Integratori alimentari, un business da 3 miliardi in Italia

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Più della metà degli italiani ha usato un integratore alimentare nel corso del 2018, tanto che il nostro Paese è il più grande mercato europeo di consumo di questi prodotti: sono solo alcune dei dati evidenziati dalla IV Indagine del Centro Studi Federsalus su questa filiera.

Il business degli integratori alimentari

Il valore complessivo del business degli integratori alimentari nel 2018 ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro, spesi dai 32 milioni di consumatori italiani che hanno acquistato questi prodotti. L’86 per cento delle transizioni avviene tramite il canale di distribuzione delle farmacie, che restano le preferite dagli italiani e si “avvantaggiano” anche delle vetrine online come DocPeter, che consentono l’acquisto di integratori alimentari anche da casa o in qualsiasi momento della giornata.

Comprati da 32 milioni di italiani, soprattutto attraverso le farmacie

Gli altri canali di distribuzione di questi prodotti sono le parafarmacie (8,6 per cento) e i punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata (5,4%), e in generale si segnala l’importanza che per gli italiani hanno le hanno garanzie sulla sicurezza di questi prodotti: nel 42 per cento dei casi la figura di riferimento per l’uso degli integratori è il medico, mentre un consumatore su tre si affida proprio al farmacista.

Imparare a conoscere gli integratori

Nel presentare il rapporto, il presidente di FederSalus Marco Fiorani ha detto che “è necessario lavorare ad accreditare la riconoscibilità degli integratori che è ancora sottotraccia”, ma in realtà i pareri degli esperti rispetto a questi prodotti sono molto più cauti, soprattutto quando l’assunzione è legata a obiettivi ambiziosi come la perdita di peso.

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Le indicazioni del Ministero della Salute

Già il Ministero della Salute teneva a evidenziare che gli integratori con “poteri dimagranti” sono rivolti a un target che “va considerato tra quelli particolarmente vulnerabili alle indicazioni fuorvianti”, ricordando che il dimagrimento non è ottenibile esclusivamente attraverso l’assunzione di queste sostanze (che, d’altra parte, ci chiamano integratori proprio perché devono integrare ”qualcosa”).

Dall’estero invitano a consumare con consapevolezza

È soprattutto all’estero che stanno studiando i concreti risultati raggiungibili con il consumo di integratori alimentari, con esiti piuttosto negativi. In Francia, ad esempio, la rivista “60 milion de consommateurs” ha pubblicato un articolo in cui segnala che la “stragrande maggioranza” degli integratori che promettono di migliorare le prestazioni cerebrali o limitare il declino cognitivo non offrono effetti concreti e potrebbero essere addirittura pericolosi.

Lo studio sul rapporto con la depressione

Simili le conclusioni di uno studio pubblicato sul “Journal of the American Medical Association” e condotto da un team di ricercatori che volevano scoprire se assumere ogni giorno degli integratori alimentari poteva aiutare a prevenire l’insorgere della depressione. Al termine di un anno di studio su un campione di mille persone Il in sovrappeso oppure obesi provenienti da tutta Europa, la risposta è negativa, perché solo “ricevere indicazioni precise per adottare uno stile di vita regolare che aiuta a migliorare il comportamento alimentare” può rivelarsi una strategia più efficace per prevenire il disturbo depressivo maggiore, come si legge nelle note del rapporto.

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