Il ritorno dell’autonomismo

La Lega Nord insegna. Dopo l’Mpa, nasce il Pdl Sicilia e si parla di un Pd Sicilia.
In che direzione si sta andando? L’autonomismo dominerà la scena politica italiana?

di Nicola Gilardi

La Lega Nord ha fatto storia. In Parlamento infatti è il partito più vecchio fra quelli presenti. Nato per rappresentare il Nord Italia insoddisfatto della “Roma ladrona” e della poca tutela per il territorio. Oggi è un partito di governo, ha uomini in ruoli chiave delle istituzioni ed il suo peso politico è importante.

Gianfranco Miccichè, fondatore di Pdl Sicilia

Il tratto caratteristico è sicuramente il radicamento nel territorio e la cura delle culture territoriali del Nord. Nella transizione al federalismo, però, ci sono altre forme di autonomia. In Sicilia, già regione dotata di statuto autonomo, stanno nascendo molti partiti ragionali oppure costole locali dei partiti nazionali: il Movimento Per l’Autonomia, il neonato Pdl Sicilia e potrebbe nascere anche un Pd Sicilia.
Ad aprire questa nuova ondata politica è stato il MPA di Lombardo, attuale governatore della regione Sicilia. Il Pdl Sicilia, invece, è nato agli inizi di Novembre dalla volontà di Gianfranco Miccichè esponente del Popolo delle Libertà ed ha portato non poche polemiche. Molti esponenti della stessa parte politica hanno parlato addirittura di tradimento. Lo steso Miccichè avrebbe però detto:«Sono fedele a Berlusconi, ma non sono uno yesman». Fedeltà quindi al partito nazionale, ma rivendicando la necessità di una politica di maggiore tutela per la Sicilia. Si vocifera poi di una volontà di crearne un antagonista come il Pd Sicilia, ma per ora l’attaccamento alla politica nazionale sembra reggere in maniera maggiore.

BANDIERA.

Ma da cosa derivano tutti questi movimenti territoriali? La necessità di una politica più vicina alle esigenze del territorio sembra essere la causa più importante. Proprio come per la Lega Nord questi partiti nascono sotto un velo polemico per la politica nazionale che non tutela i territori e non si occupa in maniera adeguata di loro. Lo stato centrale sembra non essere più in

grado di tutelare tutti gli interessi del Paese, che sono diversificati da regione a regione. L’Italia infatti è una penisola che conta grandi differenze culturali, non soltanto tra Nord e Sud, ma basta spostarsi di qualche chilometro per incontrare dialetti, modi di vestire, di mangiare e di pensare totalmente differenti.

L’insoddisfazione sarebbe il nucleo di questa regionalizzazione della politica. Se i partiti nazionali non riescono ad assicurare la giusta tutela allora questa viene assicurata da partiti regionali. Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna.
Il pericolo, però, potrebbe essere la spaccatura del Paese, il mancato riconoscimento sotto

un’unica cultura italiana per fare spazio ad una più locale, con interessi sempre più specifici alle quali non si può che rispondere con una politica altrettanto locale.

Il futuro forse non ci riserverà un autonomismo estremo, ma forse qualcosa  si sta strappando. I partiti nazionali non sono in grado di rispondere adeguatamente alle richieste della società e se non vogliono avere uno strappo totale allora dovranno mettersi d’impegno e cercare di interpretare questi segnali e dare finalmente delle risposte forti.

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