Intervista a Cisco Bellotti, ex Modena City Ramblers: ‘Non mi interessa cosa va di moda’

L'ex frontman dei Modena City Ramblers Cisco Bellotti si racconta: nuovo disco, politica, migranti e quella voglia di viaggiare con Federico Buffa...

Cisco

«Sono un incontentabile curioso». Così Stefano “Cisco” Bellotti dipinge sé stesso. L’ex front-man dei Modena City Ramblers è al quarto disco da solista, Matrimoni e Funerali è uscito il 3 marzo di quest’anno, e ci ha concesso un’intervista a tutto tondo svariando dalla musica all’attualità.

Un lungo percorso fatto di viaggi, persone e storie che inizia nel 1992 con l’incontro casuale con gli appena formati Modena City Ramblers e porta a collaborazioni importanti come Deep Purple, Guccini, Manu Chao e Goran Bregovic. Cosa ritieni abbia fatto la vostra fortuna?

«Penso sia stata la voglia di esprimere il nostro pensiero sulla società e sul mondo, infatti la parte socio-politica della nostra musica è stata determinante. In più il caso ha voluto che quella fiamma che ardeva dentro di noi della cultura Irlandese, quel modo di far musica in maniera genuina e istintiva, era una fiamma che circolava in giro in cui la gente si è riconosciuta. Rispetto al rock più pomposo che circolava sul finire degli anni ’80 eravamo una band fresca che sbaragliava le carte e rimetteva in gioco un po’ tutto, siamo andati incontro alla gente stufa degli atteggiamenti da rockstar».

 Quali canzoni tracciano la tua storia con i Modena?

«La canzone che indubbiamente rappresenta quel periodo è la nostra versione di Bella ciao, con questa sono nati i Modena City Ramblers che conosciamo. Una chiave di volta che ci ha permesso di attingere alla tradizione popolare e trasporla nella modernità. Questo ci ha spinto ad essere conosciuti anche nel mondo fino alla Grecia, che qualche mese fa cantava la nostra rielaborazione dopo l’elezione di Syriza. Ma è anche un fardello, perché abbiamo riproposto un pezzo importante e la gente se lo aspetta sempre, magari anche preferendola a qualcosa scritto da noi. Parallelamente, alla fine della mia carriera con i Modena, altri pezzi importanti sono I cento passi, che raccontano la storia di Peppino Impastato, un evergreen come direbbe la SIAE, oppure Ebano che ha chiuso quel percorso. Comunque certe canzoni rimarranno sempre attuali come Quarant’anni, scritta sul finire del ’92 in un paese che stava cambiando. Noi stessi ritenevamo che sarebbe diventata vecchia nel giro di un paio d’anni ma non è stato così. Purtroppo l’attualità di queste canzoni dopo tanto tempo è una debolezza di questo paese».

 Gli album da solista (“La lunga notte”, “Il mulo” e “Fuori i secondi”) a partire dal 2006 hanno dipinto un personaggio. Ti ritrovi in alcuni delle storie che hai raccontato come Dorando Pietri, Augusto Daolio o Antonio Ligabue?

«Senza fare paragoni mi ritengo un personaggio fuori dagli schemi, difficile da inquadrare. Non a caso difficilmente si parla di Cisco quando si fa una lista di cantautori italiani, preferendo alcuni superalternativi-indie, magari bravissimi, che però durano il tempo di un disco. Sono uno per conto mio, non mi interessa cosa va di moda, mi preme raccontare qualcosa. La triade dei dischi da solista è nata per raccontare un “io” nella collettività dopo che per anni avevamo parlato di una collettività senza volto che erano i Modena. Volevo raccontarne l’unicità di uno sguardo, le storie particolari, quei 3 dischi raccontano questo percorso».

Matrimoni e Funerali

Matrimoni e Funerali

Il 3 Marzo è uscito Matrimoni e Funerali, come nasce quest’album? A quale esigenza risponde?

«Chiudo una fase più intimista mettendomi in gioco in maniera diversa. Con Matrimoni e Funerali apro un nuovo cammino usando altri linguaggi meno politicamente corretti, più ironici e magari dissacranti. Volevo quasi infastidire le persone che conoscono Cisco per quello che ha fatto e che danno per scontato alcune cose. Volevo che il disco non potesse essere considerato la solita roba. Quando sono partito a scrivere le canzoni, o prima ancora dal progetto ben chiaro che avevo in mente, mi sono detto di dover dire qualcosa che non si aspettavano da me. Nulla che potesse essere riportato al passato. Un lavoro duro con Giovanni Rubbiani e il grande Kaba Arcangelo Cavazzuti che hanno scritto con me l’album. Ha aperto un nuovo modo di lavorare a cui non rinuncerò. Non farò mai un disco ogni anno per mantenere una visibilità costante, non mi do scadenze, non è ciò che mi interessa, suono a prescindere dal disco nuovo».

Un disco con canzoni anche forti come Cenere alla Cenere, un pezzo sorprendente per la storia di Cisco è Soltanto per te.

«È nato come canzone d’amore, che peraltro non sono mai stato capace di scrivere. È diventato una descrizione della figura del Dio che per noi ha voluto una determinata vita. Mi sono spostato sui doppi sensi, sulla creazione, sulla visione dell’umanità del Dio cristiano. Il ritornello che dice «fece il mondo lo creò piatto e lo mise al centro dell’universo», dipinge un Dio fallace che a un tratto si accorge di aver sbagliato. Ho giocato sui significati, un modo di fare che vorrei approfondire in futuro, l’uso dell’ironia per toccare anche situazioni scottanti».

 Passando all’attualità e tenendo conto del costante interesse per le tematiche socio-politiche, come valuti la situazione italiana?

«Il mio pensiero è ben espresso nelle righe iniziali di Sangue, sudore e merda dell’ultimo album. Non ho bisogno di politici-comici, non ho bisogno di comici-politici. Non ho bisogno di nuove dottrine, nuovi messia o profeti mediaticiApprezzo le persone che non andranno mai in prima pagina, quelle che non amano apparire e non alzano la voce per sbraitare contro chiunque. A partire da Salvini, Renzi o Beppe Grillo che ho anche amato come comico. Quando però ha deciso di diventare il messia mediatico e salvatore del paese ha cominciato a pestare grandi merde; non solo, ha anche lasciato un vuoto enorme nella comicità di quel genere, e per me questo è un torto maggiore. Ci sarà gente in gamba con bellissime idee nel Movimento 5 Stelle, come nel Pd o magari in Sel – poi mi fermo lì perché rischierei troppo. Tuttavia a 46 anni ho imparato a non dar per scontato che le buone idee vengano da una sola parte. Una volta ragionavo in termini di buoni e cattivi, ora ho visto tanti cattivi dalla nostra parte e di certo non perché l’altra parte è piena di buoni».

CiscoIn “Ebano” hai già affrontato la questione migranti ma ora la situazione è particolarmente difficile.

«È un argomento enorme di cui in pochi dovrebbero parlare, la gente si riempie la bocca senza sapere. C’è chi sostiene di dover bloccare le frontiere in faccia a persone disperate che sono disposte a tutto, perfino a morire, per lasciare le loro terre e costruirsi un futuro in Italia, Europa, America o Asia. È una questione molto più grossa di noi, e non siamo noi a poterla controllare dato che possono farlo solo loro che vogliono partire. Il fatto che noi non capiamo questa cosa vuol dire che ancora non abbiamo capito la portata del fenomeno. Supera la nostra volontà e le nostre possibilità. Quando capiremo che siamo tutti su quel barcone che sta affondando, che siamo in quel pianeta che sta andando a rotoli, cambieremo modo di ragionare e agire anche a livello umanitario, sociale e strutturale. In ogni situazione vanno eliminate le barriere che di per sé invitano la gente a tentare di superarle dato che non possono fermarsi dove sono. Eliminandole elimineremo lo sfruttamento e le situazione umane disastrose. Fino ad allora sono tutti palliativi per indirizzare l’opinione pubblica, quindi voti elettorali, sia da parte dei “buoni” che dei “cattivi”».

 Anche in Europa si affrontano grandi difficoltà. Cosa pensi della Grecia?

«Non ho mai parlato della crisi con un greco per cui ignoro quale sia la situazione reale. Io credo che siamo cittadini del mondo, solo per ora europei, e dovremmo muoverci verso tale indirizzo. Costruire grandi sistemi dove riconoscersi non favorire piccole unità come fatto finora. Ad esempio mi dà fastidio la Svizzera e il fatto che per andare in Francia o in Germania a volte devo passare per la Svizzera e superare dei confini. Fosse per me la dividerei un po’ in Francia, un po’ in Germania e il Canton Ticino all’Italia e avrebbero finito di rompere i coglioni. Vorrei vedere un paese unito da un unico modo di pensare e affrontare i problemi più grandi di noi insieme. Una buona visione mondiale risolverebbe i problemi dei singoli paesi».

cisco-bellotti

 Negli anni hai mostrato particolare interesse per l’area sudamericana. Come vedi la distensione tra Cuba e gli Stati Uniti ma anche con il Vaticano?

«Tutto ciò che va a stemperare gli animi è positivo. Sul Vaticano però non mi esprimo, è un pensiero che tengo per me. Spero si smetta con l’anti-castrismo populista Americano dando modo alla società cubana di crescere, aggiornarsi perché ha grandi potenzialità poggiando su grandi valori. È una svolta che trasformerà un sistema esistente rendendolo esportabile nel mondo. Hanno sviluppato nonostante le difficoltà dei sistemi importanti, dalla sanità all’educazione, senza però dimenticare la follia del calpestare i diritti umani negli anni ’80 con la persecuzione degli omosessuali».

 Il viaggio è un tuo tema ricorrente, quale sarà il prossimo?

«Da qualche anno vorrei conoscere approfonditamente gli Usa, un paese da cui mi sono sempre mantenuto distante. Ora avverto che mi manca qualcosa, vorrei visitarlo approfonditamente non andare a fare shopping a Manhattan. Attraversare gli Stati Uniti coast-to-coast toccando realtà disparate e paesi diversi, avrei anche pensato a un compagno di viaggio perfetto cioè Federico Buffa. Oppure un italiano che conosca bene quella cultura che mi mostri quello che non ho mai visto. Ho sempre amato il Sud del mondo, ho visitato il Nord quand’ero giovane e sono stato attratto dall’Est; ho mantenuto delle remore nei confronti degli Usa ma ora vorrei abbattere anche questa barriera».

Francesco Malfetano
@FraMalfetano

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