Inter contro Roma per uscire dalla “crisi”

Fino a poco più di un anno fa si sfidavano a colpi di gol (soprattutto quelli di Totti ed Eto’o) e di battute dei due allenatori (Mourinho da una parte e prima Spalletti e poi Ranieri dall’altra). Ora per le due ex regine del calcio italiano basta una giornata di campionato per parlare di crisi: Inter e Roma sabato sera si ritroveranno a San Siro in una sfida che quasi già sa di ultima spiaggia per i due tecnici Luis Enrique e Gasperini.

Zanetti e Totti durante un Inter-Roma del 2008

Ma tra la situazione della Roma sconfitta sorprendentemente dal Cagliari all’Olimpico e quella dell’Inter affondata a Palermo da Miccoli ci sono alcune, sostanziali differenze.

 

AS Roma Project. Nuova proprietà, nuova dirigenza, nuovo allenatore, nuovi giocatori e nuova filosofia: la Roma negli ultimi due mesi si è avventurata nella più radicale e allo stesso tempo affascinante rivoluzione della sua storia. Si è deciso di puntare su qualcosa di mai visto in Italia per stupire e dare linfa nuova alla storia calcistica di una città troppo spesso ritrovatasi a nutrirsi solo delle briciole lasciate dalle odiate grandi del nord.

 

Ma per un progetto del genere ci vuole tempo: ieri Luis Enrique ha schierato una formazione con sei nuovi innesti rispetto alla scorsa stagione, e sebbene con il certo non secondario difetto della mancata finalizzazione la squadra ha fatto in parte vedere di essere sulla strada tracciata dal suo giovane mister. Che il possesso palla e il gioco palla a terra siano la strada giusta, è un’altra questione, ma la prestazione dei giallorossi rappresenta un notevole passo in avanti rispetto alla confusione mentale (in campo e in panchina) che aveva preoccupato tutto l’ambiente nel corso dell’agghiacciante eliminazione in Europa contro lo Slovan Bratislava.

 

Perdere in casa non fa mai bene, è chiaro, ma l’applauso finale del pubblico romanista fa ben sperare: per una volta l’ambiente ha capito che per la realizzazione dell’idea avuta da Sabatini e Baldini e che Luis Enrique è stato chiamato ad interpretare ci vuole del tempo. Chiaramente lo scontro di sabato sera è impegnativa per una squadra ancora in costruzione (solo l’ultimo giorno di mercato sono arrivati ben quattro giocatori, undici in tutto), ma l’unica cosa che ha senso fare per i tifosi romanisti è aspettare. Non si annuncia una stagione facile, perché quello della società di DiBenedetto sembra proprio a lungo termine, ma qualche soddisfazione la giovane Roma potrà darla anche quest’anno.

 

Confusione neroazzurra. Dopo Mourinho, il nulla: questa in sintesi la situazione del club di Moratti, per il quale dopo aver toccato il punto più alto della sua storia è cominciato un’inevitabile declino, segnata anche da un ridimensionamento del budget messo a disposizione della società (come dimostra anche la cessione di Eto’o) e dall’affannosa ricerca di un degno sostituto del condottiero portoghese.

 

Affidare la guida tecnica a Giampiero Gasperini per certi verso ha rappresentato un azzardo: come nel caso della Roma, però, le scommesse hanno possibilità di essere vinte solo se ci si crede, e invece il clima che circonda l’ex tecnico del Genoa è tutt’altro che rassicurante. Anche Gasperini ha di certo le sue colpe: mandare in panchina Sneijder a vantaggio di Zarate (nella rosa da una decina di giorni) è una sorta di blasfemia calcistica, e la tardiva rettifica non ha portato i frutti sperati. Poi il voler per forza puntare su un modulo, il 3-4-3, che non fa parte del DNA della squadra è un secondo, imperdonabile azzardo.

 

Il clima di parziale smobilitazione che si respira alla Pinetina non è quanto c’è di meglio per un progetto vincente: nonostante ciò l’Inter ancora adesso è una vera corazzata, e rovinose cadute come quella di ieri al Barbera non possono che essere imputabili in primis all’allenatore.

 

Sabato a San Siro si affronteranno due squadre in difficoltà per motivi diversi: chi la spunterà si rilancerà. Lo spettacolo sembra assicurato.

 

Andrea Corti

 

Foto da sport.it e static.blogo.it

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