Immagini che raccontano una rivoluzione

179 scatti riferiti alle rivolte dei contadini del Paese del centro America. Due le chiavi di lettura: testimonianza storica e interpretazione soggettiva dei fotografi stessi

di Chiara Campanella

Uno degli scatti in mostra

Roma – La Rivoluzione messicana raccontata in 179 immagini in bianco e nero. Questa la mostra fotografica Mexico. Immagini di una Rivoluzione al Palazzo delle Esposizioni a Roma, che fa riferimento ai cruciali accadimenti politici e ai leggendari movimenti armati nel Paese latino americano dal 1910 al 1920.

Le immagini, di straordinario impatto visivo, provengono da numerosi fondi archivistici della Fototeca Nazionale dell’INAH (Instituto Nacional de Antropología e Historia di Città del Messico) e resteranno esposte nella capitale a fino al 9 gennaio 2011. La mostra, realizzata dall’Instituto Nacional de Antropología e Historia e curata da John Mraz (Universidad Autónoma di Puebla), è presentata simultaneamente a Città del Messico, nel Museo del Carmen, e in venti altre sedi interne del Paese. Due i livelli di lettura della manifestazione artistica: come testimonianza storica dei fatti accaduti e come esempio di interpretazione soggettiva, prodotto dello sguardo  individuale rivolto dai singoli fotografi a una congiuntura storico-politica vissuta da ciascuno in modo diretto e partecipato.

La mostra prende in esame tutte le fasi di questo lungo conflitto, mettendo a fuoco di volta in volta le diverse esperienze di vita sottese dalle tragiche vicende della storia rivoluzionaria. Costruita sulla base di un criterio cronologico, la rassegna restituisce l’immagine romanzesca dei grandi caudillos, ma soprattutto riscatta la rappresentazione del quotidiano e i processi sociali innescati dalla Rivoluzione messicana, che è stata la prima grande rivolta sociale del mondo moderno.

Lo scatto scelto per la locandina della mostra

Durante la dittatura di Porfirio Diaz (1876-1911), a causa della continua espansione delle grandi proprietà terriere, centinaia di migliaia di contadini erano stati costretti a convertirsi in peones, salariati senza alcun potere, o a emigrare nelle città alla ricerca di miseri impieghi. L’impossibilità da parte del ceto contadino di ottenere dal governo qualsiasi forma di compensazione politica, insieme alle profonde differenze di classe che si andarono sempre più accentuando, generarono lo scatenarsi di una guerra cruenta che si concluse soltanto nel 1920.

La manifestazione artistica, è composta in tutto da undici sezioni tematiche:I Il porfiriato. Dallo studio alla strada; II – Il maderismo. Verso una fotografia di guerra; III – Lo zapatismo. Las cámaras surianas; IV – L’orozquismo. I colorati; V – Il decennio tragico e il huertismo. Fotografare la reazione; VI – L’invasione a Veracruz. Un laboratorio fotografico; VII – Il villismo e la spontaneità del soggetto; VIII – Il convenzioniamo. Fotografia di contrasti; IX – Il costituzionalismo. Il registro della vittoria. Il ciclo espositivo si conclude con due sezioni di approfondimento (X – Icone; XI – Fotografi) dove, rispettivamente, vengono presentate alcune immagini-simbolo della storia della rivoluzione messicana e riepilogate le figure dei principali reporters, protagonisti -dietro l’obiettivo- di questo formidabile racconto per immagini: Samuel Tinoco, Eduardo Melhado, Ezequiel Álvarez Tostado, Manuel Ramos, Abraham Lupercio, Miguel y Agustín Víctor Casasola, Géronimo Hernández, Antonio Garduño, Sabino Osuna, Hugo Brehme, Heliodoro Gutiérrez ed altri, purtroppo, anonimi.

E’ importante sottolineare la presenza delle numerose immagini durante questo conflitto proprio perché, l’assoluta assenza di censura, ha fatto si che i reporter stessi si dedicassero anima e corpo alla loro attività, scattando molte fotografie e seguendo passo passo le varie fasi della rivoluzione. Soprattutto durante il periodo dell’orozquismo, le foto sono il prodotto di reporter professionisti, ormai avvezzi agli scenari di guerra. Sono presenti molte riprese da vicino che colgono i soldati in atteggiamento spontaneo durante il combattimento. Un esempio è il un telefonista che viene immortalato insieme ad alcuni ufficiali federali ed è un’immagine di una modernità sorprendente.

Gli anni tra il 1913 e il 1915 sono quelli in cui gli eventi della rivoluzione vengono ripresi con fotografie tragiche, uniche e, spesso, macabre, come quella dei familiari dei rivoluzionari impiccati o quella del dottore con in braccio la gamba amputata di un soldato. Gli ultimi anni del conflitto, ovviamente, sono caratterizzati da foto più spontanee e moderne, essendo i soldati abituati alla presenza dei reporter nella guerra.

Alla fine del percorso della mostra sono messe in evidenza personaggi come Francisco Madero, che capeggiò la rivolta con cui tutto il movimento ebbe inizio; Emiliano Zapata, al contempo il leader più radicale e quello più conservatore della lotta armata, idealmente proiettato verso il mondo contadino eppure impegnato nel difficile processo di modernizzazione del paese; Pascual Orozco, al capo di un movimento che intendeva sfuggire al controllo federale e centralista della rivoluzione; Pancho Villa, che con Zapata rappresentò la figura di massimo riferimento per i ceti più umili della popolazione coinvolti nella Rivoluzione. Oltre a questi personaggi, tra le fila degli eserciti, sorsero anche le cosiddette “colonnelle”, donne combattenti, riprese in più foto dai reporter.

La rassegna comprende due brevi video, composti da materiale documentale filmato in forma cinematografica durante la Rivoluzione. Tali materiali, provenienti dalla Cineteca dell’UNAM, sono stati restaurati per l’occasione grazie al supporto dell’INAH.
Infine, è stato integrato alla mostra uno specifico programma musicale intitolato Suoni della Rivoluzione, che attraverso 33 tracce di diversi generi musicali singolarmente commentati, intende facilitare ulteriormente l’immersione dello spettatore nel clima dell’epoca. E’ così possibile, per il visitatore, rivivere quella particolare e delicata situazione storica in maniera più partecipativa e coinvolgente.

FOTO via/http://www.palazzoesposizioni.it; http://www.romeguide.it

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