Iniesta ed è festa: la Spagna “divisa” è Campione del Mondo

Non bastano 90 minuti per assegnare il Mondiale di Sudafrica. L’Olanda finisce in 10 e incassa il gol a 4 minuti dai rigori. Partita nervosa (15 cartellini gialli!), pessimo l’arbitro Webb e desolante l’immagine di Puyol e Xavi che festeggiano inneggiando alla Catalunya con la bandiera separatista in spalla: neanche il trionfo unisce una nazione frastornata dalla crisi economica e politica

di Francesco Guarino

OLANDA – SPAGNA 0-1: Iniesta 11′ s.t.s.

L'intervento-killer di De Jong su Xabi Alonso: solo cartellino giallo (marca.com)

Lasciate perdere la desolante Italia calcistica di quest’anno e tornate con la mente al 9 luglio 2006. Grosso infila il calcio di rigore, corre impazzito verso i compagni e vede Zambrotta (nato a Como) e Del Piero (di Conegliano Veneto) che gli corrono incontro. Sventolando la bandiera della Padania. Se fosse davvero successo, come minimo sarebbero volate botte da orbi. È successo invece ieri sera, nella Spagna che ha dato lezioni di calcio ma non certo di unità nazionale al mondo intero.

BRUTTA PARTITA – La tendenza del mondiale sudafricano di schierare formazioni speculari per ingabbiare l’avversario è stata rispettata anche nella finale: 4-2-3-1 sia per la Spagna che per l’Olanda. Il risultato? Non che le ultime finali siano state scintillanti messe in scena di arte calcistica, ma a Johannesburg, per 90 minuti, le squadre si sono limitate ad impattare a più riprese l’una contro l’altra. Non solo tatticamente, ma anche fisicamente: la premiata falegnameria Van Bommel dispensa martellate a destra e manca, Puyol non si fa pregare e concede repliche nelle caviglie degli avanti olandesi, De Jong quasi decapita Xavi Alonso con un entrata da kung-fu. Il ragno iberico non riesce a tessere la propria trama di passaggi, disturbato dal pressing alto dell’Olanda e dalle incursioni sugli esterni di Kuyt e di Robben. Il folletto del Bayern irride i due dirimpettai di fascia destra e ogni volta c’è bisogno almeno di un terzo fante spagnolo per fermarlo. Nella ripresa non si vedrà molto di più in campo, ma ci sarà tempo per erigere un monumento al solito “san Iker” Casillas, che per due volte ferma Robben lanciato in fuga solitaria verso la porta. La differenza tra il buon giocatore e il campione sta in quegli attimi: nell’uno contro uno Casillas risponde “presente”, Robben abbandona disperato la testa tra le mani. Sergio Ramos non vuole essere da meno e si iscrive alla sagra dell’occasionissima divorata: il suo colpo di testa a tu per tu con Stekelenburg finisce alto. Triplice fischio, altri 30 minuti di agonia e agonismo.

El "manchego" Iniesta festeggia il gol con una dedica a Daniel Jarque, capitano dell'Espanyol deceduto a 29 anni (dawn.com)

JESUS NAVAS SUPERSTAR, POI IL “MANCHEGO” – Nei supplementari il possesso palla spagnolo ha la meglio sul nervosismo olandese: solo 4 minuti ed Heitinga, già ammonito, abbraccia Iniesta che punta l’area di rigore. Seconda ammonizione e doccia anticipata per il centrale dell’Everton. Van Bommel è costretto a rientrare sulla linea dei difensori olandesi e dopo qualche minuto cede anche il capitano van Bronckhorst, per infortunio. Era la sua ultima partita in arancione, l’ha giocata con una freddezza e un’intensità commoventi. La diga olandese perde acqua da tutte le parti, l’unica speranza è di trascinare la finale fino al dischetto del rigore. Non sarà così: Jesus Navas (entrato nella ripresa per uno scialbo Pedro) manda al manicomio gli esterni difensivi orange e li costringe ad accumulare cartellini e acido lattico. Una sua ennesima progressione fa arrivare palla a Fernando Torres: il cross per Iniesta è corto, ma Fabregas raccoglie palla e perfeziona l’assist per il “manchego”. Controllo e tiro ad incrociare, Stekelenburg tocca ma non riesce a spingere il pallone fuori dallo specchio. È Andres Iniesta l’hombre del destino.

SUCCESSO MERITATO, MA QUELLA BANDIERA… - Per ciò che si è visto in campo ieri sera, la Spagna ha meritato senza ombra di dubbio. Le due colossali occasioni divorate da Robben sono l’unico rimpianto per gli orange, che non sono riusciti a produrre gioco nemmeno con il candidato numero uno al Pallone d’Oro, Wesley Sneijder. È la terza sconfitta in tre finali per l’Olanda, roba da farsi venire un discreto complesso di inferiorità. L’arbitro Webb, il migliore visto nella rassegna, ha conservato tutte le schifezze per la finale: mancata espulsione di De Jong per un fallo da codice penale, rigore nettissimo alla Spagna all’inizio dei supplementari non visto, niente rosso a Robben (già ammonito) che allontana il pallone per guadagnare tempo, calcio d’angolo colossale non ravvisato su punizione di Sneijder (e sul rovesciamento di fronte arriverà il gol). Per le ex-giacchette nere un Mondiale da dimenticare.

Xavi e Puyol festeggiano con la bandiera della Catalogna (marca.com)

La Spagna invece festeggia il primo titolo mondiale della storia, ma un’immagine poco sottolineata sarà destinata a far discutere, quando le meritate luci sul trionfo si saranno spente. Xavi e Puyol, catalani di nascita e di militanza (entrambi nel Barcellona), corrono per il campo sventolando una bandiera a strisce orizzontali parallele gialle e rosse. La si potrebbe confondere distrattamente con una bandiera spagnola, ma non è così. È la bandiera della Comunità Autonoma della Catalogna, che rivendica ormai da anni la propria autonomia dal resto della nazione in nome della prosperità economica, turistica e culturale che la Catalogna vanta (non a torto in verità) sul resto della Spagna. Lo slogan Esta no es España, es Catalunya basta a far capire l’aria che tira da quelle parti. La coppa passa tra le mani di Carles e Xavier, che la portano in giro per il campo senza mai abbandonare la propria bandiera, anzi, annodandola attorno al collo e baciandola a più riprese. Simbolico anche il titolo di una delle photogallery celebrative di Marca, il principale quotidiano sportivo spagnolo:  España entera es campeona del Mundo. Se sentono il bisogno di sottolinearlo, evidentemente c’è davvero qualcosa che non va. Suerte, amici spagnoli.

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