’Università di Pavia, oggi è giornalista pubblicista free lance e divulgatrice scientifica e scrive per diverse testate. È famosa in rete per il suo blog www.monicamarelli.com, nel quale parla di fisica, ma con parole e concetti semplicissimi. La prima cosa che viene in mente leggendo il suo curriculum è che avrà trovato molti ostacoli (soprattutto maschili) durante la sua carriera. È vero o è solo uno stereotipo?

Nessun ostacolo in realtà. Il mio mondo è quello dell’editoria, cioè libri e giornalismo, un ambiente in cui le donne sono numerose e occupano posti prestigiosi. Invece quando frequentavo la facoltà di fisica ricordo che i primi due anni eravamo circa uguali come distribuzione fra uomini e donne mentre alla laurea ci siamo arrivate davvero in poche. Questa “selezione” non è dovuta a incapacità o distrazione. Semplicemente capitava spesso che le donne, folgorate dall’amore durante gli studi,  si sposassero e scegliessero di dedicarsi alla famiglia. Oppure imbrigliate dai doveri familiari, dovessero farsi carico di genitori e dintorni. Mi chiedo se capita ancora così fra le giovani che studiano fisica oppure no.

Ha pubblicato numerosi libri per bambini e ragazzi che sembrerebbero puntare soprattutto alle ragazze: «La fisica del tacco 12», «La fisica delle ragazze»,  «Hanno taggato Biancaneve». Perché?

«La fisica del tacco 12», in cui racconto la fisica e la chimica che si incontrano facendo shopping, parla anche delle “ossessioni” maschili: cellulari ultimo modello, schermi tv sempre più grandi, ecc. quindi non è solo per donne. «Hanno taggato Biancaneve» è una rivisitazione 2.0 della celebre favola: la fanciulla manda sms e viene braccata dalla strega cattiva attraverso il web, ed è stato apprezzato molto anche dai bambini. «La fisica delle ragazze» può sembrare un titolo iper-femminile: in realtà è una storia in cui la narrativa si mescola alla scienza e i ragazzi, dopo averlo letto, mi hanno detto che si sono divertiti un sacco e che vorrebbero anche una “Fisica dei ragazzi”! In ogni caso non ne faccio una questione di genere: le ragazze leggono di più dei maschi e gli editori preferiscono puntare a loro.

Cosa l’ha spinta a scrivere di fisica attraverso libri per bambini, adolescenti e young adult? Negli adulti non ha trovato lo stesso interesse, la stessa curiosità?

Ho scritto anche libri per adulti, come «Sex&The Physics» (insieme al collega Emiliano Ricci) dove si parla della fisica e della chimica coinvolti durante il sesso e «All’Ufficio dell’Amor Perduto», un romanzo che parla di come una donna reagisce alla rottura del suo rapporto con un uomo che ama moltissimo. Amo scrivere per ogni tipo di pubblico: ho dovuto imparare a dosare, modificare la mia scrittura per le diverse tipologie di lettori grazie al mio lavoro di  giornalista freelance: se scrivo un pezzo per «Donna Moderna», devo adottare uno stile, se scrivo per i bambini delle elementari, devo seguirne un altro. E se scrivo per il mio blog, devo riuscire a farmi capire dal maggior numero di persone. Il comune denominatore è sempre lo stesso però: non un pubblico specialistico ma generico, curioso e attento. In altre parole: amo scrivere per l’ormai iconica casalinga di Voghera.

L'autrice, Monica Marelli

L’autrice, Monica Marelli

Parliamo di sperimentazione animale: di recente è stata accusata di essere una pro-test camuffata. Cioè che finge di essere contro la sperimentazione sugli animali. Secondo lei, perché la accusano?

Già, davvero esilarante. Mi hanno anche augurato di ammalarmi in modo da essere costretta ad assumere farmaci, ovviamente testati su animali. Forse certi dubbi sorgono  perché preferisco il confronto allo scontro e ho preso le distanze dalle frange estremiste: che senso ha spaccare un laboratorio o minacciare i ricercatori? L’arma più potente non è la spranga ma quello che è racchiuso dentro la scatola cranica: quindi facciamolo funzionare il cervello e apriamo un dialogo. O forse perché non mi presento “marcata” da alcuna associazione animalista, nonostante io pensi che un bruco o  un topo o una qualsiasi altra forma di vita abbia il diritto di calpestare in pace – predatori naturali permettendo – questo pianeta.  Oppure  perché certa gente ha una vita così noiosa da dover cercare complotti e finzioni ovunque per un brivido di eccitazione.

Da qualche parte ho letto che secondo lei «scrivere serve a mettere ordine nel caos della realtà». È per questo che scrive?

L’ho detto per la presentazione del mio corso di scrittura emozionale. In realtà è lo studio della fisica che mi aiuta a mettere ordine in questa realtà: leggere o scrivere  un libro di fisica per me è come assumere un ansiolitico. È così confortante vedere come la Natura segua le leggi della fisica, o meglio, è le leggi della fisica. Scrivere, trasformare i pensieri in parole invece è un atto potente che illumina la mente: è prendere le cose che abbiamo nel cuore e ordinarle sulla carta, almeno un po’, almeno quel tanto che basta per vederci un po’ più chiaro. Spesso funziona.

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

 

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