Influenza A, pandemia o terrore mediatico?

In Italia il numero delle vittime sale a 18. Gli ospedali vengono presi d’assalto. Confusione e incertezza da parte di operatori e civili

di Claudia Loy

influenzaAIeri, durante la conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi, il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, si è espresso in maniera pacata e moderata, cercando di frenare il “morbo da febbre suina”. È vero. Le vittime non sono mancate, diciotto sino ad ora i numeri registrati, ma sembra che i pazienti deceduti soffrissero già in precedenza di disturbi cronici.

La confusione però non manca, ed il confine tra decesso per A H1N1 e agenti esterni o sommati alla patologia, è troppo sottile e labile per poter parlare in maniera chiara e netta.

Sicuramente l’opera dei media non aiuta a schiarire le idee, e sembra che oggi ci troviamo di fronte alla nuova peste. Tuttavia possiamo cercare di aggrapparci a quel minimo di obbiettività, seguendo alcuni ragionamenti logici, forniti anche da dati e cifre.

Anche se le fonti numeriche sembrano oscillare nel barlume dell’incertezza, si può affermare all’unanimità che la febbre stagionale causa più vittime rispetto a quella di tipo A. Parlando infatti in tasso di mortalità, le cifre del virus influenzale A H1N1 si aggirano intorno al 0,09% (fonte OMS, 27 agosto 2009), contro circa lo 0,1% della normale influenza di stagione. Lo stesso viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, ha dichiarato: “La A è 10 volte meno aggressiva dell’influenza stagionale”.

Resta oscuro allora il perché di tanta enfasi data a questi decessi. Probabilmente se la stampa informasse su ogni vittima causata dalla normale influenza di stagione, non basterebbe un solo periodico per contenerne i numeri.

Parlando statisticamente si è riscontrato che il virus agisce in maniera letale su persone già affette da altri disturbi, e quindi con condizioni fisiche compromesse, e che conseguentemente potrebbe rilevarsi più pericoloso per soggetti riconducibili alla fascia anziana. Ma neanche questa in fondo è una novità, anche la normale febbre stagionale ha una incidenza maggiore su queste persone.

Capire realmente di fronte a cosa ci troviamo non è facile. Virus A H1N1, pandemia o normale influenza? E come si deve comportare la popolazione di fronte al rischio di sintomi sospetti? È giustificato l’allarme?

I più critici avanzano diverse ed audaci teorie. Forse però alcuni di loro non hanno proprio torto. Investigando sull’argomento si legge che numerosi scienziati e medici ritengono che il virus sia stato creato in laboratorio. Tra loro un noto virologo, Adrian Gibbs, il quale sostiene che il l’H1N1 sia stato accidentalmente creato in laboratorio da alcuni scienziati mentre producevano vaccini. A sua volta il dottor John Carlo, direttore medico di Dallas Co., ha detto:  ”Questa forma d’influenza suina che è stata coltivata in laboratorio è qualcosa che non è mai stato visto prima negli Stati Uniti e nel mondo, quindi questa è effettivamente una nuova forma d’influenza che è stata identificata”.

f_0debb45be5d36fa539cdf31e1cfbf1d3Un altro interessante filone mette in evidenza il rapporto che c’è tra malattie e case farmaceutiche. Chi appoggia queste teorie parla di “pandemia del guadagno”, mettendo in evidenza come la fuoriuscita di nuovi virus sia sempre stranamente in concomitanza con il brevetto di nuovi e miracolosi farmaci. Escono così i nomi di grandi case farmaceutiche, come la Roche e Relanza, le stesse che inserirono nel mercato la “miracolosa” pillola del Tamiflu, farmaco antinfluenzale venduto liberamente, il cui principio attivo “oseltamivir”, sembra essere in grado di bloccare i sintomi dell’influenza, rinforzare il sistema immunitario e ridurre febbre, tosse e mal di gola.

Ai tempi dell’aviaria, nel 2006, L’Organizzazione mondiale della Sanità disse sul farmaco che, in mancanza di studi specifici, la dose ottimale e la durata del trattamento con l’oseltamivir non erano certe. Per non parlare poi degli effetti collaterali registrati in numerosi pazienti.  Tuttavia, il TamiFlu, portò una sproporzionata impennata nei guadagni. Oltre tutto, sotto l’imperativo delle due case farmaceutiche, si vietò la fabbricazione del farmaco equivalente nella versione del generico, cosa che avrebbe di molto agevolato l’acquisto, soprattutto da parte di quelle popolazioni terzomondiste.

L’antivirale sta vivendo ora una nuova stagione. La Roche, nei primi nove mesi di quest’anno, ha incrementato il fatturato del 9% grazie ai farmaci oncologici e al TamiFlu.

In tutto questo schiamazzo di voci solo un consiglio si può dare. Restate con i piedi per terra e non fatevi prendere dalla “psicosi della febbre suina”.

INTERNET E UN MOVIMENTO ANTI-VACCINO H1N1
lettera aperta di
Claudia Rainville

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