Il tango di Zotto emoziona Roma

Roma – Quando si parla di tango le definizioni non solo non servono, sono addirittura scomode, perché il tango non è accademia, ci sono regole e alfabeto, ma non sono limiti, casomai strumenti da combinare in infiniti modi. E proprio questi infiniti modi sono raccontati da Miguel Ángel Zotto nel suo nuovo spettacolo Zotto in concerto.

Zotto, il più grande ballerino di tango vivente – e uno dei migliori tre di tutti i tempi, secondo quanto emerso da un recente sondaggio effettuato in Argentina – racconta un’appassionata e appassionante storia, quella del tango, dalla sua nascita alla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri.

Canyengue, salon, milonga, escenario sono gli stili del tango che Zotto e la ballerina Florencia Roldan – insieme a Neri Piliú con Yanina Valeria Quiñones e Pablo Moyano con Roberta Beccarini – hanno interpretato per l’affascinato pubblico romano.

Le tre coppie di ballerini hanno danzato su brani noti anche ai profani – coinvolgendo non poco il pubblico che non ha lesinato in applausi – accompagnati dal Sexteto Tipico Viento de Tango – Massimiliano Pitocco e Dario Flammini bandoneones, Daniele Orlando violino, Pierluigi Ruggiero violoncello, Giovanni Rinaldi contrabbasso, Giuliano Di Giuseppe pianoforte – mentre la calda, ma decisa voce della cubana Monica Marziota ha regalato agli spettatori splendide interpretazioni, tra cui quella di Milonga de la Anunciacion, il quadro 15 della tango operita di Astor Piazzolla Maria de Buenos Aires, uguale alla più famosa Yo soy Maria, il secondo quadro.

Osvaldo Pugliese, il già citato Piazzolla, Agustín Bardi, Alejandro Scarpino, Gerardo Rodríguez sono solo alcuni dei tasselli che compongono questo mosaico di musica, corpi, ballo, sentimento, storia, cultura e mescolanza.

Nato in grembo al Rio de la Plata dalla commistione tra le diverse culture confluite alla fine dell’Ottocento nell’enorme crogiuolo che tutt’ora è il Sudamerica, il tango oggi esprime sensualità, raffinatezza, accuratezza e, per certi versi, ricerca estetica, ma alla sua nascita era un ballo popolare che faceva divertire il volgo nelle peggiori bettole di Buenos Aires.

Ma lo spettacolo coreografato da Zotto ha il pregio di non tralasciare nulla: complici i musicisti, le luci e i costumi – sempre importanti in uno spettacolo, ma più che mai nel tango anche quando non si sale su un palcoscenico – lo spirito del tango ha facilmente invaso la sala, riportando in scena la gente comune, quella a cui – come riferito proprio all’inizio dello spettacolo – si deve la nascita, l’evoluzione e lo straordinario attuale successo del tango, consacrato nel 2009 dall’Unesco che lo ha inserito nella lista dei Beni culturali immateriali dell’umanità.

E l’abilità dei ballerini non poteva lasciare indifferente la platea: su Bordoneo y 900 l’applauso del pubblico per le tre coppie in contemporanea sul palco è stato incontenibile; lo stesso per Gallo ciego e Canaro en Paris. Dopo interminabili minuti di applausi e aver salutato e ringraziato gli spettatori, ballerini e musicisti sono stati “costretti” a concedere un bis della famosissima Cumparsita di Gerardo Matos Rodríguez.

Zotto non balla, fluttua, tanto da far scomparire il suolo sotto i suoi piedi, conducendo la sua compagna con una leggerezza, e al contempo con una sicurezza, che evocherebbe immagini celesti, se non fosse che il tango, invece, porta alla mente, al cuore e allo stomaco immagini decisamente più calde e terrene.

Ma il tango non è solo questo. Per molti è una magia, un modo di perdersi in un respiro sconosciuto, per smettere di pensare al mondo e concentrarsi su una sola persona, l’altro. E l’altro, di rimando, si concentra solo sull’altra persona. Come se aver cura dell’altro significasse, in realtà, curare se stessi.

Per ciascuno il tango ha un significato diverso, ma di certo è emozione, sensazione, passione e un pivot dopo l’altro, tra ochos e boleos, Zotto ci trasporta nel cuore della più losca, fumosa e affascinante milonga di Buenos Aires.

Francesca Penza

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