India: l’affaire Salman Rushdie e la mancata partecipazione al festival letterario di Jaipur

Jaipur - Ci sono delle storie della vita reale che superano la fantasia, quella di Salman Rushdie è una di queste. Lo scrittore britannico di origine indiana, sulla cui testa pende la fatwa di Khomeini, ha accusato la polizia indiana di aver inventato le minacce di morte nei suoi confronti per impedirgli di partecipare al più grande salone del libro dell’India, a Jaipur.

Rushdie aveva annunciato che non avrebbe partecipato al salone del libro di Jaipur del 23 gennaio scorso, perché temeva per la sua vita, viste le minacce di morte ricevute nei giorni precedenti da un gruppo di musulmani radicali, contrari alla sua presenza all’evento. Le voci erano attendibili, tant’è che è stato sospeso anche un suo intervento in videoconferenza.

Ma dopo la rinuncia è arrivata la beffa. L’autore è certo che tutto questo sia stato montato ad arte per impedirgli di partecipare alla manifestazione. L’accusa Rushdie la lancia via Twitter:  «Ho fatto la mia indagine e credo infatti che mi abbiano ingannato. Sono indignato e molto arrabbiato». Secondo The Hindu, il giornale  che ha diffuso la notizia, a inventarsi la storia sono stati gli ufficiali dell’intelligence.

Rushdie è diventato un personaggio scomodo a livello internazionale nel 1988, quando scrisse il testo I versi satanici. Il libro, una storia fantastica chiaramente allusiva alla figura del profeta Maometto, è ritenuto blasfemo dall’ortodossia islamica. Il testo provocò violente reazioni di condanna e un anno dopo l’ayatollah Komehini decretò la fatwa, la condanna a morte del suo autore, reo di bestemmia. Alla fatwa seguì una taglia posta da un commerciante di Teheran sulla testa di Salman Rushdie che da allora vive a Londra sotto protezione.

Il libro in alcune parti del mondo resta ancora sotto censura, in India, città del festival non è mai stato pubblicato. I versi satanici fecero scattare la caccia all’uomo: nel  1991 il traduttore giapponese fu pugnalato a morte, quello italiano ferito, nel 1993 l’editore norvegese di Rushdie è stato vittima di un attentato. Inoltre, trentasette ospiti di un hotel in Turchia morirono carbonizzati per un incendio appiccato contro il traduttore turco di Rushdie. Lo scrittore più volte ha raccontato la difficoltà di vivere segregato, di come la sua presenza in altre nazioni sia una pedina scomoda all’interno dei precari equilibri internazionali.

A ciò si aggiunge  che la fatwa è stata reiterata nel 2008, perché «la condanna a morte dell’Imam Khomeini contro Salman Rushdie ha un significato storico per l’islam e non è semplicemente una condanna a morte».  L’affaire  Rushdie, però, non sembra essere un caso isolato. La scrittrice bangladese Taslima Nasreen non si è presentata al Salone del libro di Kolcata, perchè “oscurata” dai fondamentalisti islamici. La polizia ha vietato l’evento dopo una minaccia arrivata da un gruppo radicale islamico locale.

Dominga D’Alano

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews