Il ritorno di Lenny Kravitz

A tre anni da It Is Time for a Love Revolution, datato 2008, torna nei negozi Lenny Kravitz. L’artista americano, ormai quasi cinquantenne, continua il suo percorso artistico ultraventennale con un nuovo album, intitolato Black and White America.

La traccia d’apertura è la titletrack Black and White America: orecchiabile pezzo funkeggiante, impreziosito da un bel giro di basso e una sezione di tastiere e di fiati di stampo anni ‘70. Una canzone che abbraccia tutta la tradizione della musica nera e non. Come on Get It è sicuramente uno dei pezzi migliori dell’album in cui le chitarre tornano a spadroneggiare, con un riff 100% made in Kravitz che accompagna perfettamente la sua voce, molto più rabbiosa rispetto alla precedente canzone. L’anonima In The Black e una Liquid Jesus da lounge bar (caratterizzata da un falsetto piuttosto fastidioso) precedono la buona Rock Star City Life: chitarre ritmiche martellanti sullo stile dei classici Where are We Running o Fly Away. Si prosegue con Boongie Drop, che vede la collaborazione di Jay Z e Dj Military: l’elettronica, a braccetto con vocalizzi tranquilli, dà un calcio alla chitarra, in uno dei brani più deboli dell’album. Stand, scelta come primo singolo, rappresenta il lato più pop e commerciale del musicista americano; mentre con Superlove ritornano le atmosfere anni ‘70 già toccate in precedenza, per un pezzo che non esalta ma al contempo non dispiace. Con Everything torna a farsi sentire il lato più rock di Lenny, in un altro dei pezzi migliori dell’album: arrangiamento orecchiabile, un ottimo assolo e grande groove, a dimostrazione che il buon Kravitz ci sa fare, quando ha voglia.

I Can’t Be Without You non è malvagia, ma non convince appieno; Looking Back on Love è un buon lento funkeggiante, ben cantato e la sincopata Life Ain’t Ever Been Better Than It Is Now è un chiaro tributo a James Brown, seppur un tantino monotono. The Faith of a Child è un ottimo lentone ben cantato, costruito su delicati accordi di piano. Si prosegue con Sunflower, un altro capitolo da evitare, in un album concluso da Dream e Push: sofferta ballad la prima e buon brano di chiara ispirazione soul il secondo.

Lenny Kravitz sforna un album buono ma con troppi interrogativi e capitoli deboli. L’artista americano è un musicista eccellente e dimostra di conoscere la storia della musica: chiari i tributi ai mostri sacri del rock, come Beatles e Zeppelin, così come ai grandi della musica nera quali James Brown, Marvin Gaye e Barry White. Le sue capacità compositive e di arrangiamento sono notevoli (e non è una novità), tuttavia questo nuovo Black and White America si perde in capitoli non troppo felici (gli spunti più elettronici rappresentano il punto debole) e in una durata eccessiva.

Due o tre brani in meno non avrebbero guastato. Inoltre, su tutto l’album aleggia un’atmosfera commerciale che, se da un lato sarà l’elemento grazie che farà di Black and White America l’ennesimo album di successo di Mr. Kravitz, rappresenta allo stesso tempo un elemento che toglie un pizzico di sincerità ad una proposta musicale potenzialmente molto buona.

Concludiamo ricordando che l’artista passerà a trovarci in Italia il 20 novembre al Palaverde di Treviso il giorno successivo al Forum di Assago a Milano.

Alberto Staiz

Foto via musicalikers.it; 16shop.it


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