Intervista Civati: ‘L’unico cool che vedo è il cul de sac’. Delusione Pd AUDIO

Pippo Civati assemblea pd su modifica statuto

Pippo Civati

Prima la decisione (discutibile) di fissare le primarie del Pd l’8 dicembre, poi un’assemblea sciolta in anticipo a causa delle spaccature sulle modifiche allo statuto. Altro che partito cool, per dirla alla Renzi. «L’unico cool che vedo è il ‘cul de sac’» ironizza Pippo Civati raggiunto al telefono poco dopo la conclusione forzata dei lavori.

Il Partito democratico rischia dunque di saltare sulle modifiche allo statuto per mancanza di accordi. È stato lo stesso segretario Guglielmo Epifani a sollevare il caso quorum: «La commissione propone di ritirare le modifiche allo statuto anche perché non c’è una maggioranza qualificata». Tuti a casa, dunque. La decisione passerà alla Direzione.

Chi spera ancora in un Pd forte, deciso e unito, dovrà aspettare. Per capire gli umori all’interno del Pd abbiamo sentito Civati, uno dei candidati alla segreteria del partito, che non nasconde ancora una volta la sua amarezza. «Epifani e questo gruppo dirigente continua a deludere» ha sottolineato Civati, tornando a chiedere che il congresso inizi subito, anche senza le modifiche allo statuto ma com le regole già esistenti.

 

Civati, l’assemblea del Pd oggi spaccata e situazione di stallo sulle regole. Al congresso dell’8 dicembre potrebbe ancora resistere il “vecchio statuto”. Questo Pd non ce la fa proprio a mettersi d’accordo?

Il Pd non dovrà cambiare le regole. Dovevamo andare al congresso a giugno invece hanno voluto costruire un percorso di quattro mesi per cambiare queste regole, pur sapendo che sarebbe stato difficile avere il numero legale e costringendoci ad un ennesimo passo falso, come quello di stamattina. Una storia che si ripete.

Domanda retorica ma necessaria: non pensa che questa continua spaccatura all’interno del partito democratico possa portare gli elettori a dubitare del partito stesso, a vivere in una perenne confusione e un totale disincanto politico?

Si, per questo speravo che oggi si dicesse la parola fine o, meglio, la parola inizio. Molta disaffezione, disincanto, molta preoccupazione e questo non farà altro che aumentarla invece che diminuirla.

Prendiamo la sfera di cristallo e vediamo che Pippo Civati sarà il prossimo segretario del Pd. Quali saranno i concreti cambiamenti che da segretario apporterebbe al Partito Democratico ?

Non ci sarebbe nessuno di quelli che finora hanno diretto questi mirabolanti capolavori. Ci sarebbe una selezione rigorosa  dei gruppo dirigenti. Ci sarebbe la voglia di ricostruire un centrosinistra anche con Sel in un soggetto politico unico, rapporto con la sinistra costituzionale di Rodotà, e il tentativo di recuperare i 4milioni di voti andati ai 5 Stelle e i voti di chi non si è recato più alle urne.

Tornando al congresso dell’8 dicembre, Davide Faraone su Twitter dice che solo i “culi di pietra” del partito andranno a votare. Secondo Civati chi sono questi culi?

Matteo-Renzi1

Matteo Renzi

Qui tra cool e culi si continuano a dire scemenze. Non ci riduciamo a queste cose. L’8 dicembre andranno a votare tutti quelli che riusciremo a coinvolgere.

Un salto in casa Pdl, Alfano ha dichiarato che la data del congresso del Pd in rapporto alla rifondazione di Forza Italia è una noia mortale. “Discutono sulla data del congresso, sulle regole, una roba da far addormentare anche dopo dieci caffè’. Lei come risponde?

Oggi abbiamo dato la possibilità ad Alfano di dire queste cose dopodiché il suo metodo che è quello di avere un capo assoluto e il congresso per loro è solo cambiare la sede con marmi e bandiere ci sarà una via di mezzo, che è quello che cerco io. Rinnovare il partito in maniera trasparente e comprensibile.

Si può dire che la mossa Epifani segretario si sta rivelando deludente?

Si, non solo Epifani ma questo gruppo dirigente continua a deludere. Dispiace dirlo ma è così.

A proposito di un Pd senza appeal, l’ultima boutade di Renzi, che vuole un partito ‘cool’ ha scatenato le ironie dei militanti, per non parlare di quelle sul web. Ma vede Renzi come un avversario all’interno del partito piuttosto che un alleato?

L’unico cool che vedo è il “cul de sac”, se posso essere sincero. Se non usciamo da questo dibattito o slogan non andiamo da nessuna parte. Non sono contro nessuno ma sono per portare una dimensione del PD che ad oggi non c’è. Le chiacchiere servono ma se non c’è una sostanza, un’organizzazione, una linea politica o uno spirito nuovo non basta un leader. È questo il messaggio che dò a Renzi e a tutti.

Matteo Renzi che oggi va via dall’assemblea braccato dai giornalisti, senza voler lasciare alcuna dichiarazione e talmente di fretta da dimenticare il portafogli: un commento.

Ha dimenticato il portafogli? (sorride) Beh che dire, io sono rimasto fino alla fine perché è questo che bisognerebbe fare. Poi si spera anche che finiscano in un altro modo.

Un’ultima domanda: assistendo ai dibattiti televisivi nei vari talk show politici esce fuori molto spesso un’immagine piuttosto misera della politica italiana. A confermarlo gli ascolti in discesa di questi programmi. Lei è convinto che partecipare a questi confronti in tv sia davvero necessario e costruttivo per chi guarda da casa?

Bisogna cambiare molto ma non è colpa della tv. È un problema politico. Ci sono le larghe intese e gli esponenti che vanno a questi talk show stanno insieme ma discutono i modo surreale.

Intervista di Gian Piero Bruno

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