Tutto il resto è Neuer: il Pallone d’oro di Blatter non conosce follia

Scrivi Neuer e leggi 'portiere volante': il Pallone d'oro 2014 è ancora targato Blatter. Tanto marketing, poca follia, nessuna magia: quella che manca oggi nel calcio

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Manuel Neuer in libera uscita su Slimani ai mondiali Brasile 2014 (frickfoot.it)

Come da copione, come da disillusione. Il Pallone d’oro 2014 se lo porta banalmente a casa Cristiano Ronaldo, ad appesantire una bacheca che trabocca di conquiste sul campo e fuori. Campione immenso, attaccante meraviglioso, che ha scalzato Leo Messi dal trono di giocatore più forte del mondo a suon di ferocia agonistica. Ma. C’è un ma. Grosso come una casa, anzi, come una porta da calcio. Quei 7, metri e 32 per 2,44 che Manuel Neuer nel 2014 ha chiuso in faccia al mondo intero, riscrivendo il ruolo più solitario e poetico del gioco del calcio: il portiere. Sissignori, il Pallone d’oro di Blatter l’avrebbe meritato lui.

IL PALLONE D’ORO DI BLATTER - Doveva andare così e così è andata. Perché dal 2010 la FIFA ha messo le mani sul premio precedentemente assegnato da France Football e, in 5 edizioni differenti, è finito nelle mani dei soliti due: Messi o Ronaldo. Il perché è facile: si è passati dalla giuria di 96 giornalisti sportivi selezionati di tutto il mondo, ai 208 giornalisti + 208 tra capitani ed allenatori delle nazionali di tutto il mondo. Bello, partecipativo, suggestivo: ma, con tutto il rispetto parlando, è davvero difficile che giornalisti, tecnici e allenatori di Bangladesh, Barbados, Bermuda, Capo Verde (sto andando in ordine alfabetico dalle votazioni del 2013: continuo?) abbiano una visione del calcio europeo e mondiale tale da discostarsi dal binomio Ronaldo-Messi, e puntare magari sul non-outsider Neuer. Inter nos: non è un caso poi che le solide roccaforti delle rielezioni di Blatter abbiano tutte fondamenta nei Paesi più “esotici”.

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Manuel Neuer, Pallone d’oro mancato (melty.it)

Non viviamo sulla Luna: chiaramente i valori reali del calcio mondiale nel 2014 non sono stati così distanti dalla visione diarchica del talento dominata dal numero 7 blanco e dal 10 blaugrana. Ma se il calcio è ancora (ma lo è?) guizzo, intuizione, genio, sogno e follia, allora basterà ricordarvi del furto – palese – ai danni di Iniesta nel 2010 (bell’esordio, zio Sepp) e dell’ingiusto terzo posto di Ribery lo scorso anno, per inasprire quel retrogusto amaro in bocca. Quest’anno il Pallone d’oro doveva vincerlo Neuer. Senza se e senza ma.

PERCHÈ NEUER SÌ E BUFFON NO? - Perché? Innanzitutto: difensori ad oltranza di Buffon, fermatevi sul nascere. Anche nel 2006 probabilmente il trofeo individuale più ambito avrebbe dovuto essere sollevato da un paio di guantoni, quelli del nostro Gianluigi. Ma le logiche mediatiche hanno preferito strizzare l’occhio a Fabio Cannavaro, capitano bello e vincente della nazionale campione del mondo – appena passato nel club più famoso al mondo – invece che all’insuperabile portiere dell’Italia, retrocesso in B con la Juventus per lo scandalo Calciopoli. Scelta opinabile solo in parte. Con Neuer il discorso è diverso. È diverso perché Gigi Buffon, seppur nella straordinaria continuità in carriera, non ha sublimato il ruolo del portiere tanto quanto sia riuscito a fare Manuel Neuer.

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Manuel Neuer e Gianluigi Buffon (espnfc.com)

ELOGIO DELLA FOLLIA - Il nostro Buffon è sempre stato un portiere concreto e poco avvezzo all’estetica: abilità di lettura del gioco, senso della posizione, reattività. Neuer ha unito a tutte queste qualità la commistione surreale tra estremo difensore e dodicesimo uomo in campo, unite a doti palla al piede ben al di sopra della media. Imponente più per presenza che per fisicità (Buffon gli rende solo 2 centimetri ed altrettanti chili, secondo gli almanacchi), Neuer ha restituito al ruolo del portiere la declinazione a 360 gradi dell’elemento fondante che fa scegliere ad un ragazzino di salvare i gol, invece che di farli: la follia. 

La follia di abbandonare di 30 metri i propri pali e giocare da libero aggiunto, spazzando palla in tribuna con teutonica concretezza o disegnando sombreri sulle teste degli sbalorditi attaccanti avversari. La follia di sparire dalla linea di porta per chiudere lo specchio ad un avversario fino alla linea di fondocampo, e di riapparire proteso in tuffo tra il pallone e la rete, con rapidità e movenze inspiegabili per un colosso di tale statura (Gervinho e Nainggolan, do you remember?). La follia di essere entrato nell’immaginario comune così come nessuno ci riusciva dai tempi dello scorpione di Higuita o delle divise in technicolor di Campos. E di averlo fatto con la faccia da ragioniere e l’espressività di una pentola in acciaio inox.

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Al centro Jorge Campos, a destra Renè Higuita (colgadosporelfutbol.com)

NEUER L’INNOVATORE - Neuer quest’anno ha dato al calcio più di quanto abbiano fatto Ronaldo e Messi assieme: nell’anno del mondiale Brasile 2014 (parentesi: incontestabilmente il più brutto della storia), ci ricorderemo le uscite spericolate a pugno chiuso di un panzer coi tacchetti, le chiusure sulle trequarti degne di un Maldini coi guantoni e i disimpegni difensivi di tacco, con la flemma di chi sta scaricando la spesa dal carrello del Carrefour. Manuel Neuer ha messo al servizio del calcio mani-saracinesca e piedi reattivi da futsal, capaci di trasformarsi all’occorrenza in tessuti d’organza o armi da controffensiva tattica, sempre funzionali alla manovra della squadra e mai alla mera estetica. Chi non ne conosce potenza e precisione dei rilanci con mani o piedi, vada a farsi un giro sul video a fondo pagina.

“PORTIERE VOLANTE” - Il Pallone d’oro 2014 a Manuel Neuer non sarebbe stato un riconoscimento passeggero al giocatore. Sarebbe stato molto di più: l’ammissione che il calcio può vivere ancora di lucida follia e magia. Quella che fa scegliere ad un bambino di non rincorrere un pallone per tutto il resto della propria vita, ma di provare a bloccarlo con le mani volando a mezz’aria. E non solo: anche evadendo dalla prigione più che metaforica dell’area di rigore e affondando i tacchetti lì dove solo i Ronaldo o i Messi sono ritenuti degni di poter lasciare il segno, in campo e negli albi d’oro. Yashin non ha ancora trovato compagnia nell’Olimpo degli dei dai guantoni fatati. Anche se, passando spesso da quelle parti, un certo Mercurio  dai calzari alati forse gli ricorderà non poco Manuel Neuer. Quel Neuer colpevole di aver riscritto, tra le altre cose, il concetto da campo dell’oratorio di “portiere volante“. Colpevole di averlo fatto nell’anno 2014 d.B. (durante Blatter), in cui il calcio conosce troppo opportunismo e troppa poca magia.

Francesco Guarino
@fraguarino

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