In Italia più asili nido per conciliare lavoro e famiglia

Roma – In Italia più asili nido per la gioia delle mamme in carriera (e anche non). Non è un sogno, ma un’opportunità vera. Sembra, infatti, prendere piede l’idea di servizi per l’infanzia nel nostro Paese a costi accessibili, permettendo quindi ai genitori di svolgere il proprio lavoro senza rinunce, garantendo altresì la tutela dei bambini.

Si potrà mettere su un nido da 50 posti in cui i piccoli saranno seguiti per 7 ore e mezza al giorno per ben 44 settimane. La bella notizia sta nel fatto che la spesa totale sarà di 346 mila e 500 euro annui al 77% con le rette familiari (532 euro per 10 mesi), mentre il restante 23% sarebbe saldato da imprese ed enti pubblici. Si tratta di una simulazione “del mercato del welfare”, condotta dal gruppo cooperativo nazionale chiamato “Cgm” (la più grande rete italiana di imprese sociali) con la convinzione che un’azienda non profit sia in grado di sviluppare un circuito “generativo”, capace cioè di riprodurre le risorse statali che impiega a patto, però, che l’amministrazione (locale e centrale) crei le sue ottimali condizioni politiche, normative e di sviluppo del progetto in termini di finanziamento.

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L’Italia arranca sul versante della conciliazione dei tempi di lavoro e cura familiare. Secondo l’Istat, infatti, la mancanza di servizi a supporto delle attività di presa in carico dei membri non autosufficienti del nucleo (bambini, disabili e anziani) rappresenta un ostacolo per il tempo pieno di 204 mila donne impegnate part-time (il 14,3%) e per altre 489 mila disoccupate. C’è una forte discrepanza fra Nord e Sud della Penisola per quel che riguarda copertura di posti negli asili disponibili. Gli obiettivi di Lisbona 2010 la fissano, infatti, al 33% ogni 100 bambini in età 0-3 anni, nonostante l’Italia non vada oltre il 25%, e ne mancano ancora 121 mila e 380.

Tuttavia, qualcosa si può fare: realizzando le strutture carenti attraverso il modello di produzione dell’impresa sociale, non soltanto vi sarebbe un’adeguata offerta educativa, ma il piano porterebbe un saldo occupazionale di 26 mila e 708 lavoratori, con un valore annuo della produzione di oltre 841 milioni di euro, che assicurerebbe un cospicuo gettito per le casse dello Stato.

Chiara Campanella

Foto via frontierenews.it; comune.rufina.fi.it;

 

 

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