Imu e Tasi alla scadenza. Niente bollettini e caos aliquote

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Bollettini che non ci sono, Decreti che non esistono, aliquote sconosciute e bilanci ignoti: tutti i se di Imu e Tasi

Roma – Ancora trenta giorni e si parte con le scadenze fiscali locali. Il 16 giugno prossimo scade il termine per il saldo delle tasse sulla casa in 5.279 Comuni. Imu e Tasi rimangono le imposte più problematiche laddove – come ricorda il Corriere della Sera – l’accorpamento della fiscalità in un’unica local tax promessa dal Governo è di là da venire. Ma le difficoltà non sono solo queste. Il quotidiano di via Solferino fa un excursus del caos che si annida in materia di fiscalità locale e quali saranno i disagi per i contribuenti.

IN CERCA DI BOLLETTINI – Uno dei quesiti principali che i cittadini dovranno risolvere è capire quale è esattamente l’importo da versare nelle casse dei Comuni e del Tesoro. I municipi, contrariamente a quanto detto, non hanno il dovere di recapitare al contribuente il bollettino precompilato. 

A dirlo è la fondazione dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni) Ifel. Secondo l’ente il malinteso sui bollettini è nato da una «superficiale lettura della Legge di Stabilità 2014» secondo cui, nei fatti, i Comuni avrebbero l’onere della comunicazione ai cittadini; nella pratica, mancando i decreti ministeriali di attuazione e non potendo conciliare la data di invio dei moduli con la scadenza della Tasi (30 giugno), i contribuenti dovranno cavarsela da soli. I Comuni sono comunque tenuti a provvedere ai servizi per l’assistenza fiscale ai cittadini.

ALIQUOTE SCONOSCIUTE – Rimane da capire quale sarà il saldo finale tra Imu e Tasi e anche quest’anno – ricorda ancora il Corriere della Sera – è impossibile dirlo con certezza. Cosa seccante, ma anche qui un artificio burocratico ha reso possibile l’intollerabile.

La scadenza per la presentazione dei bilanci dei Comuni era alla fine di marzo, senonché la Conferenza Stato-Città ha fatto slittare i termini spostandoli dal 23 maggio al 30 luglio. Risultato: poiché i Comuni non hanno l’obbligo di fare conoscere le aliquote prima della scadenza della tassazione, molti non ne hanno fissata alcuna.

Sicché per il pagamento della prima rata il caos regna sovrano e l’Ifel cerca di mettere una pezza: i Comuni che non hanno ancora fissato un’aliquota 2015 potranno richiedere al contribuente, entro il 16 giugno 2015, un acconto Imu-Tasi che si basi sui bilanci 2014 tra aliquote e detrazioni. Successivamente, il Comune ha la facoltà di richiedere eventuali saldi secondo le variazioni stabilite e pubblicate ufficialmente entro il 28 ottobre 2015. La seconda rata è prevista per il 16 dicembre.

Se, al contrario, il Comune ha già deliberato le aliquote 2015, al contribuente non rimane che fare i conti per l’anno in corso, tenendo presente che – dice la Cgia di Mestre – più di una dozzina di grandi municipi hanno aumentato le imposte sugli immobili. Tra le città: Arezzo, Bologna, Livorno, Modena, Potenza, Rimini e Treviso. Ad Aosta, Carbonia, Pesaro e Rovigo, invece, le aliquote sono rimaste quelle del 2014. Quelle di Enna e Mantova, poi, sono diminuite.

Chantal Cresta

 

 

 

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