Inizia l’era del Turismo “Gay Friendly”, parola di Strano

“Mi guarderò bene dallo strumentalizzare questo genere di turismo”. Sarà davvero così?

di Roberta Colacchi

Nino Strano

La Sicilia come Mykonos e Ibizia: è questo il sogno dell’assessore al Turismo della Regione Sicilia Nino Strano (Futuro e Libertà), che pochi giorni fa ha dichiarato di voler aprire le porte della regione al flusso del turismo omosessuale. Nonostante sia contrario al matrimonio tra gay, non esclude però la possibilità che due persone dello stesso sesso possano essere felici insieme come coppia… e perché  dunque non in Sicilia?

Sorprende di certo questa presa di posizione da un politico che passerà alla storia per la “trangugiata di mortadella” durante il governo Prodi e, che in passato, aveva mostrato poco riguardo per la fascia che ora tende a voler avvicinare. Ma ormai il machismo deve lasciare spazio ad un’apertura “Gay Friendly”, poiché per Strano non c’è “nulla di offensivo”. E per dimostrare l’onestà del suoi propositi ha dichiarato, nell’intervista a Klauscondicio su Youtube, che dietro questa proposta non c’è assolutamente la volontà di “strumentalizzare in alcun modo questo genere di turismo”.  Una spiegazione dovuta visto che spesso, quando si parla di gay, salta subito alla mente l’immagine di persone di successo, ricche e spendaccione. «La nostra è una terra intelligente e molto accogliente. Io personalmente a Catania, nel 1993, mi battei per far aprire un locale gay, il Pegaso, e ho dato anche dei sostegni economici all’amministrazione del Festival del Mediterraneo, organizzato dai ragazzi del locale, invitando tunisini, israeliani e delegazioni di altri Paesi».

Ma inevitabilmente non sono tardate ad arrivare le polemiche. Marco Falcone, parlamentare regionale del Pdl, ha chiesto un’interrogazione al presidente della Regione Raffaela Lombardo, per discutere delle idee “sovversive” di Strano. Falcone ripudia la proposta dal momento che  «il modello gay non appartiene alla Sicilia, è estraneo alla sua cultura, tradizione, religione e, inoltre, l’isola non può diventare meta del vergognoso turismo sessuale». Sarebbe forse il caso di spiegare a Falcone che se gli etero dopo un intenso anno di lavoro decidono di concedersi una vacanza rilassante al mare, anche omosessuali possono volere la stessa cosa, invece di spiagge piene di luccichini con aitanti camerieri semi nudi ad aspettarli, a ballare sulle note di YMCA dei Village People).

C’è chi addirittura ha gridato all’avanguardia dopo le parole di Strano. Come Mario Centorrino, assessore regionale all’Istruzione e alla formazione professionale, che appoggia l’iniziativa poiché «in un contesto nazionale in cui alcuni sindaci leghisti del Nord alzano barricate o scavano fossati per evitare contaminazioni di sorta, la Sicilia, sempre all’avanguardia, può e deve essere maggiormente propositiva, più accogliente, più aperta a tutte le espressioni di vita e di libertà. Senza odiose emarginazioni. Insomma, una Sicilia con un supplemento d’anima».  Un’affermazione su cui riflettere se alle soglie del 2011 l’avanguardia è rappresentata dall’avviare o meno un turismo per omosessuali.

Illuminanti in un clima del genere le parole dell’europarlamentare del Pd Rosario Crocetta che sdrammatizza il “polverone Strano”: «Non credo ci sia bisogno di incentivare il turismo gay. Gli omosessuali amano la bellezza e dunque vengono in Sicilia a prescindere dagli incentivi».

Insomma, invece di puntare su problemi come l’eco friendly, ormai il motto è: “: basta discriminazioni, via al turismo Gay”. Ma cosa vuol dire esattamente? Parlare di turismo gay non sarà  una contraddizione in termini? Ghettizzare un tipo di turismo equivale a distinguere quelle stesse persone dalle altre, ammettendo in sostanza la loro diversità. Non serve aprire una gay street, con tanto di negozi piene di paillets, serpenti di piume, cappelli di cuoio, frustini e altri clichè sul tema gay, sperando nello stereotipo dell’omosessuale ricco e scialacquone per rilanciare un’economia traballante. Basterebbe più semplicemente implementare l’offerta in toto, con strutture migliori e più servizi che valorizzino il territorio invece che mortificarlo abbassando i costi. Così forse si potrebbe tornare ai vecchi splendori, attirando turisti gay e non.

Foto| via www.google.it; http://travel.fanpage.it;

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