Immigrazione. Slovenia avverte: ‘la Ue rischia di sgretolarsi’

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Il presidente del Consiglio sloveno Miro Cesar (enikos.gr)

Bruxelles – L’Unione europea si «sgretolerà». E’ questa la dichiarazione fortissima del premier sloveno Miro Cerar che sta riecheggiando in queste ore in tutte le redazioni e sale stampa del Vecchio Continente. La ragione di tanta furia è intorno al problema immigrazione.

EUROPA A FINE VITA – Secondo il premier Cerar, infatti, se l’Europa non adotterà subito soluzioni comuni e concrete per risolvere il flusso incessante di migranti in arrivo dai Balcani, l’Unione è destinata a spezzarsi. Parole minacciose affermate dal presidente sloveno all’arrivo a Bruxelles in occasione del vertice tra Ue e i Paesi dell’Est extra Ue. Tra essi Macedonia e Serbia i quali hanno voce in capitolo nella questione.

Dall’altra parte Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Ungheria, Romania e Slovenia che insieme all’Italia non sono ancora giunti ad una soluzione efficace del problema. Insiste Cesar: «Se non vorranno adottare alcune azioni immediate e concrete nei prossimi giorni e nelle prossime settimane io credo che la Ue e l’Europa cominceranno a sgretolarsi».

I timori di Cesar non sono irragionevoli. Secondo quanto riporta Rainews.it, la Slovenia ha registrato in pochi giorni un totale di 60.000 arrivi e la Croazia ne ha incassati 11.500 in un giorno. A questo si aggiungono i muri che in numero sempre maggiore i paesi dell’Est affermano di voler erigere per frenare il flusso migratorio sulla linea già praticata dall’Ungheria di Orban. E il malcontento sale.

POLONIA NAZIONALISTA’? – Al punto che la Polonia, paese incline all’accoglienza e domenica alle urne, pare già pronto a un cambio di rotta con il consenso a Beate Szydlo, candidata di ferro del Pis, partito conservatore e nazionalista nonché ammiratrice delle politiche di Victor Orban.

GERMANIA IN RETROMARCIA – A preoccupare Cerar sono anche le voci insistenti intorno ad una chiusura totale dei confini da parte di Austria e Germania, l’Eldorado a cui aspirano molti migrati i quali spesso per non vedersi negato il diritto soggiorno in Germania, rifiutano di farsi identificare nei paesi di passaggio, divenendo a tutti gli effetti clandestini.

Una situazione insostenibile a cui non si riesce a dare risposte. Giorni fa la Cancelliera Angela Merkel è volata in Turchia per chiedere al premier Erdogan, a nome di tutta la Ue, un maggior coinvolgimento delle autorità locali nel fermare il traffico migratorio. Il dialogo è stato poco promettente e adesso ci si attende delle prese di posizione europee.

Nel frattempo anche la proposta degli hotspot da posizionare in Italia e Grecia pare improponibile giacché alla distribuzione degli immigrati per quote non corrisponde un’organizzazione comune sul rimpatrio immediato dei non aventi diritto. In sede Ue si stenta persino a pronunciare la parola.

Chantal Cresta

Foto || enikos.gr

 

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