INTERVISTA – I KamchatKa!, l’ omaggio al grunge con un rock tutto italiano

I KamchatKa!

Premessa: difficilmente si ascolta qualcosa di simile  nelle nuove band italiane, sia per la profondità dei testi che per la qualità e l’armonia  del suono. Parliamo dei KamchatKa! con il loro ultimo lavoro, Il mio Nirvana, chiarissimo omaggio (a vent’anni dall’uscita di Nervermind dei Nirvana),  al movimento grunge.

La band, romana e nata nell’agosto del 2007, è composta da  Alessandro Lepre Gnerre (chitarra e voce), Manuel Tevar Sanguigni (basso e cori) e Andrea “Capel” Bucci (batteria e cori). Il gruppo si prefigge l’obiettivo ambizioso, aggiungeremmo raggiunto,  di mescolare un sound indie rock con testi in italiano, di grande spessore.

Tra febbraio e marzo 2008, i KamchatKa! registrano il loro primo EP che comprende tre brani. L’esordio live risale a marzo dello stesso anno, al Jailbreak di Roma. Nel  2009 il gruppo  registra il brano  Generazione Sterile, accompagnato da un  videoclip. L’anno successivo e durante tutto il 2011, la band suona live a Roma e nel Lazio coinvolgendo un grande pubblico.

Il Mio Nirvana è il titolo del loro cd d’esordio e del singolo che anticipa l’uscita dell’album, lo scorso venerdì 7 ottobre, prodotto da KiuKiu/Bandcamp.  Oltre alla band di Cobain, tra i meastri del rock alternativo di ispirazione per la band emergente, anche i Pearl Jam,  Alice in Chains, Dinosaur Jr., Temple of the Dog, Screaming Trees , Green River, Mother Love Bone, Mudhoney,  Sonic Youth,  e Soundgarden.

Le tracce dell’album sono 9:  Il mio Nirvana,  L’ultimo incanto,  Piup, Addio miei falsi dei,  Alla continua ricerca di un equilibrio, Strega, Weiss, Lo scontro finale, Un’altra vittima e una ghost track, Lettera dal Nirvana, tutti i rimpianti adolescenziali di un ragazzo che scrive dal suo Nirvana.

D: Che ricordo portate degli anni ’90?

R: Eravamo piccoli. Quando è morto Kobain avevamo tra gli 8 e i 9 anni. Nel loro complesso rappresentano quindi il passaggio dall’innocenza fanciullesca  alla ribellione adolescenziale. Chi in questo percorso si è avvicinato prima al grunge è stato Capel, il batterista, che ha iniziato a suonare prestissimo anche cover dei NirvanaIo (Ale), invece, ho scoperto gli anni ’90 da un punto di vista musicale solo dopo, ma sono riuscito a rifarmi con i live. Almeno 7 band di quelle “citate” ne Il mio Nirvana sono riuscito a sentirle dal vivo.

D: Quali sono “i falsi dei” per voi?

R: I “falsi dei” sono i falsi valori imposti dalla società in cui viviamo, le illusioni che ci fanno credere che questo sia il migliore dei mondi possibili e ci tengono immobilizzati e assuefatti.

D: Avete un pubblico molto caloroso che vi sostiene, secondo voi oggi dove si respira ancora lo spirito grunge?

R: Lo spirito grunge si respira nelle cantine, nei box e nella voglia di suonare di quei ragazzi che sfogano così la loro rabbia. E poi lo spirito grunge lo si ritrova anche in chi scende in piazza per dire che le cose non vanno.

D: “Siamo figli della stessa verità”  cantate in Strega,  ma qual è la verità dei KamchatKa!?

R: La verità ha un valore spirituale, è la ragione per cui siamo al mondo. È un ammasso di senso che inseguiamo per tutta la vita. Soltanto tramite la sensibilità data dall’Arte, ogni tanto ci sentiamo sollevati e sono quei momenti in cui la verità si mostra davanti a noi.

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D: Avete dato un tributo al genere grunge a vent’anni da Nevermind dei Nirvana,  rimpiangete qualcosa di quegli anni, musica a parte ?

R: Rispetto ad oggi era ancora un po’ tutto più a misura d’uomo, ma questo forse è il morbo del “Ai miei tempi si stava meglio”, per cui si tende sempre a mitizzare il passato. In realtà eravamo troppo giovani per poter rimpiangere qualcosa se non proprio la nostra condizione di giovani e quindi la spensieratezza di quegli anni.

D: Cosa avrebbe scritto nella lettera dal Nirvana nella ghost track quel ragazzo?

R: Si tratta di una lettera scritta da un ragazzo, prematuramente scomparso,  combattendo per i suoi ideali, che racconta della sua condizione quando era in vita. Lo fa da quel Nirvana, tanto sognato in vita. È la chiusura del cerchio.

D:  Come mai la scelta (apprezzata tra l’altro) di  cantare in italiano?

R: L’italiano è una sfida. Ti permette di esprimere nel modo migliore quello che vuoi dire, ma allo stesso tempo ti costringe ad uscire allo scoperto. Tutti capiscono quello che dici e metti a nudo i tuoi sentimenti, le tue paure, i tuoi sogni.

D: In Piup definite l’innamoramento come “due comete che non si fermeranno mai nell’universo senza età”. Il vostro è un bel connubio tra un sound indie rock e testi intensi e mai banali. Da dove provengono le parole?

R:Di base i testi nascono da stati d’animo. Cerchiamo di dare voci alle emozioni positive e negative del momento o a condizioni esistenziali. Fino ad ora non abbiamo seguito un filo logico nello scrivere i testi, abbiamo semplicemente dato sfogo a noi stessi. Penso che più avanti proveremo, invece, ad affrontare delle tematiche più precise.

D: Al contrario del titolo Generazione sterile ha un taglio meno malinconico e più energico,  rappresenta un inno alla libertà ed al risveglio da “un sistema che vuole farci suoi”. Contate molti fan anche nelle nuove generazioni? Cosa pensate dei nuovi adolescenti?

R: Generazione sterile é nata in seguito all’entusiasmo che sentivamo verso il movimento dell’Onda nel 2008.
Ale (cantante): in quel momento vivevo a New York e non riuscivo a farmi andare giù che mentre io me ne stavo dall’altra parte del mondo, in Italia finalmente il movimento studentesco avesse alzato la voce. Volevo esserci. Così scrissi questo testo per dare un piccolissimo contributo al movimento, non potendo partecipare fisicamente alle manifestazioni. Questo perché io credo ancora nel potere rivoluzionario della musica. In realtà i nostri fan sono per lo più nostri coetanei. Noi crediamo nei nuovi adolescenti, sono i nostri fratelli minori e, nel nostro piccolo, vorremmo dar loro una mano a crescere liberi.

D: I vostri prossimi progetti?

R: Nell’immediato c’è un tour per l’Italia. Stiamo cercando date, quindi se qualcuno ci vuole si faccia sentire. Per il resto abbiamo già fatto la pre-produzione di 6 pezzi nuovi, quindi contiamo di far uscire un nuovo disco l’anno prossimo!

Clelia Moscariello


Foto | http://paperstreet.ithttp://userserve-ak.last.fm

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