Ingroia esclude la desistenza ma Bersani non può farne a meno

ingroia

Antonio Ingroia

Roma – Insomma, Antonio Ingroia che fa: desiste o non desiste? Perché a leggere le ultime agenzie di stampa dell’ex, quasi, se va bene alle elezioni, pm, non si capisce.

Allude dai microfoni di Radio Anch’io la toga rossa scesa o salita in politica ma poco dice, eppure sarebbe carino sapere con quanti accordi o – in slang – inciuci il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, crede di poter raggiungere Palazzo Chigi. Cosa possibile. Ma soprattutto crede di poter governare. Cosa impossibile.

Il fatto è che sulla presunta proposta di trattativa avanzata dal Pd a Rivoluzione Civile di non presentare liste al Senato nelle regioni in bilico per non sottrarre voti al centrosinistra, sorgono delle domande per nulla da poco. E siccome Ingroia di Trattative ne capisce magari essere meno evasivo aiuterebbe a dipanare la matassa. Per dire.

La richiesta di inciucione c’è stata o no? Dario Franceschini, portavoce Pd, ha smentito seccamente la rivelazione del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, rivoluzionario per Ingroia. Anche Ingroia, in queste ore, smentisce. Meno seccamente però: ‹‹Escludo patti di desistenza, non ci sono patti di alcun tipo con nessuno, noi non facciamo queste cose dietro le quinte››. Il che pare un no ma non si sa. Che vuol dire: che se ne potrebbe parlare sotto i riflettori? Cioè poco prima del voto? O poco dopo? Endorsement a cose fatte?

Aggiunge Ingroia: ‹‹Non ho ancora capito, tra l’altro, cosa intende fare il Pd con Monti. Noi siamo alternativi al montismo è impensabile quindi parlare di desistenza se prima il Pd non chiarisce i suoi rapporti con Monti››. Dubbio lecito, solo che così già viene meno l’esclusione a priori che tra Pd e Rivoluzione Civile sia in corso manovra d’intesa. Quindi ci potrebbe essere ma prima bisogna chiarire cosa offrono le parti e con quante poltrone a disposizione? Di quale importanza? Per esempio: si dice che il premier Mario Monti potrebbe rivestire, nel futuro Governo, il ruolo di ministro del Tesoro. Ad Ingroia che si dà? La Giustizia?

Sia chiaro: nulla di male se i signori si alleano in truppe. La politica – bella o brutta – è fatta anche di questo ma la questione sollevata dal pm dimostra in breve due cose. La prima: la società civile può valere quanto quella politica. Forse qualcosa di più nel caso di Ingroia perché è volto nuovo seppur altrettanto avvezzo al dialogo. Tanto che vien da chiedersi come faccia: o è dote naturale o si è allenato nei corridoi della procura di Palermo. Comunque sia l’uomo ha talento da vendere e la calata mediatica del Cavaliere lo favorisce, senza dubbio. Anzi, al momento si favoriscono entrambi: l’uno a pescare voti dal Pd, l’altro a risvegliare l’elettorato di centrodestra per diminuire la percentuale di astenuti su pianta nazionale, ora al 30% circa. E ci stanno riuscendo, il tutto a scapito di Bersani.

Prendiamo la Lombardia. La regione è una delle località in bilico di cui paventa il Pd. Forse è la regione principe perché qui si annidano i tormenti del segretario. Vincerla significa ottenere 27 seggi al Senato sui 49 previsti. Un botto con quelli della Campania, 29, e della Sicilia, 26.

Se le ultime due regioni finissero al centrodestra, cosa possibile dopo il rifiorire delle alleanze tra Pdl, Lega Nord e Grande Sud, al centrosinistra rimarrebbero quasi sicuri Piemonte con 22 seggi e Lazio con 27.

monti bersani ingroia
Mario Monti. Nello sfondo, Pier Luigi Bersani

La Lombardia diventa dunque necessaria, solo che l’ultimo sondaggio Cise per il Sole24ore.it spiega che il centrosinistra, in recupero di mezzo punto, è alla pari con il centrodestra in salita: 32,5%. Lista Monti si assesta al 16,3%, Ingroia al 5,6%. Le trattative, dunque, servono.

E qui si arriva alla secondo punto: se di alleanze si deve parlare, sarebbe bene anche sapere quante sono e se c’è un limite ad accordi ed accordicchi. Bersani era partito con un progetto: via Renzi, Di Pietro, comunisti di Rifondazione e Monti con il suo loden. Posto solo per sé, per la Cgil e per  all’altra metà della mela radicale estrema Vendola. Vecchio e nuovo purché sia rosso. Monotinta ma almeno in pochi.

Sta finendo in ammucchiata selvaggia ad arcobaleno: Renzi in odore di segretaria, vecchi arnesi del comunismo, verdi, arancioni e indipendenti accodati ad Ingroia con Vendola a far l’occhiolino ai sindacati contro il Professore e questo, a sua volta, in atto di non belligeranza con il Pd per sconfiggere il Cav, ma ostile alla sinistra estrema. Il caos regna sovrano e al punto sorge un altro dubbio: ma quante promesse dovrà mantenere il segretario Pd per portare l’armata intera a Palazzo Chigi? Una risposta già aleggia: troppe.

Chantal Cresta

Foto || sole24ore.it; adnkronos.com

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Una risposta a Ingroia esclude la desistenza ma Bersani non può farne a meno

  1. avatar
    Mario 18/01/2013 a 00:14

    Brutto articolo!

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