Inter, che combini? Roma e Milan ci credono di nuovo

Frenata nerazzurra in casa, si accorcia la classifica. Juve ancora ok, Cagliari e Palermo non mollano la presa sulla zona Champions

di Francesco Guarino

Adrian Samuel

Guai a dire che è finita. Due settimane fa avevamo quasi calato il sipario sul campionato, con l’Inter a veleggiare in mare aperto, forte di un vento alle spalle a nove nodi (e punti) di vantaggio sulla più diretta inseguitrice. Poi il pareggino nel recupero col Parma e, in sequenza diretta, due 0-0 consecutivi. Con il Napoli domenica scorsa e, nell’anticipo di sabato, con la Sampdoria. La Roma e il Milan non sono state lì a rigirarsi i pollici: due vittorie a testa nelle ultime due settimane e campionato riaperto. Ieri hanno faticato di più i giallorossi (1-0 interno col Catania) che gli uomini di Leonardo (2-0 al San Nicola a Bari), mentre alle loro spalle è tornata la Juve, che ha approfittato degli stop di Samp e Napoli per riagguantare l’ultimo posto Champions.

LA PROVA DEI NOVE – Imbarazzante la prestazione nerazzurri nell’anticipo serale di sabato. La Samp, rivitalizzata da Del Neri e dall’assenza del sanremese Cassano, mal si prestava al ruolo di vittima sacrificale. Di sicuro non si sarebbe immaginata di trovarsi in 11 contro 9 dopo neanche un tempo: prima Samuel rimediava il rosso diretto (anche se già ammonito) rifilando una gomitata sul labbro a Pozzi, lanciato in velocità verso l’area di rigore; poi Cordoba riusciva a prendere due ammonizioni (sacrosante) nel giro di 10 minuti. Il popolo nerazzurro, incitato dal gladiatore Massimo Decimo Mourinho, trasforma San Siro in una polveriera, pronta ad insorgere ad ogni fischio arbitrale avverso. Nel secondo tempo, dopo un’ammonizione per simulazione ad Eto’o, parte addirittura una pañolada dal sapore iberico. Fatto sta che i nerazzurri reggono per 50 minuti alla doppia inferiorità numerica e hanno addirittura la possibilità di sbloccare il risultato proprio col camerunese, che però spara addosso a Storari. Dopo l’espulsione di Pazzini la Sampdoria osa ancora di meno, l’Inter si tiene stretta il pareggio e Mourinho salva la sua imbattibilità interna in campionato, che dura dai tempi del Porto (23 febbraio 2002). A fine partita spiega così il gesto delle manette, rivolto alla telecamere dopo l’espulsione di Cordoba: “Incrociando i polsi volevo dire che per farmi perdere mi devono arrestare”. Vedremo se mercoledì, in Champions, Carletto Ancelotti si farà accompagnare da un paio di bobbies d’oltremanica.

Mirko Vucinic

IL RUMORE DEI NEMICI – A Roma e Milan quasi non pare vero di poter approfittare del secondo stop nerazzurro: all’Olimpico ci vuole una zampata di Vucinic in mischia per consentire a Ranieri di avere la meglio su un Catania poco concreto, ma roccioso. La scoppola greca infrasettimanale (3-2 col Panathinaikos) pesa nei polpacci giallorossi, che mancano di lucidità sottoporta. Gli unici brividi alla curva Sud li regalano le sortite palla al piede del portiere Doni. Sarà anche brasiliano, ma se fa il portiere e non il centravanti ci sarà un motivo. Un altro 3-2, ben più difficile da digerire, è quello che pesa sulle spalle del Milan. L’immeritata sconfitta interna col Manchester pregiudica pesantemente il passaggio del turno in Champions, ma Leonardo non accusa il colpo e addomestica il Bari con i colpi di Borriello e Pato. Strabiliante Ronaldinho, che continua ad alternare partite a ritmo da oratorio a prestazioni da extraterrestre come quella di ieri. Mercoledì occasionissima per il Milan, che recupera il match con la Fiorentina e può portarsi a -4 dell’Inter. Se Ronaldinho i derby li avesse giocati come ieri sera, invece di guardarli pascolando per il prato…

Antonio Candreva

CUL DE ZAC – La Juventus fa bottino per 2-1 a Bologna e si riprende l’ultimo posto utile per la Champions. Zaccheroni abbandona l’infausta difesa a tre e schiera finalmente una linea a 4 convincente, con la brutta notizia che il pilastro azzurro Cannavaro resta a villeggiare in panchina, con i mondiali in Sudafrica che incombono. Perché Cul de Zac? Dopo quattro minuti è un rimpallo fortunoso a regalare a Diego la palla dell’1-0, poi ci pensa la traversa a graziare Buffon su una punizione perfetta di Adailton. Il Bologna ci crede e pareggia con Buscè, ma il colpo del ko capita sui piedi di Gimenez, che riesce nell’impresa di saltare Buffon e centrare il palo da 5 metri a porta spalancata. Se l’espulsione per bestemmia si dovesse estendere anche agli spettatori, i 30mila del Dall’Ara avrebbero dovuto sgombrare lo stadio immediatamente. Cinque minuti dopo ci pensa Candreva, con assist di Del Piero (viziato da un controllo birichino con la mano) a regalare i 3 punti decisivi alla Juve.

PALERMO E CAGLIARI OK, NAPOLI STOP – Il Napoli si fa scavalcare dalla Juve: uno scialbo 0-0 sul campo del Siena ultimo in classifica. Sta svanendo anche l’incanto di Mazzarri? Non si fermano il Palermo (3-1 casalingo alla Lazio) e il Cagliari, che vince all’inglese sul Parma. Recupero infrasettimanale anche per gli uomini di Allegri: se vincono agguantano la Juve al 4° posto. La Sardegna sogna. Risorge la Fiorentina (2-1 nel derby toscano col Livorno) che ritrova una rete di Gilardino dopo 10 partite di astinenza, mentre il Chievo fa il colpaccio per 1-0 in casa dell’Atalanta, inguaiando la classifica dei bergamaschi. Nell’altro anticipo di sabato il Genoa regola con un secco 3-0 l’Udinese. Il risultato costa la panchina a De Biasi (6 punti in 8 gare): a Udine ritorna Marino. Cambio numero 15 sulle panchine di serie A: a chi toccherà il prossimo giro di valzer? Indiziato numero uno è Guidolin, con il suo Parma in caduta libera.

Candido Cannavò

PROMOSSI E BOCCIATI – Menzione di merito al tecnico rossonero Leonardo: l’ubiquo presidente Berlusconi gli lancia frecciatine (“Il Milan sarebbe una grandissima squadra se la facessero giocare bene”), lui invoca la propria indipendenza intellettuale ed economica e risponde sul campo con una prestazione maiuscola. L’abbraccio di tutta la squadra dopo i gol ricorda al premier chi è che ha giocato (e vinto) i Mondiali a Usa ’94. L’altra promozione della settimana è alla carriera e alla memoria: a un grandissimo che i campi di calcio non li ha mai calcati, ma che ce li ha raccontati come meglio non avrebbe potuto. Un anno fa ci lasciava Candido Cannavò. Non credo serva aggiungere altro. Il disco rosso della settimana, invece, è a completo appannaggio di Josè Mourinho: le manette mimate alla telecamera dovrebbero metterle ai polsi di Samuel, per la gomitata a Pozzi, e a Cordoba, per l’entrata in stile autoscontro sempre sull’attaccante doriano. A furia di voler essere mediatici, caro Josè, si rischia di passare per mediocri.

 

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