Il ronzio di BeeLife a difesa delle api e della biodiversità

BeeLife

Ape su girasole – Foto Unaapi/Allais

Tempo poche settimane, e le api si risveglieranno dalla lunga ibernazione invernale. Stiracchiandosi dopo la protratta inattività, si affacceranno al nuovo inizio di primavera, saluteranno i primi caldi raggi di sole e tireranno un lungo sospiro di speranza, perché il nuovo anno sia un po’ più clemente con loro rispetto ai precedenti, e non sacrifichi tante vite. Gli apicoltori stanno dalla loro parte, e faranno il possibile per salvaguardarle e assicurare una buona qualità ambientale: molte forze le stanno già convogliando in una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi indirizzati proprio alla difesa delle api e della biodiversità, chiamata Beelife, una mobilitazione dal basso per cercare di affermare un’agricoltura compatibile con l’ambiente e che metta definitivamente al bando quei pesticidi killer di api e di altri insetti impollinatori.

PESTICIDI KILLER, SIMILI AL DDT – Si conta che negli ultimi anni, solo in Europa le colonie di api abbiano subito un declino pari circa al 20%. Già nel corso del 2008, episodi di morie anomale di api avevano allarmato il mondo scientifico, che additò gli insetticidi usati in agricoltura come uno dei fattori di maggior rischio per gli impollinatori. Fu così che entrò in vigore il primo divieto temporaneo di insetticidi appartenenti alla classe dei neonicotinoidi.

«Quella del 2008 – afferma Francesco Panella, presidente dell‘Unaapi (Unione nazionale associazione apicoltori italiani) – è stata la prima di una serie di sospensioni culminate nella decisione dell’aprile 2013 di vietare per due anni l’impiego, su alcune colture, di 3 sostanze neonicotinoidi (clotianidin, tiametoxam e imidacloprid), cui si è aggiunto in seguito anche il fipronil. Noi apicoltori siamo molto soddisfatti della decisione della Commissione Europea, riconoscere che certe molecole con una persistenza e una solidità pari all’incirca a quella del DDT sono incompatibili con la vita delle api e di altri impollinatori, lo riteniamo un fatto eclatante. Allo stesso tempo siamo ancora all’erta, perché il problema non è risolto del tutto».

GLI EFFETTI SUB-LETALI SULLE API – Le cose non sono così semplici, infatti. Intanto la sospensione, che continua ad avere carattere provvisorio e non duraturo, riguarda solo alcune colture, e cioè mais, colza, girasole e cotone. E poi c’è da considerare la reazione inferocita che il provvedimento ha scatenato nei produttori di agrofarmaci, arrivati al punto di ricorrere alla Corte di giustizia europea, chiedendo l’annullamento del bando. Peraltro, molte aziende hanno già trovato il modo di aggirare il divieto, mettendo in commercio prodotti che si basano sulle stesse molecole bandite, solo leggermente modificate, ma ugualmente capaci di impatti fortissimi sugli impollinatori. Impatti, che si ripercuotono sia sui singoli individui che a livello di colonia.

Bisogna infatti considerare che anche a dosi molto basse, gli insetticidi scatenano una serie di effetti sub-letali devastanti: interferiscono sull’orientamento, al punto che le api non riescono più a tornare all’arnia. Aumentano la mortalità e lo sviluppo di disfunzioni, agiscono sulla memoria e sulle proprietà olfattive, inficiando la capacità di riconoscere i fiori. La scienza lo dice a chiare lettere: il danno dei pesticidi supera enormemente i benefici di una maggiore produttività agricola che proprio sugli insetticidi basa il controllo dei parassiti.

GRAN PARTE DEL NOSTRO CIBO DIPENDE DALL’IMPOLLINAZIONE – Non si ha idea di quanto questi piccoli animali, che solo a sentirne il ronzio ci innervosiscono, siano fondamentali per la salute degli ecosistemi. Senza di loro, la nostra sopravvivenza sarebbe compromessa: basti pensare che circa un terzo delle colture utilizzate per l’alimentazione dipende dall’impollinazione delle api. Secondo i dati della FAO, delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione mondiale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Solo in Europa, l’84% delle 264 specie coltivate dipende da questo “servizio” degli insetti. Senza impollinatori subirebbero un duro colpo le produzioni di frutta e verdura, come fragole, mandorle, mele, pomodori e altre colture fondamentali per la produzione di foraggio destinato all’allevamento di animali. A rimetterci sarebbero anche molte piante selvatiche.

Dati alla mano, il valore economico legato a all’impollinazione ammonta a circa 265 miliardi di euro. In mancanza di api, dovremmo ricorrere a mezzi artificiali, se mai fosse possibile, per impollinare le colture.

BeeLife

Regina con corte di api – Foto Unaapi/Allais

UNISCITI AL RONZIO DI BEELIFE – La cosa è seria, non si può perdere tempo, e questo lo sanno bene i promotori di BeeLife: già da ora si adopereranno per diffondere dati e informazioni attraverso social network e siti web, eventi culturali e interventi nelle scuole e nelle piazze. Vogliono che il loro ronzio di denuncia raggiunga le orecchie delle istituzioni nazionali ed europee, per ottenere il totale e duraturo ritiro dei pesticidi killer delle api.
«È una campagna di impegno – riprende Panella – che l’Unaapi sostiene con tutte le sue forze, nella speranza che si affermi definitivamente un’agricoltura sana e rispettosa dell’ambiente, non più distruttrice, ma produttrice di vita».

E se decidi di unirti anche tu al ronzio di BeeLife,  avrai fatto la tua parte per garantire il futuro non solo delle api, ma delle prossime generazioni.

Valeria Nervegna

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