Il rapimento di Baby Lindbergh

Charles Augustus Lindbergh

L'aviatore Charles Augustus Lindbergh

New York – Nel 1927, il venticinquenne Charles Augustus Lindbergh divenne una leggenda dell’aviazione americana. Nel maggio di quell’anno, il giovane aveva compiuto un’impresa ritenuta all’epoca straordinaria: la prima trasvolata trasoceanica in solitario attraverso l’Atlantico. New York-Parigi con il piccolo monoplano, Spirit of Saint Louis.

L’opinione pubblica era conquistata da questo giovanotto dalla figura atletica e dall’indole riservata e l’entusiasmo che egli accendeva negli animi, rese inevitabile l’eccesso d’interesse dei media per ogni altro aspetto della sua vita. I successi aerei, i trofei, il matrimonio con la poetessa Anne Morrow e la nascita del loro figlio, Charles Junior,  furono eventi che incontrarono il l’ammirazione della nazione e il favore della stampa.

Sequestro – Il 1 marzo 1932, la famiglia Lindbergh, insieme alla baby-sitter, Betty Gow, e un paio di cameriere erano a East Amwell, piccola località del New Jersey, dove i coniugi possedevano un lussuoso cottage. Si trattava di un luogo isolato, dove Lindbergh aveva modo di sottrarre se stesso, la moglie e il piccolo di 20 mesi alle luci della ribalta sempre accese.

La sera di quel giorno, Betty mise a letto il piccolo Junior, gli rimboccò le coperte ed escì dalla camera. Un’ora più tardi la bambinaia fece nuovamente capolino nella stanza per assicurarsi che il bambino dormisse ma lo spettacolo che le si presentò era del tutto imprevedibile: la culla era vuota. Charles Juonior era stato rapito.

Le indagini – Quando la polizia, guidata dal tenente Norman Schwarzkopf, arrivò al cottage, la notizia aveva già fatto il giro dello stato e la residenza di campagna era assediata da curiosi e giornalisti a caccia di scoop. In realtà c’era ben poco da trovare sulla scena del crimine e anzi la presenza di tanti estranei nel perimetro esterno della casa, non produsse altro effetto che inquinare  le poche tracce lasciate dal criminale. Tra esse, Schwarzkopf rilevò sul terreno sotto la finestra della camera del piccolo Lindbergh alcuni segni lasciati presumibilmente dai piedi di una scala. In effetti, questa verrà rinvenuta spezzata in 3 punti insieme ad uno scalpello da carpentiere, entrambi abbandonati nella boscaglia intorno alla casa. Nella nursery non c’erano impronte digitali, solo un messaggio scritto a mano in un inglese scorretto e ricco – diranno in seguito gli esperti calligrafi – di costruzioni sintatiche tipiche della lingua tedesca: “Preparate 50.000 dollari: 2500 in biglietti da 20, 1500 in biglietti da 10, e 1000 in biglietti da 5. Fra qualche giorno vi diremo dove portare il denaro. Non avvertite la polizia. Vostro figlio è in buone mani… per ora”.

Il riscatto – Il 2 marzo tutta l’America leggeva in prima pagina del rapimento di “Baby Lindberg” e da quel momento i genitori vennero subissati da telefonate e telegrammi di sedicenti intermediari pronti ad aproffittare del dramma a scopo di lucro. Fu difficile selezionare gli sciacalli dai veri criminali e in questa incertezza passarono circa 2 mesi prima che l’autore del messaggio si rifacesse vivo. Nel frattempo le indagini continuarono.

 

foto polizia

La nursery

I sospetti – Schwarzkopf non intendeva lasciare nulla al caso. Indagò con attenzione su tutti i membri della casa a partire dai protagonisti presenti nel cottage quel giorno di marzo. Così il tenente scoprì che una delle cameriere, Violet Sharpe, era priva di un alibi convincente. La ragazza, quella sera era al bowling con un amico e un’altra coppia. Tuttavia, non era in grado di fornire i nomi di nessuno: “Dovete perdonarmi” affermò Violet durante il dialogo con la polizia “ma in questo momento sono così scossa da non ricordare neppure come mi chiamo”.

Fu così che intorno alla ragazza si annidarono molti dubbi. Di colpo Violet si trovò al centro dell’attenzione della polizia, guardata a vista dai padroni di casa e nuovo fulcro d’interesse per i media. Non resse la tensione. Sempre più inquieta, la donna iniziò a dare segni di squilibrio mentale, finchè un giorno si uccise con una dose massiccia di morfina. Poco dopo, il suo alibi fu confermato e il suo nome depennato dalla lista degli indizziati.

L’altro sospetto era Elisabeth Morrow, sorella di Anne Lindbergh. Una donna dal passato controverso. Era stata la fidanzata dell’aviatore prima che quest’ultimo la lasciasse per sposare la sorella. La tesi di Schwarzkopf era semplice: Elisabeth, gelosa di Anne, aveva fatto sparire il piccolo per vendetta, tanto più che poco prima del rapimento le 2 donne avevano avuto un pesante litigio. La Morrow non si scompose durante l’interrogatorio “[…] Non vi conviene fare certe insinuazioni su di me tenente Schwarzkopf se non volete ritrovarvi in mezzo ad una strada”. In effetti, la posizione dell’inquirente era complicata: marcato dai media che volevano un colpevole per il crimine del secolo e controllato dai superiori per presunto abuso d’autorità a causa del suicidio della Sharpe, l’uomo non potè rischiare un altro fiasco. Lasciò perdere la Morrow e si concentrò sulla nuova pista che si stava aprendo. Il rapitore aveva contattato i Lindbergh.

Baby Lindbergh – I termini dello scambio erano chiari: al telefono un certo John dal forte accento tedesco ordinò che il denaro venisse lasciato nel cimitero del Bronx . In quella sede, Lindbergh avrebbe trovato le indicazioni che lo avrebbero portato ad una barca, la Nelly, ormeggiata fra Horseneck Beach e Elisabeth Island, lungo la costa del Massachuset. Lindbergh, sorvolò personalmente la zona alla ricerca dell’imbarcazione ma non trovò nulla. Solo alcuni giorni dopo, nel maggio del 1932, un camionista in sosta nei boschi a poche miglia dal cottage dei coniugi, trovò il cadevere di un bimbo di 2 anni. Dai pochi resti rimasti, si potè stabilire che il piccolo era morto a causa di un forte trauma cranico. Quando Lindbergh venne chiamato per il riconoscimento del cadavere non ebbe dubbi: si trattava del piccolo Junior. I medici legali ipotizzarono che durante la fuga, il rapitore dovesse essere scivolato sulla scala, averla rotta e fatto cadere il bimbo procurandogli una frattura cranica mortale. Dopo di che, il criminale doveva aver scaricato il corpo di Charles nella boscaglia, fuggendo via.

Hauptmann – Nel 1934, un benzinaio si presentò agli inquirenti con una banconota da 10 dollari, contrasseganta con il numero di serie dei contanti pagati mesi prima per il riscatto di Junior. La banconota proveniva da un cliente che l’esercente descrisse come un uomo dal forte accetto

bruno hauptmann

Bruno Hauptmann

tedesco e di cui aveva annotato il numero di targa. La polizia potè così arrivare a Bruno Richard Hauptmann, immigrato clandestino dalla Germania, ex carpentiere e pregiudicato. Nel suo garage vennero rinvenuti 14.000 dollari, parte del bottino del riscatto. Hauptmann, si dichiarò sempre innocente, sostenendo di essere stato incastrato dai veri rapitori ma non venne creduto e del resto non c’erano prove per dimostrarne la linea di difesa. Nell’aprile del 1936 Huptmann, ritenuto responsabile di sequestro ed omicidio, fu giustiziato sulla sedia elettrica. Si chiudeva così il caso del secolo, lasciando dietro di sé molte polemiche, qualche dubbio e uno dei migliori capolavori della scrittrice di gialli, Agatha Christie, che alla vicenda Lindbergh si ispirò per il suo Murder on the Orient Express (1934).

 

Chantal Cresta

Foto || www.wikipedia.it; law2umkc.edu;

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