Il welfare si tinge di rosa, ma ancora con qualche difficoltà

Le donne sono diventate il pilastro del welfare. Sono sempre state le regine della casa, occupandosi gratis di tutti i lavori domestici, ma ora, a causa delle difficoltà economiche, si occupano anche delle case degli altri, a pagamento. Grazie alle badanti, gli anziani non soffrono più la solitudine e grazie alle baby sitter le mamme possono andare a lavorare tranquille. È una vera e propria espansione delle donne nel mercato del lavoro, ostacolata, tuttavia, dai tagli ai fondi sociali.

In occasione dell’8 marzo Sbilanciamoci! presenta un dossier che fotografa le condizioni di vita delle donne nel contesto della crisi e ne ricava la fotografia di un Paese in cui il diritto alle pari opportunità è ben lontano dall’essere garantito. Una situazione allarmante, visto che per molte donne assistere un anziano o fare le collaboratrici domestiche è il solo modo per sopravvivere. Elena, una badante rumena di 40 anni, afferma: “Sono venuta in Italia quattro anni fa. Una famiglia mi ha preso come badante. Io sentivo la nostalgia di casa, non conoscevo la lingua, non sapevo cucinare. Loro mi hanno insegnato tutto. Grazie a loro ora conosco l’italiano, so cucinare i piatti italiani ed ho una nuova famiglia.” Le collaboratrici domestiche e familiari straniere svolgono un vero e proprio ruolo sostitutivo dello Stato nel welfare. Secondo i dati dell’Osservatorio Inps sui lavoratori domestici, i lavoratori impiegati in questo settore sono passati dai 553.234 del 2002 agli 881.072 del 2011. Il picco del 2009 è dovuto al processo di regolarizzazione dei lavoratori domestici in nero.

In tempi di crisi, anche le donne italiane tornano ad occuparsi della casa, oltre alla propria. Il primo dato significativo viene dall’Inps: dal 2008 ad oggi le domestiche e le badanti di nazionalità italiana sono aumentate del 20%. Donne con figli da mantenere, donne sole che devono pagare l’affitto, donne che devono lavorare il doppio per fronteggiare le spese.

L’Istat, nel rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010, dichiara: «la situazione delle donne, che stanno reggendo l’assistenza del Paese, è gravissima. Questo sistema è in crisi strutturale: le donne non reggono più e non può essere più questo il modello che sostiene il welfare italiano». Ma c’è altra scelta? Di certo, svolgere un doppio lavoro o lavorare più ore del solito, non è una passeggiata. E sicuramente queste donne sono stanche. Ma le donne sono forti e non molleranno. Ci sono donne che lavorano come badanti dal primo pomeriggio fino alla mattina dopo, si svegliano presto e vanno a pulire e a cucinare in un’altra casa, per poi tornare a fare le badanti. Senza pausa, senza fermarsi un secondo. Faticano, sono stanche, ma lo fanno ugualmente, perchè devono mantenere i figli e pagare l’affitto. Sbilanciamoci! suggerisce alcune delle scelte che si potrebbero fare per migliorare da subito la vita quotidiana delle donne: un piano per l’occupazione femminile, estendere le politiche di conciliazione, razionalizzare, riorientare e rifinanziare le politiche sociali, estendere i servizi per l’infanzia e renderli meno costosi, ampliare la rete dei consultori, rafforzare la lotta alle discriminazioni di genere e la rete dei centri antiviolenza.

Per molte donne, questa è l’unica strada. Scoraggiarle o tagliare i fondi sociali, significa interrompere il loro cammino verso la tranquillità. E questo non è giusto, visto che se svolgono questi lavori, se faticano così tanto, è per ottenere quella tranquillità che gli è stata negata o che non hanno mai avuto. È necessario sostenerle ed aiutarle, instaurare una catena di aiuti reciproci, in modo che entrambe le parti ne traggano dei benefici.

Claudia Polsinelli

Foto viamuoversi insieme.it;professionisti.ilsole24ore.com; infort.org;

 

 

 

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