Inchiesta Monte Paschi: dalla posizione dell’Abi alla pista inglese

Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte Paschi

 Il blitz Monte Paschi di Siena potrebbe compromettere anche la carriera di Giuseppe Mussari. L’ex presidente di Banca e Fondazione Mps, a causa del polverone sollevato dalle indagini, vede in bilico l’attuale carica ricoperta alla presidenza dell’Associazione bancaria italiana Abi, pur non essendo tra gli indagati. Nel 2007, anno della fatidica acquisizione di Banca Antonveneta, Mussari era presidente di Mps.

La vicenda Antonveneta – La spagnola Banca Santander aveva acquistato, pochi mesi prima, la Banca Antonveneta per 6 miliardi di euro, quando, a novembre di cinque anni fa, il Monte Paschi di Siena decise di farsi avanti: il gruppo bancario senese manifestò all’istituto di credito il proprio interesse per Banca Antonveneta. Tutto liscio fin quando non ebbe inizio la trattativa.

Il valore del patrimonio di Antonveneta, di per sé, ammontava a poco meno di 3 miliardi. Il punto di partenza, invece, fu fissato al prezzo di 6 miliardi sostenuto, in precedenza, da Santander per l’acquisto. Poi, il Monte Paschi decise di concludere il proprio affare per ben 10,3 miliardi di euro. Un affare che di conveniente non sembra avere nulla, se non il denaro incassato da Santander.

Solitamente le importanti acquisizioni bancarie come questa necessitano – prima di effettuare qualsiasi operazione – di minuziose indagini di mercato volte ad accertare il reale valore dell’acquisto da effettuare e il suo possibile rendimento futuro. La due diligence è da sempre il metodo più utilizzato: attraverso il processo investigativo vengono analizzate tutte le informazioni relative all’impresa oggetto dell’acquisizione. In particolare quelle che fanno riferimento alla struttura organizzativa, al mercato, ai dati economico-finanziari, agli aspetti fiscali e legali, ai rischi potenziali. Se Mps, ai tempi dell’operazione, avesse effettuato tali indagini oggi non rischierebbe il tracollo finanziario. Ma non fu mai effettuata alcuna due diligence. L’acquisizione fu concordata al doppio del valore di mercato. Risultato: la Fondazione Mps oggi è prosciugata.

Il gruppo bancario senese non dispone più degli ingenti capitali a disposizione prima del brutto affare Banca Antonveneta che, per di più, non ha portato alcun frutto positivo nel tempo. È iniziata la disfatta del Monte Paschi, l’unica fondazione in Italia a controllare in toto il gruppo bancario Mps, compresa Antonveneta. La domanda sorge spontanea: perché, mentre il mondo si avviava verso la crisi la terza istituzione bancaria d’Italia avrebbe dovuto acquistare a 10 ciò che due mesi prima valeva 6? E, vista l’ergonomica cifra, perché quel rifiuto alla due digilence?

Tornando alle indagini attualmente in corso. C’è un altro pezzo del puzzle Mps che gli inquirenti cercano di ricostruire. La dichiarazione di Tommaso Di Tanno – uno dei maggiori fiscalisti italiani, docente di diritto tributario all’università di Siena e membro del collegio sindacale MPS – in occasione dell’ultima assemblea del collegio sindacale, che rispondeva così alla richiesta di delucidazioni sull’operazione Antonveneta avanzata dai piccoli azionisti – «Il valore patrimoniale della Banca Antonveneta era di 2,3 miliardi e fu acquistata per 9 miliardi. Non entro nel merito se il prezzo pagato a Santander fosse appropriato». A questo punto la domanda è: come è possibile che il presidente di un collegio sindacale non possa, o non voglia, entrare nel merito di un operazione finanziaria tanto dispendiosa e rischiosa come quella dell’acquisizione Antonveneta? Non rappresenta tutti gli azionisti del gruppo, compreso se stesso?

I reati – Secondo la Procura di Siena le ipotesi di reato sarebbero: manipolazione del mercato ed ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza, in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie alla acquisizione di Banca Antonveneta, e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi.

Gli indagati – Sarebbero 4, tutti componenti del collegio sindacale in carica al momento dell’acquisizione di banca Antonveneta: il presidente Tommaso Di Tanno, i due sindaci Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti e l’ex direttore generale Antonio Vigni.

La pista inglese – Secondo una dichiarazione sfuggita a uno degli investigatori, da un primo esame del contratto di acquisizione sarebbero emerse condizioni capestro, dure e inequivocabili. Un dettaglio che va oltre i reati ipotizzati dalla procura. «Mps potrebbe perfino essere vittima della vicenda, è una cosa che non si può escludere. Non tutto quello che si fa è contro la banca o chi ha operato» – ha sottolineato Giampaolo Mazza, comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Siena – «potrebbero essere regolari tutte le procedure adottate». Quindi, l’imponente dispiegamento di forze nel quale ben 147 agenti della Guardia di Finanza furono mobilitati per perquisire gli uffici della sede centrale del Monte Paschi a Siena lo scorso 9 maggio, sarebbe servito solo a verificare l’ipotesi di una truffa estera di 1,5 miliardi di euro, la cui pista porterebbe nella capitale inglese, Londra. Continua la caccia agli intermediari dell’operazione.

Nel frattempo, in attesa del concludersi delle indagini, l’Abi e le banche italiane esprimono la piena fiducia a Giuseppe Mussari, lo stesso presidente dell’Abi, che nel primo biennio del suo mandato è stato un efficace portavoce del malessere del sistema creditizio nazionale sotto pressione sui fronti del mercato, dell’authority e dell’opinione pubblica. Ma per l’eventuale emergenza, l’Abi non nasconde i nomi dei due successori alla presidenza. Il primo è quello di Maurizio Sella, presidente dell’Abi per otto anni, fino al 2006. Il secondo è Antonio Patuelli, attuale vicepresidente vicario di Mussari.

Antonio Mattiacci    

Fonte||ultimaora.net; ilcorrieredabruzzo.it

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