Intervista a Luca Bussoletti. Nuovo disco e impegno sociale

 

Copertina del disco

 

Intervistiamo Luca Bussoletti. Il Cantacronache è il nuovo cd del cantautore romano,  distribuito come abbinamento editoriale con Il Fatto Quotidiano dal 24 maggio, i  cui ricavati  verranno devoluti ad Amnesty International. Luca Bussoletti proviene  dalla realtà underground e per la canzone del film Tutti giù per aria, si è aggiudicato le targhe del PIVI al M.E.I, del Premio Mauro Carratta e del Tam Tam Digifest. Alla pellicola, autoprodotta dai cassaintegrati Alitalia e diretta da Francesco Cordio, hanno partecipato Dario Fo e Ascanio Celestini ed il film è stato scelto per essere proiettato alla Biennale di Venezia. Editori Riuniti l’ha distribuito in allegato al libro L’aereo di carta.

L’album È soltanto un salto nel vuoto, prodotto da Josè Fiorilli (attuale tastierista di Ligabue) ha fatto vincere a Bussoletti  il Premio Lunezia e la Targa Siae Premio Pigro in memoria di Ivan Graziani.  Luca ha suonato oltre 200 concerti in tre anni

Nel 2008, ha pubblicato due singoli (Mostri e L’uomo di vetro 2.0) e duettato con  Piotta. La capacità di questo artista sta nel saper raccontare fiabe moderne, il cui tema è quasi sempre relativo al sociale. Nelle canzoni di Luca Bussoletti  si affrontano temi importanti: si parla di mine anti-uomo, di una generazione che non cresce mai, della cassa integrazione, sempre con un sound che oscilla  tra il rock, il pop e il cantautorato e mediante l’aiuto di parole semplici che tuttavia hanno la capacità di arrivare dritte al bersaglio. Insomma, una critica positiva ma costante che non vuole rassegnarsi alle ingiustizie e che utilizza la musica anche come strumento per comunicare valori importanti. Secondo il premio Nobel Dario Fo, “Spesso si dice che i ragazzi siano bamboccioni e invece hanno grande sensibilità sociale come le belle canzoni di Luca Bussoletti dimostrano”. Nel brano A Solo Un Metro, il cui tema è il pericolo delle mine anti-uomo, il drammaturgo Dario Fo duetta con Luca Bussoletti.

D: Sei laureato in Scienze della Comunicazione e, attraverso una musica fruibile, utilizzi spesso parole pungenti verso le ingiustizie che accadono nel nostro paese. Non solo, sei anche un giornalista pubblicista. Ti senti davvero un “cantacronache”? Che significato assume per te questo termine? Una volta esisteva il canta fiabe

R: Il Cantacronache è il nome di un gruppo di musicisti, letterati e poeti, nato a Torino nel 1957 per valorizzare il mondo della canzone attraverso l’impegno sociale. Si tratta degli albori dei cantautori italiani ed io volevo risalire alla matrice della mia natura. Ti riporto quello che dice Umberto Eco a riguardo: « Se non ci fossero stati i Cantacronache e quindi se non ci fosse stata anche l’azione poi prolungata, oltre che dai Cantacronache, da Michele L. Straniero, la storia della canzone italiana sarebbe stata diversa. Poi, Michele non è stato famoso come De André o Guccini, ma dietro questa rivoluzione c’è stata l’opera di Michele: questo vorrei ricordare »

D: “Tutta questa sindrome di Peter Pan è una gabbia d’oro della società”. Pensi che la nostra generazione sia stata condannata alla sindrome di Peter Pan? A chi hai dedicato questa canzone?

R: La sindrome di Peter Pan, di cui citi un verso, è un grido d’aiuto più che una dedica. Non m’interessa capire se è colpa dei giovani accusati di essere pigri o degli adulti che non mollano con piacere le loro posizioni. Vorrei che l’attenzione sia invece data solo al fatto che stiamo male e qualcosa si deve fare per andare avanti.

D: Le tue canzoni si possono definire un po’ favole moderne, dell’attualità. Non risparmi nessuno… speri che in fondo ci possa essere un lieto fine anche nelle situazioni sociali che descrivi?

R: Non solo lo spero, lo credo. Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e se canto di determinate situazioni è perché credo possa aiutare a trovare una soluzione. Se pensassi il contrario non perderei tempo a scrivere canzoni.

D: Nei testi delle tue canzoni ci sono strofe come: “Tutti quanti in ferie dalla dignità”, Siamo un aeroplano di carta da cui il pilota è sceso”,  “il 30% delle vittime delle mine anti-uomo sono bambini”,  “Se nella politica non c’è realtà, cerco la mia logica un po’ più in là…infatti vado a spazzo col mio cane, saluto chi sta dietro alle persiane per chi ha paura di sentirsi vivo… e non mi importa dove arrivo”, ma poi concludi nella canzone “A spasso col mio cane” con “c’è traffico nel mondo… un traffico stupendo”. Quindi un messaggio positivo tutto sommato?

R: Come ti dicevo prima, analizzare una situazione che non va bene e dirlo chiaramente non vuol dire pensare per forza negativamente. “C’è traffico nel mondo, un traffico stupendo” è esattamente la chiave di lettura di tutto l’album.

D: Annoveri molte collaborazioni. Com’è stato duettare con Tommaso Zanello , il “Piotta”, con “L’uomo di vetro 2.0”?

R: Molto divertente perché apparentemente i nostri due mondi sono molto lontani. In realtà la musica è linkata più di una pagina web e i linguaggi si fondono sempre in modo interessante. Inoltre ho conosciuto un amico in più… con Tommaso ci continuiamo a frequentare al di fuori del duetto.

D: Chi sono i “mostri”di oggi?

 

Luca Bussoletti

R: Ognuno ne ha di propri ed io, non essendo un santone o un guru, non posso rispondere per gli altri. I miei sono tutte quelle persone, e sono tante, che hanno perso la spiritualità e non credono più a nulla; è una cosa brutta che purtroppo colpisce più i ragazzi, che smettono di sognare già a 15 anni.

 

D: Hai avuto numerosi riconoscimenti. Quale è stato quello che ti ha gratificato di più?

R: Probabilmente il Premio Lunezia ha avuto un impatto molto forte su di me perché è stato il primo.

D: Sei molto sensibile alle tematiche sociali, utilizzi lo strumento della tua musica per comunicare messaggi positivi. Quale pensi che sia la sensibilità e il riscontro del pubblico oltre ai riconoscimenti della critica rispetto ai temi che tratti?

R: Credo che molte persone amino ascoltare storie, ancor di più storie attuali. A volte mi scrivono su Facebook che una certa canzone è esattamente ciò che sta accadendo a loro e questo per me è il più grande complimento.

D: Quali gruppi attuali ti piacciono?

Tutta la musica di qualità io la adoro: dai Negramaro a Jovanotti fino alle filastrocche di Tricarico. Mi piacciono molto i romani Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi e molte cose all’estero come i Last Shadow Puppets e i Black Eyed Peas.

D: Com’è stato duettare con Dario Fo in A solo un metro?

R: Molto intenso ma molto naturale… la luce di Dario pervade tutto quello che gli sta accanto ma lui, come tutti i grandi, neanche se ne rende conto di quanto è unico.

D: La tua soddisfazione più grande?

R: Spero debba ancora venire… non ho fatto quasi nulla di quello che sogno e quindi mi rimbocco le maniche e lavoro per raggiungere i miei obiettivi.

D: Qual è tra tutti i temi che hai affrontato l’ingiustizia che proprio non mandi giù?

R: Odio i luoghi comuni che simboleggiano poca intelligenza da parte di chi li usa. Fateci caso… quando arriva un giudizio superficiale arriva sempre da persone mediocri.

D: Ti senti più europeo o italiano?

R: Entrambi. Sono fiero delle mie radici ma amo mischiarmi con le altre culture d’Europa.

D: Le favole dirette e rielaborate da Tim Burton quanto ti hanno influenzato?

R: Tantissimo… ho sempre avuto un grande amore per il macabro e vedere che qualcuno riesce a declinarlo in una favola è strabiliante. Burton è un visionario ed io preferisco sempre chi prova ad immaginare nuove realtà a chi si accontenta di quello che ha.

D: Il ricavato delle vendite del tuo disco sarà devoluto ad Amnesty. Una scelta importante e coraggiosa. Cosa ti ha spinto a farla?

R: Il rapporto umano e di stima che ho con Amnesty e il fatto che vorrei ridare valore al disco fisico. Forse sapere che l’acquisto ha un senso anche sociale convincerà i ragazzi a tornare ad avere i cd in camera. Alcuni malpensanti vedono in questa scelta la voglia di avere maggiore visibilità ma è un modo di pensare limitato e limitante. Credo invece che le cose giuste vadano fatte ed io l’ho fatto.

D: Tu hai fatto la cosiddetta gavetta. Cosa pensi del talent show e degli artisti che ne vengono fuori? Manca qualche ingrediente a loro per durare?

R: Io la gavetta non l’ho ancora finita e non so quando la finirò. Credo sia molto importante ma non è l’unica strada. I talent accorciano i tempi ma a volte rischiano anche di accorciare la vita artistica. Detto questo però bisogna ammettere che, come in tutte le cose, sono arrivate anche dai talent cose molto belle come Giusy Ferreri, Emma o Noemi.

D: Dario Salvatori ti considera “un performer sostenitore della semplicità. Animato da bizzarri entusiasmi, budget ridotti,tecniche stravaganti, sfrenato abbandono. Musicalmente Luca riesce a trasformare in beni preziosi suoni apparentemente ordinari o privi di valori. Non è poco”. Ti ci ritrovi?

R: Direi di sì. Dario mi conosce da molto tempo perché, a differenza dei discografici, si infila spesso nei club ad ascoltare nuovi artisti.

D: A quale canzone sei più legato?

Corinna…perché sono legato a Corinna in ogni modo.

D: Tieni di più al riscontro del pubblico o della critica?

R: Hanno entrambi peso nella vita di un artista. Cerco di muovermi con equilibrio i due giudizi.

Clelia Moscariello

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