Ilva. Il Riesame conferma il sequestro preventivo

Ilva di Taranto

grr.rai.it

Taranto – Caso Ilva: atto secondo. Il 20 agosto il tribunale del Riesame ha depositato le motivazioni che hanno portato alla conferma del sequestro degli impianti a caldo del gigante siderurgico. Come si legge nelle 124 pagine che costituiscono gli atti  «risulta assolutamente evidente come sussista l’urgenza di intervenire con il provvedimento di sequestro atteso che, allo stato, come bene è stato evidenziato dai periti chimici, dai periti medici, dagli accertamenti dell’Arpa, dagli accertamenti del NOE, le emissioni di sostanze nocive alla salute della popolazione sono chiaramente in corso e l’adeguamento degli impianti, ovvero l’eliminazione delle non corrette pratiche di gestione delle polveri degli elettrofiltri e di tutte le disfunzioni comportanti emissioni incontrollata e diffuse a quote basse non appare più eludibile. Va quindi sottratta al gestore la disponibilità delle predette aree (area parchi, area cokerie, area agglomerato, area altiforni, area acciaierie e area gestione rottami ferrosi) e degli impianti ivi esistenti. Attraverso il sequestro, infatti, occorre impedire che i reati sopra descritti siano portati ad ulteriori conseguenze atteso che, come dimostrato, è in corso una massiva attività emissiva di sostanze nocive alla salute umana e animale ed idonea a compromettere la qualità dell’ambiente circostante (aria, acqua, terreni, vegetali)».

Anche perché, si legge sempre nella sentenza, «la vita e la salute delle persone fisiche è bene primario tutelato dalla Costituzione senza alcun compromesso di tipo sociale ed economico in grado di farlo arretrare». Rimane dunque «quanto osservato dal Gip» e cioè «l’immediata adozione del sequestro preventivo – senza facoltà d’uso – delle aree e degli impianti sopra indicati».

Tutto questo con una importante differenza: «le modalità esecutive del sequestro, in concreto, non possano che essere individuate dagli stessi custodi- amministratori, sulla base delle migliori tecnologie disponibili, ed attuate sotto la supervisione del P.M. precedente, quale organo dell’esecuzione, all’esclusivo fine della eliminazione della situazione di pericolo». Anche perché «non è compito del tribunale stabilire se e come occorra intervenire nel ciclo produttivo o, semplicemente, se occorra fermare gli impianti trattandosi di decisione che dovrà necessariamente essere assunta sulla base delle risoluzioni tecniche dei custodi – amministratori. Per questo lo spegnimento degli pianti rappresenta, allo stato, solo una delle scelte tecniche possibili. In nessuna parte della perizia e, del resto, in nessuna parte del provvedimento del gip si legge che l’unica strada perseguibile al fine di raggiungere la cessazione delle emissioni inquinanti, unico obiettivo che il sequestro si prefigge, sia quello della chiusura dello stabilimento e della cessazione dell’attività produttiva. Al contrario si desume la possibilità che l’impianto siderurgico possa funzionare ove siano attuate determinate misure tecniche che abbiano lo scopo di eliminare ogni situazione di pericolo per i lavoratori e la cittadinanza (…). Il sequestro di un enorme e complesso stabilimento industriale quale il siderurgico di Taranto non è meramente tecnica e fine a se stessa».

Tale decisione è molto importante, infatti, scrivono nell’ordinanza i giudici Antonio Morelli, Rita Romano e Benedetto Ruberto,  e da questa ricadono importanti conseguenze che vanno a toccare interessi molto diversi fra di loro, quali quello della tutela dell’impresa produttiva e della tutela dell’occupazione di mano d’opera. Ovviamente, affermano i giudici, «non si tratta di operare compromessi fra questi ultimi ed i primari interessi alla vita, alla salute ed alla integrità ambientale, assolutamente preminenti, quanto piuttosto di individuare quelle soluzioni che, nel giungere alla cessazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile gli ulteriori interessi in gioco». Rimangono infine confermate le ordinanze impugnate nei confronti degli ex patron dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva, e di Luigi Capogrosso.

Bruno Ferrante

Bruno Ferrante

Ovviamente non poteva che essere positiva la reazione del ministro dell’Ambiente Clini che in questo modo ha commentato: « Le motivazioni del tribunale del riesame sul sequestro dello stabilimento Ilva di Taranto confermerebbe che gli impianti vanno chiusi non definitivamente ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica». «Da quello che ho letto», ha continuato Clini, il riesame conferma «l’approccio che anche noi abbiamo sempre suggerito: la fermata degli impianti è in funzione degli interventi di risanamento».

Ora, non resta quindi che aspettare le decisioni dei custodi su come attuare la ripresa dell’azienda. Nel frattempo in mattinata in fabbrica c’è stato un’incontro tra il presidente Ferrante e i sindacati nel corso del quale per il momento si è allontanato lo spettro tanto temuto della cassa integrazione, uno dei punti caldi soprattutto per la Uilm che non avrebbe mai accettato il ricorso agli ammortizzatori sociali. Come affermano i sindacati stessi, Ferrante ha ribadito la sua massima collaborazione e che già da sabato chiederà mandato al C.d.A a spendere immediatamente tutti i 146 milioni di euro che facevano parte del piano presentato ai ministri Passera e Clini per il risanamento della fabbrica.

 

Stefania Galli  

Foto || grr.rai.it; linkiesta.it

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