Incessanti le recriminazioni di Pechino contro il Nobel Liu Xiaobo

Sempre più lontana la liberazione della coppia. Continua l’isolamento. Fermati anche i diplomatici europei

di Margherita Kochi

Liu Xiaobo

Pechino – Non si placano le recriminazioni del governo di Pechino sull’assegnazione del Premio Nobel al dissidente cinese Liu Xiaobo. Il governo definisce un “oscenità” l’assegnazione del premio ad un “criminale” già condannato da un tribunale cinese a 11 anni di reclusione. Liu finì in carcere perché “colpevole” di essere schierato in prima linea nella lotta a favore dei diritti umani fondamentali e della democrazia. Con la fondazione di Carta 08, aveva favorito la nascita di un manifesto per dar voce alla lotta per l’affermazione dei diritti di libertà e giustizia sociale. Nel 1989 aveva anche partecipato alla protesta di piazza Tienanmen. Liu Xiaobo ha sempre puntato il dito contro le violazioni perpetrate dalla Cina affinchè non restassero impunite.

Queste le motivazioni per le quali Pechino definisce un “criminale” il premio Nobel per la pace. Queste le motivazioni per le quali la comunità internazionale ha scelto di assegnare il premio proprio a Liu Xiaobo. Una sola persona, due giudizi inconciliabili. Ma la Cina questa volta è sola contro il resto del mondo.

Non è mancato l’appoggio dei governi dei maggiori attori presenti sulla scena globale. Il portavoce dell’Ambasciata americana a Pechino ha chiesto alla Cina di rilasciare la moglie del Premio nobel, Liu Xia prigioniera in casa sua e scortata per qualsiasi attività di prima necessità. Sconvolge sapere infatti che da quando è stato assegnato il premio al marito, lei non possa avere più alcun contatto con l’esterno né tantomeno le è permesso lasciare la sua abitazione. Altre parole di sostegno all’azione di Liu Xiaobo sono state espresse dal ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, da quello italiano, Franco Frattini e dall’Unione Europea. Pechino però ha impedito ai diplomatici europei di consegnare alla signora Xia una lettera di solidarietà del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. La polizia locale di stanza davanti l’abitazione del premio Nobel non si è nemmeno data la pena di fornire una motivazione che giustificasse il divieto d’accesso. Sulla donna non ci sono accuse pendenti, ma di fatto resta in isolamento. È difficile dire se riuscirà o meno nell’intento di lasciare il Paese a dicembre per recarsi in Norvegia a ritirare il premio del marito.

Il Comitato norvegese, ancor prima dell’annuncio ufficiale del nome del premio Nobel, aveva dichiarato che sarebbe stata una “scelta da difendere”. L’ex premio Nobel Barack Obama si è congratulato con il comitato indipedente per la scelta effettuata, chiedendo al contempo alle autorità cinesi la scarcerazione di Liu Xiaobo. Tuttavia a nulla sembrano servire le pressioni dell’intera comunità internazionale sulla Cina. Pechino proprio non ne vuole sapere di sedersi al tavolo dei negoziati e risponde nell’unico modo conosciuto in assenza di argomentazioni valide: con l’uso della forza. Cresce sempre più la repressione del dissenso e la popolazione cinese, soffocata dalla censura e dal blocco pressochè totale delle informazioni, rimane all’oscuro di tutto.

La Cina non si smentisce. Il dossier sui diritti umani continua e continuerà a restare per i prossimi anni uno dei grandi nodi irrisolti nei rapporti tra Pechino e il resto del mondo. Il governo cinese ha denunciato il fatto, definendolo un’ingerenza ingiustificata nei loro affari interni. Il ministro degli Esteri cinese ha addirittura dichiarato che l’assegnazione del Premio Nobel a Liu Xiaobo è solo un modo per attaccare la Cina.

Liu Xia, moglie del premio Nobel

Attualmente anche se i media sono obbligati al silenzio e internet è inutilizzabile per i filtri imposti dal regime, la Cina difficilmente riuscirà a mettere a tacere la comunità internazionale e quanti si battono per la causa dei diritti umani. Il fatto che Pechino abbia bisogno di alzare la voce per difendersi, dimostra solo quanto debole sia la sua attuale posizione di fronte all’Occidente. In pochi giorni, la Cina è riusciuta a perdere parte del prestigio mondiale che aveva conquistato negli ultimi anni. La preoccupazione maggiore dei leader è la stabilità interna e questa questione potrebbe costare molto più di qualche punto percentuale nel tasso di crescita.

Nel frattempo gli avvocati del premio Nobel hanno dichiarato che chiederanno un nuovo processo al fine di ottenere un’assoluzione. Ma la strada per capire come procedere è ancora poco chiara. Sono molte le incognite, ma una cosa è certa: Liu Xiaobo ha il diritto di chiedere di essere giudicato una seconda volta dall’Alta Corte di Pechino.

Foto | via http://donna.fanpage.it, www.cdt.ch,

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