Il viaggio è un esercizio spirituale: ecco perché lo amiamo

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Quello del viaggio è un esercizio spirituale, un modo per stimolare la curiosità e trasportare velocemente su un pianeta ‘altro’, in un’atmosfera che ci rende sereni. Si tratta in buona sostanza della medicina in grado di curare stati d’animo complicati oppure stressati: studi dimostrano come fin dal momento della pianificazione del viaggio aumentino gli ormoni della felicità.

Il senso del viaggio, della vacanza perfetta per staccare dallo stress quotidiano, consente il rilascio di una grande quantità di endorfine (con un innalzamento dei livelli di dopamina e serotonina). Mettere a punto l’itinerario che ci condurrà alla scoperta di un Paese nuovo e affascinante sarà un’attività stimolante: la narrazione dell’avventura inizia proprio da qui.

C’è un bivio, al quale ci si trova di fronte nel momento di scegliere come raggiungere la destinazione, che descrive stili diversi nell’approccio al viaggio: autonomo e indipendente, con la propria macchina (ma in questo caso le distanze giocheranno un ruolo cruciale) oppure più comodo, in aereo. Nel primo caso si configura, per tradizione, una vacanza con la famiglia, magari con bambini piccoli ai quali si vuole trasmettere la passione per il viaggio ma senza stress eccessivi.

Va da sé che i preparativi qui riguarderanno in modo particolare la vettura: un controllo del motore e dell’impianto frenante saranno l’Abc. E se gli pneumatici dovessero risultare usurati o vecchi, si potrà cogliere l’occasione per sostituirli rivolgendosi a portali di esperti come Gommeplanet. Se invece preferite viaggiare in aereo la vostra destinazione è probabilmente extra europea, siete con gli amici o con il partner: una volta giunti a destinazione sceglierete come spostarvi per vivere l’avventura.

La sindrome buona che ci fa programmare sempre nuove vacanze

Chissà, forse anche grandi esploratori come Colombo e Magellano si lanciavano nelle imprese che li hanno resi leggendari per una passione smisurata per i viaggi. La sindrome di Wanderlust (tradotto dal tedesco, ‘voglia di vagabondare’) non perdona e caratterizza tutta una vita. Non soltanto nell’approccio alla vacanza ma anche nella quotidianità, nel modo di affrontare le novità e di gestire i rapporti personali.

L’amore per la scoperta è una luce guida, che fa desiderare di programmare sempre nuove vacanze senza soluzione di continuità. In realtà non si tratta di una vera malattia, casomai è una piacevole ossessione che consente di ritagliare piccoli momenti di relax. Ad ogni modo, se siete amanti del viaggio c’è una buona probabilità che lo diventino anche i vostri figli: ci sarebbe cioè un’ereditarietà alla base di questa affascinante tendenza alla scoperta.

Guardatevi intorno e cercate qualche sintomo tangibile della vostra voglia di esplorare. Probabilmente in salotto avete un mappamondo di design oppure una carta geografica ‘scratch’, dove segnare i Paesi visitati. Magari nella barra dei preferiti sul pc di casa avete siti di viaggi e di ricerca voli aerei, mentre fanno bella mostra di sé nella libreria di camera più guide turistiche. Se scegliete i vostri bagagli con una cura maniacale (devono essere belli e perfetti) o se nella app del meteo sullo smartphone tenete sotto controllo dieci città del mondo con i diversi fusi orari – beh – siamo di fronte a indizi inequivocabili.

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