Immagini di luce e libertà. David Fenton in mostra a Roma

La locandina della mostra di David Fenton "Shots" a Roma dal 14 al 18 ottobre all'Angelo Mai Altrove

Roma – C’era una volta un ragazzo, nato il 25 aprile del 1952. Viveva a New York e la sua famiglia era benestante. Andava a scuola. Aveva una casa. Aveva tutto. A quindici anni, però, si accorse che nella sua vita mancava qualcosa. C’era in lui qualcosa che lo spingeva ad essere scontento di tutto, non perché non apprezzasse ciò che possedeva, ma perché non si sentiva completo. Il motivo era un vuoto interiore, che non riusciva a colmare. Provò tante cose, ma era tutto inutile, niente riusciva a farlo sentire completo. Alla fine capì cosa voleva e se ne accorse semplicemente camminando. Vedeva che il mondo intorno a lui si stava trasformando. C’era gente in piazza che voleva dei cambiamenti, voleva che alcuni errori non venissero mai più commessi e, soprattutto, rivendicava un’antica parola che aveva perso di significato: libertà. C’erano giovani come lui, persone più adulte, persone di spicco e gente nota negli ambienti più intellettuali. Tutti uniti.

Si sentiva piccolo e non era certo la sua età a farlo sentire tale. Prese una decisione. Avrebbe partecipato anche lui a questo cambiamento, anche se ciò avesse significato rinunciare a qualcosa di più importante, come la scuola. Avrebbe fatto in modo di sentirsi più utile a se stesso e agli altri. Avrebbe anche lui usato la propria voce affinché ciò che diceva quella gente, e ora anche lui, si realizzasse. Così prese un’arma. Per combattere? No di certo! Un’arma per potersi distinguere. Per poter in qualche modo partecipare. Scelse una macchina fotografica. In fondo, cosa c’è di più oggettivo di una foto?

Così il giovane ragazzo partì, si mise a lavorare come giornalista fotografico e seguì il movimento. Guardò manifestazioni, partecipò ad eventi unici, vide la nascita e lo sviluppo di organizzazioni rivoluzionarie. Passarono attraverso il suo obiettivo i personaggi più noti del suo tempo: politici come Richard Nixon, farfalle ribelli come Janis Joplin, campioni come Muhammad Alì e cantanti come John Lennon. Visse talmente a pieno il suo tempo da farne una forma d’arte: documentare tramite delle immagini la realtà storica dell’epoca e farne un messaggio da tramandare ai posteri. Lo spirito di quei giorni è ancora lì. È ancora nelle foto di quel ragazzo: David Fenton.

Sono passati quasi sessanta anni e David Fenton ha fatto una brillante carriera, tanto da essere chiamato «il Robin Hood delle pubbliche relazioni», perché le sue azioni sono espressioni d’interessi sociali. Ha proseguito il suo percorso ed è ora membro del Consiglio delle Relazioni Estere. Come le parole di un romanziere non tramontano mai, anche le immagini di quei giorni sono ancora vive. E dopo tanto tempo in Italia si è finalmente riusciti a fare onore a questo fotografo. Dal 14 al 18 ottobre, a Roma, presso lo spazio indipendente dell’Angelo Mai, si terrà la prima mostra fotografica dedicata a Fenton:  Shots. An American Photographer’s Journal 1967-72. Cinquantasette saranno le immagini, che all’epoca furono pubblicate da grandi testate come «The NY Times» o «Life», unite poi in una raccolta pubblicata solo nel 2005.

David Fenton

L’evento ha preso piede grazie a una serie di eventi, Snapshots, tenuti a Roma per raccogliere i fondi necessari. L’impegno è stato assunto da diverse associazioni. Partendo dall’Angelo Mai il quale, oltre che ospitare la mostra, ha messo a disposizione le sue energie per gli eventi,  sono inoltre da citare la factory di produzione LaSituazione Act, il gruppo di professionisti di CameraOscura, la piattaforma di Cineama e la collaborazione sempre presente di Fandango Web Radio. Molti artisti, soprattutto cantanti e musicisti, hanno collaborato portando le loro performance agli eventi: Roberto Angelici, Riccardo dell’Era, Lara Martelli, Anna Su, Adriano Bono per citarne alcuni.

Roma avrà solo cinque giorni per mostrare all’ Italia la forza che c’è negli scatti di Fenton. Sarà una mostra di storia, di curiosità, di energia e di una realtà di cui Fenton ci ha reso partecipi. Venire conviene a tutti, sia agli amanti del genere sia ai non amanti, perché la presenza di immagini uniche di avvenimenti e di personaggi che culturalmente hanno fatto la storia meritano un minuto di attenzione. Ci aiutano a capire come siamo arrivati a questo punto. Ci aiutano a riflettere su cosa abbiamo sbagliato e su cosa continuiamo a commettere errori.

 

Shots. An American Photographer’s Journal 1967-72

dal 14 al 18 ottobre

Roma – Angelo Mai Altrove, via delle Terme di Caracalla, 55a – Tel: 329 4481 358

Aperto ogni sera dalle 18 in poi

 

Francesco Fario

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