Il segreto dei suoi occhi, il ricordo di un passato che può cambiare il futuro

Una delle pellicole più coinvolgenti di questa stagione cinematografica: solido, completo, divertente e di una profondità incredibile. Una trama che non fa una piega e di estrema precisione narrativa. Perfetto il lavoro espressivo di tutto il cast degli attori

di Adriano Ferrarato

Locandina

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Anche dopo 25 anni, uno sguardo può raccontare molte cose.

Ne sa qualcosa a riguardo Benjamìn Espòsito (Ricardo Darìn), che ricorda ancora gli occhi di Liliana Coloto, brutalmente uccisa da uno sconosciuto dopo essere stata violentata. Un caso che l’aveva coinvolto nell’animo molto più del previsto e di cui non è mai riuscito a dare una chiusura definitiva, lasciandogli un gran vuoto interiore e tanta delusione. Ed è per questo che, ormai alle soglie della pensione, ha deciso di scrivere un libro sulla storia di quell’omicidio. Per capire e capirsi. Una storia che parla della vittima, e di suo marito, Ricardo Morales (Pablo Rago) che per anni dopo la morte della bellissima moglie, ha aspettato invano per ore alla stazione che passasse il suo assassino per poterlo consegnare alla giustizia.

Ed è anche l’occasione per Benjamìn di fare i conti con il proprio passato, a partire dai sentimenti mai dichiarati per il suo diretto superiore Irene Menéndez Hastings (Soledad Villamil), che ha sempre amato e considerato irraggiungibile per uno come lui. Passando per il suo grande amico e collega Pablo Sandoval (Guillermo Francella), con il quale ha condiviso gioie e dolori nella sua difficile carriera alla ricerca di una verità che troppe volte gli è sfuggita di mano.

Quando si vince un Oscar come miglior film straniero battendo pellicole del calibro de “Il Profeta” di Audiard, c’è ben poco da dire. “Il segreto dei suoi occhi” è uno dei film più coinvolgenti di questa stagione cinematografica: solido, completo, divertente e di una profondità incredibile. Una trama coinvolgente (tratta dal romanzo di Eduardo Sacheri) abbinata ad un ottimo lavoro della regia di Juan José Campanella e di estrema precisione narrativa.

Si passa infatti più volte dal passato al presente: il personaggio interpretato da Ricardo Darìn che rievoca l’intera storia a Soledad Villamil è stato invecchiato dalle quelle magie dei trucchi che solo il cinema riesce a creare. E subito dopo ritroviamo i due protagonisti ringiovaniti con perfetta tempistica. Nulla in questa pellicola è stato lasciato al caso, e nelle due ore di proiezione non si riesce a non avvertire una sorta di raffinata eleganza nel raccontare i sentimenti delle persone senza usare mai le parole.

 Soledad Villamil e Ricardo Darìn

Soledad Villamil e Ricardo Darìn

Sono infatti i primi piani a dire molto di più di qualsiasi dialogo. Facce (ottimo il lavoro espressivo di tutto il cast), occhi che “mostrano” storie. In tutto l’arco del film Benjamìn Espòsito non si dichiara mai alla sua amata, perché avrebbe spezzato questa magia ottica. Ma lo fa con una forza incredibile attraverso un viso innamorato. Così come il guardare “qualcosa che non c’è più” del marito di Liliana, definito proprio durante le scene “in uno stato di amor puro”.

Amore che si collega soprattutto al rimpianto delle occasioni perdute, in un tempo che passa troppo veloce, ma che può alimentare una intera esistenza umana senza mai estinguersi. Dopo 25 anni il funzionario non ha mai dimenticato Irene, ha amato solo lei, e il suo stile di vita così solitario, riflessivo, la sua necessità così grande di scrivere la storia dell’omicidio sono anche la scusante per dirle quello che non ha mai osato confessargli, per provare a cambiare un futuro che è sempre più grigio.

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