Intercettazioni, sinistra complice del bavaglio della stampa?

Roma – Sì alla intercettazioni ma con limiti alla loro divulgazione sugli organi di informazione. È questa l’apertura del Pd alla legge bavaglio richiesta con urgenza da Silvio Berlusconi, che dovrebbe essere varata entro agosto. L’emergenza è scattata in seguito all’inchiesta sulla P4, che vede coinvolti numerosi esponenti del Pdl. Nomi che per ora paiono solo la punta dell’iceberg di un disegno politico ben più vasto e ramificato. L’apertura del partito democratico fa, dunque, scattare il sospetto che nella P2, P3, P4 e in tutte le P che verranno in futuro, siano coinvolti tutti i partiti politici italiani. Chi non teme le intercettazioni, infatti, non ha nulla da nascondere e ha molto a cuore la libertà di stampa.  Ma a quanto pare un po’ tutte le forze politiche temono che dall’inchiesta sulle varie P possa emergere un quadro per nulla edificante dei progetti antidemocratici  idealizzati dai partiti.

 

Luigi Bisignani, capo del governo ombra italiano

Ma cosa sono la P2, P3 e P4? Come le descrive magistralmente Pierluigi Zanata sulle pagine di Tiscali: « Il piano di rinascita democratica, parte essenziale del programma piduista, consisteva in un assorbimento degli apparati democratici dello Stato italiano dentro  le spire di un autoritarismo legale. Si può dire, senza tema di essere smentiti che in questi 17 anni di era Berlusconi molto è stato realizzato e il resto si tenta di realizzarlo. E’ bene non dimenticare che due iscritti alla P2, Silvio Berlusconi, tessera 1816, data iniziazione 26 gennaio 1978, e Fabrizio Cicchito, fascicolo n. 945, tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980,  sono rispettivamente il presidente del Consiglio e il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati. Un terzo, Luigi Bisignani, tessera 1989, fascicolo 203, trovato in possesso di carta intestata della Presidenza del Consiglio, in bianco, è il presidente del governo ombra italiano. Le lunghe mani di Luigi Bisignani , aiutate da quelle di  Alfonso Papa, potevano arrivare ovunque. E arrivavano soprattutto là dove c’erano commesse da gestire, posti di lavoro, appalti e contratti, in quel mondo grigio tra impresa e Stato, dove regnano i famigerati boiardi. Una rete di commesse e incarichi, dove per riceverli non contano gli studi e le capacità imprenditoriali, i curriculum insomma, ma soprattutto le amicizie e le relazioni».

 

 

Pierluigi Zanata, giornalista

Un “autoritarismo legale”, come lo definisce Zanata, in cui la libertà di stampa costituisce un limite alla sua reale applicazione. Negli stati autoritari, sarebbe inutile sottolinearlo ma in Italia forse è meglio farlo, i cittadini devono essere tenuti all’oscuro di ciò che fa il Governo, il popolo non deve essere messo al corrente delle azioni dei “capi”.  A ben vedere molti elementi costituenti gli stati autoritari li ritroviamo anche nel nostro paese: oltre al bavaglio all’informazione (nel ranking mondiale l’Italia si trova al 75° posto su 154 paesi compresi nell’indagine), la maggioranza delle donne vengono escluse dal mondo del lavoro e soprattutto dai vertici delle posizioni che contano (e si sa che gli stati antidemocratici sostengono l’ideale della famiglia tradizionale); i giovani “popolani” non riescono a fare la scalata sociale e restano in panchina per anni; non esiste la meritocrazia ma il lavaggio del cervello (magistralmente tratto dal romanzo di George Orwell “1984”) attraverso l’utilizzo di una tv di stato (indifferentemente dalle sigle) che sceglie di mandare in onda programmi “spazzatura” e di puro intrattenimento.

L’Italia non cresce economicamente, la disuguaglianza fra i sessi è in netto aumento, il razzismo e l’intolleranza la fanno da padrone, la disoccupazione galoppa e i dissidenti italiani preferiscono emigrare all’estero. Una visione questa realista o disfattista? Visti i dati e i numerosi scandali che si ripetono sempre più frequentemente in Italia…

Sabina Sestu

Foto: www.ilculturista.it; www.societacivile.it; 3.bp.blogspot.com

Preview: www.simonemercurio.ilcannocchiale.it

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