Imu: abolizione slitta ancora ed è caos nei comuni

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ROMA – L’abolizione della seconda rata dell’Imu verrà rimandata a martedì prossimo. Il fatto sembra ormai certo, visto le numerose affermazioni da parte degli esponenti del Governo Letta e Saccomanni. Secondo le diverse note di questi giorni, il posticipo dovrebbe essere dovuto a più fattori, ma tutti in prevalenza di tipo «formale».

LE CAUSE DELLO SLITTAMENTO – In primo luogo ciò è dovuto all’attesa per la rivalutazione delle quote di Bankitalia, consentito però soltanto in conseguenza di un lasciapassare da parte della Bce, che garantirebbe un gettito a favore delle Casse dello Stato di 1,2 miliardi di euro. In secondo luogo, alcuni hanno imputato questo ulteriore slittamento al fatto che non si riescano più a trovare le coperture per l’esenzione dell’odiata tassa sui fabbricati e i terreni agricoli.

Anche se in realtà per i fabbricati non ci dovrebbero essere problemi, in quanto il loro costo sarebbe abbastanza irrisorio, intorno ai 20 milioni di euro. Per i terreni invece le cose si iniziano già a complicare, perché si parla di 300 milioni, una cifra che inizierebbe ad essere un po’ più problematica. Certo è che nel caso in cui questo fosse vero, se cioè una cifra del genere rappresenterebbe seriamente un problema per il Governo, sarebbe l’evidente testimonianza di una problema se non proprio di “farraginosità”, perlomeno della difficoltà di movimento.

LA SITUAZIONE DEI COMUNI – A questo proposito i Comuni, con le amministrazioni locali immerse nel caos di una normativa fiscale che si modifica in continuazione, reclamano ulteriori soldi. Per la precisione 500 milioni, sostenendo che andrebbe fatta una revisione dei calcoli a partire dalle aliquote 2013 piuttosto che di quelle attuali relative al 2012, delle quali sono più alte e quindi scatterebbe la richiesta di ulteriori finanziamenti.

Senza contare che gli operatori dei Caf, i Centri di assistenza fiscale, hanno spedito una lettera a Saccomanni facendogli notare che il tempo a disposizione per il calcolo delle tasse – con il saldo si dovrebbe pagare entro il 16 dicembre – è troppo breve, e per questo motivo si rischia di non riuscire a svolgere in tempo tutto il lavoro. In quel caso si sarebbe costretti a tenere in considerazione soltanto le delibere approvate entro il 15 dicembre, recuperando i restanti importi nel 2014 ma senza ulteriori interessi.

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I COSTI – All’interno di questo clima di incertezza e di controversie, i calcoli per la cancellazione della tassa conferiscono una stima dei fondi necessari pari a 2,4 miliardi. Soldi che come già accennato verranno per una parte, circa la metà, dalla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia detenute negli istituti di credito, le banche azioniste, mentre il resto ritornerà incredibilmente di nuovo a carico dei contribuenti, con una splendida piroetta.

Tramite l’aumento degli acconti sulle imposte, ovvero gli anticipi di gettito che lo Stato chiede ai contribuenti: Ires per banche e assicurazioni, l’imposta sul reddito delle società che aumenterà al 128% per il 2013 e al 127% nel 2014; Irap, imposta regionale sulle attività produttive; e infine il nuovo acconto sul risparmio amministrato. Per di più se queste non funzionassero c’è la clausola di salvaguardia, che dice che laddove un’imposta non dà gettito ne scatta un’altra. Per questa evenienza si parla delle accise sulla benzina, a partire però dal 2015, oppure sulle sigarette.

In sostanza, se da una parte c’è chi guarda verso l’alleggerimento della spesa, in primo luogo agricoltori e industria alimentare, dall’altra sindaci e burocrazia battono cassa, vogliono più soldi. Se si contano anche le furiose proteste per il trasporto pubblico di Genova e l’emergenza per i tragici avvenimenti della Sardegna, lo si può dire: di entrare in crisi, per il Governo, non è proprio tempo.

Francesco Gnagni

@FrancescoGnagn1

Foto: www.radiortm.it ; qn.quotidiano.net .

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