Incontro Italia-UE: e se l’Europa volesse deislamizzarsi sulla nostra pelle?

maroni-guéant

Da sinistra: il ministro dell'Interno, Roberto Maroni e l'omologo francese, Claude Guéant

Roma – Sarà il caso di non farsi troppe illusioni, la UE difficilmente si porrà apertamente contro Francia e Germania. Domani, l’Unione si raduna per discutere di Schengen, ovvero quale sia la giusta interpretazione da dare alle leggi della Convenzione che offrono la circolazione sul territorio dei 27 a tutti coloro che, pur non essendo cittadini europei, sono muniti di permesso di soggiorno. Secondo la Francia il foglio di via non basta. Occorrerebbero anche: disponibilità economiche, luogo in cui soggiornare, dimostrare di non essere un pericolo per la sicurezza e un documento di riconoscimento. Senza tutte le prerogative, la Francia – questa la dichiarazione del ministro degli Interni, Claude Guéant – rispedirà al mittente i tunisini provenienti dall’Italia e la Germania appoggia l’iniziativa. Insomma, degli “effetti collaterali” della guerra in Libia, i limitrofi, se ne infischiano. Ma il resto della UE si comporterà diversamente?

Europa – Secondo puro calcolo politico, Nicholas Sarkozy sta offrendo ai 25 Membri un boccone molto ghiotto: liberarsi di una buona parte di musulmani in terra europea. Il presidente francese, infatti, sembra non avere più peli sulla lingua e, giorni fa, attraverso Guéant ha fatto sapere che i pochi mesi di mandato che restano al suo Governo, li spenderà a ridurre in modo significativo il numero di popolazione islamica in terra francese, si tratti di clandestini o regolari. Pare, dunque, che per Sarkozy – orami alla frutta nei sondaggi – tutto faccia brodo per garantirsi un voto in più. Il timore, però, è che i 25 non vedano l’ora di seguire l’esempio. Infatti, se la questione dell’interpretazione sarà a nostro sfavore, non solo Sarkozy avrà il diritto di respingere i nuovi tunisini ma potrebbe avviarne oltre confine altri, offrendo il destro anche ai rimanenti Stati di fare altrettanto. Si produrrebbe, così, un contenuto ma significativo esodo di extracomunitari che, estromessi dai rispettivi paesi per qualche ragione – da respingimento a respingimento -, non potrebbero che prendere 2 strade: o salire verso la Norvegia, l’Islanda e Russia (improbabile) o scendere verso l’Italia per avvicinarsi ai loro paesi d’origine.

Se la prospettiva sembra azzardata, ci si ricordi che il Responsabile UE dello Sviluppo, Andris Pielgabas, lo scorso 6 aprile ha fatto sapere al nostro Paese, via Reuters, che in materia di immigrazione: “ […] dovrebbe dare uno sguardo più ampio al suo contributo, che dovrebbe essere maggiore, perché nessuno sosterrà il peso al posto dell’Italia”.

Dunque, riassumendo: la UE non è interessata all’affare immigrazione (clandestina o profuga) perché ritiene che non la riguardi. Inoltre, potrebbe approfittare dell’occasione per avviare una graduale operazione di deislamizzazione del territorio ai nostri danni, al fine di ristrutturare pienamente – per usare le parole di Guéant – “la laicità dello Stato” . Tutto questo in attesa di alcuni sviluppi.

Uno – La crisi libica si plachi con probabile divisione del Paese in 2 tronconi: Tripolitania a Gheddafi, che sta avanzando inesorabile, e la Cirenaica, per ora ancora in mano ai ribelli, dove si concentrano i giacimenti di petrolio.

Due – La possibilità che buona parte degli extracomunitari provenienti dal continente oltre il Mediterraneo, torni nelle loro terre. Altrimenti pazienza e comunque a farne le spese saremmo solo noi o, quanto meno,  di questo pare essere convinta l’Europa.

stanza del consiglio UE
Bruxelles – Stanza del Consiglio

Prospettive – Domani, salvo colpi di scena, si preannuncia uno scontro impari: Italia contro tutti. Noi potremmo avanzare pretese solo minacciando di abbandonare Frontex, la linea di difesa NATO, con il ritiro della base militare di Napoli e l’aereoporto di Trapani, i 2 punti strategici della coalizione. Ma non sarebbe una buona mossa. Ci autoescluderemmo dalle possibili future spartizioni petrolifere in Cirenaica, facendo un regalo a Sarkò, che già da tempo cerca di scalzare ENI per aggiudicarsi i nostri contratti sul greggio. L’Italia diverrebbe così energeticamente ed economicamente dipendente dalla Francia.

Buio pesto, dunque? Non proprio. Una possibilità arriva da Mustafa Abdel Jalil, capo del Consiglio nazionale transitorio libico a Bengasi, il quale ha chiesto in via ufficiale un maggior coinvolgimento dell’Italia nel conflitto in cambio di aiuto per contrastare le partenze dalle coste del paese. Jalil non è sciocco: sa che il ritiro italiano significa la sconfitta e dunque ora spetta al nostro Governo muoversi con cautela ma in fretta. Bisogna strappare ai ribelli le garanzie sui contratti petroliferi e la sorveglianza delle coste, senza che Sarkozy si ingerisca nelle trattative. Se poi – tra una strategia e l’altra – riuscissimo anche a mettere da parte le antiche partigianerie pro-anti Cav. e collaborare uniti verso un’unica meta, questo ci renderebbe degli interlocutori credibili anche difronte ad una UE che ci piglia a pesci in faccia. Ma forse questo è chiedere troppo. Vedremo domani cosa accadrà.

Chantal Cresta

Foto ||  www.lastampa.it

 

 

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2 Risponde a Incontro Italia-UE: e se l’Europa volesse deislamizzarsi sulla nostra pelle?

  1. avatar
    Gustavo Gesualdo 12/04/2011 a 09:31

    Immigrati clandestini e Unione Europea: quale personalità giuridica?

    L’assenza di un quadro istituzionale chiaro e preciso negli assetti unitari europei, mina alla base la stessa credibilità della UE nei confronti dei popoli europei.

    Nata per volontà dei governi e non dei popoli, questa Unione Europea non trova la strada per superare la mera indicazione politica e raggiungere una qualificazione ed una personalità giuridica certa e consolidata, riconosciuta all’interno come all’esterno dei propri confini.

    Ed è proprio la questione dei limiti territoriali e popolari che mette in forse l’esistenza stessa di questa società delle nazioni e non dei popoli e dei territori.

    Il netto rifiuto della Commissione europea di collaborare nella difesa dei confini europei nel caso della invasione migratoria subita dal territorio italiano in questi giorni, impegna la considerazione che la Unione Europea non riconosca se stessa come un unicum inscindibile fra nazioni, territori e popoli che la compongono.

    L’assenza di una personalità giuridica riconosciuta nel mondo e riconoscibile nelle identità dei singoli paesi che la compongono, mette completamente a nudo il fallimento del progetto europeo.

    Una aggregazione comunitaria identificabile in un dato territorio non può prescindere dal riconoscimento, dalla garanzia e dalla tutela di principi basilari di qualunque identità statuale o sovranazionale come la difesa dei propri confini ed una chiara indicazione su quali soggetti possano accedere da questi confini, a quali condizioni e con quali diritti.

    La fuga precipitosa della Commissione europea dinanzi alla richiesta del ministro dell’interno Maroni di adempiere a doveri fondanti la caratterizzazione giuridica di un soggetto non più solo politico come la UE pretende di essere, dimostra semplicemente che l’Unione Europea, oltre ad essere priva di una personalità giuridica al di fuori dei propri confini, risulta essere priva di una qualsiasi personalità sociale e comunitaria condivisa all’interno dei propri confini.

    La mossa italiana ha messo a nudo una verità invalidante l’identità europea.

    Affermare che l’Unione Europea non esista, è oggi una affermazione fortemente validata e sottoscritta proprio dal suo organo di autogoverno politico.

    L’Europa non esiste come non è mai esistita, ne nella concezione di una Grande Europa, ne nella concezione di piccola società economico-finanziaria di mero indirizzo politico.

    Non è un funerale questo, poiché ieri si è celebrata la morte di un bambino mai nato:

    l’Unione Europea.

    Prendere coscienza di questa realtà mette in luce che l’obbiettivo europeo potrà essere raggiunto esclusivamente con una aggregazione che fasci e federi i paesi europei in una realtà federale unita in senso federalista, all’interno della quale va chiarito che, le competenze ed i poteri di cui si arroga il diritto questa Unione Europea devono corrispondere pari e relativi impegni di difesa degli stati membri, ovvero, lasciando libertà di azione nelle esclusive riconosciute e garantite ai singoli stati, senza mai commettere l’errore di negare il riconoscimento, la garanzia, la tutela ed il governo delle esigenze territoriali e popolari fondamentali, come è purtroppo avvenuto in questi giorni.

    O con l’Italia o contro l’Italia, stato membro dell’Unione Europea.

    E la UE, ha scelto di stare contro il governo, contro il popolo ed il territorio italiano.

    E allora, che andassero a contare i petali delle LORO margherite e la lunghezza e la forma delle LORO zucchine.

    Fuori dalle balle, sinceramente, è l’unica risposta che l’Italia può opporre a tanta idiozia burocratica priva di personalità popolare e territoriale, oltre che giuridica e umana.

    E che non si parli di secessione dell’Italia dall’Unione Europea, per carità.

    Per rendersi indipendenti da qualcosa o da qualcuno, bisogna prima che questa entità sia esistita, e nel caso della UE, abbiamo certezza storica della sua mai esistenza in vita.

    La personalità giuridica la assume un bambino nato vivo, non un aborto.

    La capacità di agire è conseguente alla qualificazione della personalità giuridica.

    Non si può fare la secessione da un bambino mai nato.

    Non può l’Unione Europea agire per nome e per conto degli italiani, ovvero, agire contro gli interessi del popolo e del territorio italiano in assenza di una personalità riconosciuta e riconoscibile dagli stessi italiani, poiché ogni singolo cittadino italiano, come lo stato italiano, come il popolo italiano, come il territorio italiano, godono di una personalità giuridica propria riconosciuta in tutto il pianeta, mentre l’Europa è solo un bambino mai nato, un aborto giuridico, un deprimente insieme di protocolli burocratici senza capo ne coda, senza una personalità giuridica riconosciuta in quanto tale, almeno pari a quella di un singolo cittadino italiano.

    Siamo popolo libero, non merce di scambio sui tavoli della contrattazione protocollare.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Un Cittadino con personalità giuridica riconosciuta in tutto il mondo libero e democratico

    Rispondi
  2. avatar
    Chantal Cresta 12/04/2011 a 13:06

    Che dire caro Gesualdo,
    personalmente – a “caldo” – non posso che sottoscrivere ogni singola virgola del suo manifesto anti-UE. A “freddo”, però, devo dirle che l’idea di abbandonare l’Europa non mi convince. O meglio, mi convince a metà.
    Ritengo che un futuro senza un’Unione, che ci chiede tutto e non dà nulla in cambio, si possa anche pensare. Magari anche realizzare dopo aver rivisto l’assetto economico che ci lega agli altri Stati senza generare terremoti finanziari.
    Tuttavia, oggi i nostri immediati problemi sono altri e di natura ben più urgente. Tuttavia sui principi da lei espressi, ripeto, sono assolutamente d’accordo.

    Rispondi

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