Imu. Ricette dei partiti al vaglio dell’Europa

Imu

Bersani, Monti e Berlusconi

Gli italiani la odiano, la Chiesa la teme e i partiti politici avanzano idee per rimodularla, decurtarla o addirittura abolirla: si tratta dell’Imu. L’Imu o imposta municipale unica, è senz’altro l’oggetto principale di discussione di una campagna elettorale che si annuncia accesa e piena di colpi di scena.

 E poco importa se l’introduzione di questa imposta è servita a scongiurare un rischio default che sembrava oramai imminente, perché a quanto pare, l’Imu, sotto elezioni, ben si presta come terreno fertile per lo sfogo di populismi e demagogie, specie se utili ad oscurare l’immagine del premier Mario Monti.

Ma ciò che ha destato più clamore è stata un’ agenzia diffusa martedì mattina, su un rapporto presentato dalla Commissione europea. Inizialmente era trapelata la notizia, attribuita a Bruxelles, di una secca bocciatura dell’Imu, indicata come causa principale di un “leggero” aumento della povertà in Italia. Notizia poi rettificata in serata dalla stessa Commissione Ue che ha precisato come l’impatto sulla povertà fosse in realtà riferito all’Ici del 2006, salvo indicare in una maggiore progressività e in una riforma del catasto, due strade auspicabili per attenuare l’impatto dell’imposta sulle famiglie meno agiate, anziani e figli che ricevono l’abitazione in comodato dai genitori.

Proprio a favore di una riforma catastale, unita ad una rimodulazione dell’Imu, sembra essere Mario Monti. Il premier uscente, in particolar modo, indica una maggiore destinazione dei proventi dell’imposta ai comuni come uno dei principali miglioramenti da poter applicare: in effetti sui 24 miliardi raccolti con l’imposta municipale, solo 14,8 sono destinati ai comuni, mentre il restante va dritto nelle casse dello Stato. Molto meno possibilista, Monti, sembra esserlo su un addolcimento generalizzato dell’Imu, ancorando tale possibilità ad un eventuale allentamento dei bisogni finanziari dello Stato. In ogni caso, una profonda riforma del catasto, in grado di allineare il valore degli immobili sul territorio, sembrerebbe trovare pienamente d’accordo anche Pier Luigi Bersani, per l’indubbia “ventata” di equità che sarebbe in grado di portare.

In casa Pd però, nonostante il fermo rifiuto a promesse demagogiche di abolizione dell’Imu, si mira a una profonda rivisitazione dell’imposta in senso “redistributivo”. La ricetta del centrosinistra, prevede un percorso costituito da due fasi: la prima destinata ad esentare tutti dal pagamento dell’Imu sulla prima casa fino a 500 euro, il che equivarrebbe a non far pagare circa il 45% degli italiani, provocando un mancato gettito da 2,8 miliardi, compensabile con un aumento delle aliquote per le prime abitazioni dal valore catastale superiore a 1,5 milioni. La seconda e ultima fase, invece, prevede, in evidente sintonia con la ricetta Monti, la riforma del catasto e una totale devoluzione ai sindaci dei poteri decisionali in merito alla definizione dell’Imu, oltre la possibilità, , di esentare dal pagamento dell’imposta i quartieri periferici disagiati da risanare, grazie un corrispettivo aumento dell’aliquota su chi possiede abitazioni in centro.

Imu
Olli Rehn

Decisamente più radicale e populista, sembra essere la proposta di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, così come altri suoi illustri alleati, (Giulio Tremonti e Renato Brunetta in primis), sulle ali dello slogan “la casa è sacra per gli italiani”, annunciano la ferma intenzione di voler abolire l’Imu sulla prima casa, così come fatto in passato per la vecchia Ici. Ma, poiché il Cavaliere e il suo staff sanno bene che sopprimere l’Imu equivarrebbe a rinunciare ad un introito da ben 4 miliardi (poco più dei 3,3 miliardi assicurati a suo tempo dall’Ici), hanno già pronta una ricetta per tappare tale buco: la copertura infatti, sarebbe garantita da un ampio piano di dismissioni dei beni dello Stato e abbattimento del debito, con eventuale aumento delle imposte su tabacco e alcolici.

Ma cosa pensa l’Ue sulle varie ricette dei vari contendenti in corsa per Palazzo Chigi? Olli Rhen, commissario Europeo agli Affari Economici, sostiene che cambiare l’Imu non sarebbe un’eresia ma invita il futuro governo a portare avanti politiche coerenti con gli impegni di bilancio e a non disperdere il buon lavoro di risanamento realizzato dal governo tecnico. Lo sa bene Monti, additato da buona parte dell’opinione pubblica come il creatore dell’odiata Imu ma che, in realtà, nonostante ne sia un fermo difensore, alla resa dei conti ne rimane solamente l’attuatore. Infatti, come ricordato anche  Bersani: «l’Imu l’ha messa Berlusconi, non io o Monti».

Daniele Gunnella

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