Il Venezuela è un pericolo mondiale, parola di Obama

In Venezuela più che i diritti umani sono stati violati gli interessi Usa. Intanto il M5s sprona al dibattito sul modello sudamericano.

10998877_10155212053210717_2559291379982619629_oLa Casa Bianca il 9 marzo ha annunciato l’imposizione di nuove sanzioni a diversi funzionari venezuelani, dicendosi «profondamente preoccupata per gli sforzi del governo del Venezuela a far crescere l’intimidazione nei confronti dei suoi oppositori politici», in riferimento alla reiterata violazione dei diritti umani nelle proteste avvenute durante il 2014 in cui hanno perso la vita 43 persone.

MINACCIA – Il presidente Obama è sembrato molto turbato quando con faccia seria ha ufficialmente dichiarato che il Venezuela rappresenta «una minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale» degli Stati Uniti – una dichiarazione pubblica necessaria per giustificare a termini di costituzione queste sanzioni (resta da chiarire in che modo il Venezuela potrebbe minacciare la potenza di fuoco di Washington).

COERENZA – Tali provvedimenti appaiono del tutto fuori luogo se consideriamo che tra gli alleati più vicini all’amministrazione Obama è presente l’Arabia Saudita che, tra i tanti casi di sistematica repressione contro gli oppositori politici, ha da poco condannato uno dei pochi attivisti indipendenti del Paese, Mohammed al-Bajad, a 10 anni di carcere con l’accusa di terrorismo. Le stesse obiezioni potrebbero essere estese all’Egitto o a molti altri partner a stelle e strisce. La sospettata imparzialità si acuisce ulteriormente grazie alla storica abitudine degli Stati Uniti di utilizzare lo spettro della violazione dei diritti umani per indebolire e demonizzare governi poco inclini a assoggettarsi alle linee guida di Washington, Nixon e il segretario generale Kissinger ci hanno lasciato una “perla” con l’Operazione Condor. La vicinanza al governo – pur sempre legittimamente eletto di Maduro – e la reazione a quest’ultima mossa dell’amministrazione Usa non si è fatta attendere, difatti sono arrivate le condanne da parte di Cuba, Ecuador, Bolivia, Argentina, Norvegia, Colombia ma anche di Cina e Russia; ma soprattutto i movimenti sociali venezuelani si sono riuniti a Caracas, in plaza Venezuela, per testimoniare la loro contrarietà alle nuove sanzioni al ritmo del classico “Yankee go home”.

chavistasQUESITI - A questo punto la questione da porre è solo una: appurato che gli Stati Uniti non sono paladini della giustizia e/o dei diritti umani, a quale ragione rispondono queste sanzioni sul Venezuela? Siamo di nuovo dinanzi a un tentativo di destabilizzazione che mira a far crollare – coadiuvato dal crollo dei costi petroliferi – il governo Maduro. Sostanzialmente lo Stato sudamericano, accompagnato dalle diverse comunità “sudiste” Celac, Unasur, Mercosur e soprattutto Alba, si è sottratto ai dettami degli Stati Uniti; è uno dei pochi paesi al mondo ricco di petrolio che ha cacciato le imprese multinazionali per nazionalizzare le industrie e redistribuire i profitti. Inoltre è parte attiva dei diversi progetti sudamericani di uscita dalla “dollarizzazione” commerciale attraverso accordi di scambio realizzati con una moneta di conto che è il Sucre – esempio è l’intesa Cuba-Venezuela per barattare medici e petrolio.

EL CHIGUIRE – In uno degli ultimi discorsi pubblici tenuti da Hugo Chàvez, conosciuto come il discorso «Golpe de Timòn», il defunto presidente raccontò una barzelletta su una tribù indigena e un sacerdote – nonostante tale attitudine condivisa non credo che ci fossero importanti rapporti con il Silvio nostrano. Un sacerdote colonialista battezzò gli indigeni dando loro nomi di battesimo, mostrandogli l’atto della comunione, ma soprattutto insegnò loro a non mangiare carne il Venerdì, sostituendola con il pescato o con il chiguire (un grande roditore). Dopo diverso tempo il sacerdote tornò al villaggio un venerdì e trovò la tribù intenta a grigliare un maiale. “Cosa sta succedendo qui?” chiese il sacerdote. La gente rispose: “Nessun problema, abbiamo messo dell’acqua sulla testa del maiale e abbiamo detto: Tu che una volta eri un maiale ora ti chiami chiguire. ” Con questo simpatico aneddoto Chávez ha sintetizzato il rapporto che il capitalismo ha stabilito con il Venezuela; “insegnare” il capitalismo a popolazioni che per indole e cultura lo rifiutano è molto difficile come mostrato dai mille e più tentativi non riusciti. Magari si potrebbe semplicemente far cascare in terra una delle tante verità che riteniamo di avere in tasca e accettare l’idea che sono loro a poter insegnare qualcosa a noi.

INZIATIVE - Tale concetto è pressoché quello sostenuto durante la conferenza “l’ALBA di una nuova Europa” voluta dalla Commissione Affari Esteri del M5s nella giornata di venerdì.  Un incontro organizzato dal Movimento ma arricchito nei contenuti da professori esterni alle dinamiche grilline; i professori Vasapollo e Arriòla – a cui si sono aggiunte le testimonianze di Bernardo Alvaréz Segretario generale dell’Alba e diversi rappresentanti dei paesi membri – hanno teorizzato la costituzione di una lega intra-popolare nel Mediterraneo in cui dovrebbero convergere Portogallo, Italia, Grecia, Spagna (i cosiddetti P.I.G.S) ma anche altre economie più deboli dell’est Europa. Un’alternativa al sistema dell’Unione Europea che vuole ridiscutere l’approccio monetario, sociale, culturale al mercato e al metodo capitalista. Un incontro che, aldilà della facile propaganda dell’onorevole/cittadino Di Battista, indubbiamente favorito dalla colpevole assenza di qualsiasi altro schieramento, ha rilanciato la possibilità dell’uscita dall’euro dettando una possibile linea. Per quanto ad alcuni possa ciò apparire poco attuabile si tratta comunque di una voce diversa, lontana dalla retorica europeista del quantitative easing tanto caro agli istituti bancari.

Francesco Malfetano
@FraMalfetano

foto: www.venezuelanalysis.com

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