Il Risveglio dell’orso russo

Il logo del Consolato onorario della Federazione Russa

L’energia sprigionata dal suo sottosuolo sta mettendo fine al letargo dell’orso russo. Nella pagina web dell’ambasciata della Federazione Russa è possibile scorgere i 3 obiettivi di politica estera che Mosca si propone di raggiungere.

Al primo posto figura la modernizzazione economica del Paese tramite il rafforzamento dei legami commerciali con l’estero; al secondo si enuncia l’impegno al consolidamento degli istituti democratici russi; e al terzo si manifesta la volontà nel collaborare alla lotta al terrorismo internazionale. Il documento poi prosegue con la dichiarazione di voler contribuire alla stabilità internazionale con iniziative atte a tutelare la sicurezza russa.

Tutti nobili e leciti obiettivi la cui bontà però va misurata nei fatti.

Importante esempio del piano di modernizzazione è il summit di San Pietroburgo, tenutosi dal 16 al 18 giugno, in cui il presidente Medvedev ha presentato il suo Paese come uno dei leader della ripresa economica globale. All’incontro, si è parlato soprattutto di energia, vero cavallo di Troia con cui Mosca sta scardinando le porte dell’Europa che conta. Se alla vecchia Europa Mosca chiede investimenti, ai paesi poveri del centro Asia domanda possibilità di investire, suggellando con le sue vecchie repubbliche un’unione doganale destinata a creare un’area di commercio privilegiata.

Lo sviluppo democratico, richiamato nel secondo punto, riguarda più la politica interna che quella estera. La Russia non è ancora dotata di una struttura democratica compiuta, con l’inizio dell’era Putin si è puntato fortemente sullo spirito nazionalista per poter riportare Mosca tra i giganti del mondo, sacrificando talvolta la libertà di critica.

Più importante è considerare la lotta alla criminalità e in particolare al terrorismo, di cui anche la Russia è preda a causa dei conflitti in Georgia e Cecenia. Da qui nasce la collaborazione (?) con la Nato e gli Stati Uniti contro il terrorismo internazionale.

Come per ogni nazione l’intento più interessante è quello della difesa dell’interesse nazionale. Abbiamo visto che Mosca e la Nato cooperano su determinati temi, ma nella nuova dottrina militare russa redatta nel 2010, valida sino al 2020, il principale nemico è individuato proprio nell’Alleanza Atlantica, a causa del suo interesse a espandersi a est grazie al progetto missilistico americano. Mosca è determinata ad evitare l’allargamento e il piano americano, per non vedere esasperata la sua tradizionale sindrome di accerchiamento.

Tensioni più recenti riguardano l’acquisto di 2 navi militari francesi classe Mistral da parte del Cremlino, che il senatore McCain ha definito come minaccia alla Nato, e l’intervento in Libia, che nei pareri di Mosca ha ampiamente evaso il mandato del Consiglio di Sicurezza. La leadership russa è anche determinata ad evitare un intervento simile in Siria, dove detiene numerosi interessi.

Putin e Medvedev

Mosca è alla ricerca di un riequilibrio della distribuzione del potere, tentando di creare un asse euro-asiatico che possa bilanciare quello euro-atlantico. Nel fare questo la sua arma principale è l’esportazione di risorse energetiche con le quali condiziona le politiche di alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico, e con cui può conquistare il silenzio assenso dell’Europa occidentale.

Sul fronte orientale ritrova il feeling con Pechino creando la Shanghai Cooperation Organization (Sco) che si propone di garantire la stabilità in Asia centrale e che è aperta all’adesione di nuovi membri. Se l’ambizioso progetto dovesse riuscire potrebbe estromettere Nato e Usa dal tanto caro Rimland.

In l’America Latina i rapporti con il Venezuela di Chavez diventano sempre più stretti. La vendita di armamenti, le operazioni navali congiunte e l’esportazione di tecnologie estrattive hanno irritato gli Usa che hanno riabilitato la IV flotta con base in Florida. Chavez, inoltre, sta pensando a un adeguamento post petrolifero, che nei suoi piani si traduce in tecnologia nucleare civile russa, istallata nel giardino di casa Americano.

Fukujama sosteneva nel 1989 che la storia fosse finita. Oggi, ne siamo ancora certi?

Gianluca Barbato

foto via http://www.borodinacr.it; www.voceditalia.it

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