Recensione ‘Il primo gesto’ di Marta Pastorino

Copertina del libro 'Il primo gesto' di Marta Pastorino (mondadorilibri.it)

Uscito da pochissimo in tutte le librerie Il primo gesto di Marta Pastorino, romanzo d’esordio della scrittrice  nata a Genova nel 1978. La Pastorino vive e lavora a Torino e attualmente collabora ai laboratori di scrittura creativa e storytelling della scuola Holden.

Il libro si apre con la descrizione breve, scarna, degli eventi cruciali degli ultimi anni della vita della protagonista, Anna: « Sono rimasta con la signora Maria fino al giorno in cui è morta. Appena ho lasciato la sua casa, ho partorito [...]. Ero sola».

Anna ha 24 anni e lavora come badante presso un’anziana signora, Maria. La vecchia è cieca e, negli ultimi tempi, non si alza più dal letto. Anna se ne prende cura con dolcezza, nonostante la giovane età. Ascolta, per circa tre anni, i racconti che la signora le fa, instancabile, del nipote Giovanni. Nipote amatissimo, ma che Maria non vede da tempo.

A volte nelle pagine del libro compare Graziella, figlia della signora Maria e madre di Giovanni, che cerca di prendersi cura come può dell’anziana madre ormai in fin di vita. Poi Maria muore. E Anna, la mattina seguente la morte di Maria, partorisce; partorisce un bimbo che abbandona.

Il primo gesto è il romanzo delle colpe. Maria, infatti, diventa cieca, e le ultime parole che pronuncia al marito prima che gli venga un infarto sono: «Io non ti posso sopportare più, non ti ho mai sopportato, levati dalla mia vista»; e lui, alzandosi da tavola, muore. Maria è furiosa: nonostante il marito sia morto, lei è furiosa perché lui ha appena buttato Giovanni, il nipote, fuori di casa, probabilmente perché non sopportava più l’intimità tra il nipote e la moglie, intimità cui nessun’altro aveva accesso.

Poi c’è la colpa di Graziella, la mamma di Giovanni: non si è mai presa cura del figlio, durante la sua crescita, ma ha sempre delegato Maria e, alla fine, cerca di riscattarsi dalla sua colpa curando la madre malata, insieme ad Anna.

Anna si è ritrovata in questa famiglia macchiata dalle colpe per caso, scappando da una vita altrettanto colpevole, lasciando una famiglia opprimente e oppressiva e la facoltà di veterinaria all’università. Anche Anna ha le sue colpe: la prima, quella di dire sempre “sì”. Sì quando è piccola e il fratello Matteo le chiede di poter dire al padre di essere stata lei a rompere un soprammobile, invece che lui con una pallonata. Sì quando è adulta e un coetaneo, ad una festa, le chiede di togliersi i pantaloni. Anna resta incinta, la sera della festa. Partorisce e abbandona il suo bambino, gli nega il primo gesto, quell’abbraccio che ogni essere umano si merita appena venuto al mondo. Questa è la sua colpa più grande. Non l’ha detto a nessuno, ma non ce la fa più. Il dolore è troppo. Allora intraprende un altro viaggio: la ricerca di Giovanni, il nipote di Maria e, inconsapevolmente, la ricerca di se stessa. Scopre che Giovanni tiene un corso di danza sensibile e vi si iscrive. Attraverso questo genere di danza Anna scopre il suo corpo, l’energia che cresce e che la porta oltre le sue possibilità. Finalmente capisce di poter parlare del suo bambino, di poter raccontare di come l’ha partorito in modo inaspettato, degli occhi della morta spalancati davanti ai suoi mentre l’ostetrica le dice che il bambino sta uscendo. Ora Anna capisce il dolore di Maria, la solitudine di Graziella che non aveva cresciuto suo figlio e che aveva cercato di riprendersi almeno la madre, alla fine della sua vita, quando Maria non riusciva più a dirle di no, di non farlo, di non stare con lei.

L'autrice Marta Pastorino (scuolaholden.it)

In una intervista l’autrice del libro afferma di aver avuto bisogno di restituire un percorso di salvezza a tutte le donne che rinunciano alla maternità; quelle che arrivano, per le ragioni più diverse, ad abbandonare il proprio bambino. Attraverso questo romanzo, la Pastorino vuole che si capisca che quando succede qualcosa di terribile si può trasformare tutto quel male, imprimendogli una direzione positiva: per riuscire a cominciare davvero a vivere, Anna rinuncia  a tenere il bambino che ha appena messo al mondo. La scrittrice ha immaginato che Anna rappresentasse le generazioni di donne che oggi si trovano schiacciate tra il senso di maternità e il dovere di realizzarsi come persone. Così, con questo doppio senso di colpa, si alimenta quell’analfabetismo affettivo che ha distrutto la capacità innata delle donne di accudire, di costruire solidarietà.

Alla fine, però, Anna ce la fa a ritrovare se stessa e a salvarsi: la sua emancipazione, la sua risalita inizia nel momento in cui comincia a muovere il suo corpo. Quando qualcuno le insegna a farlo, con la danza sensibile, una specie di ritorno ai movimenti originari. Perché nel corpo c’è già tutto, anche la possibilità di salvezza.

Mariangela Campo

Marta Pastorino, Il primo gesto, Mondadori 2013, «Scrittori italiani e stranieri», € 17,00

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