Il primato green di Londra 2012: le Olimpiadi dei buoni propositi

Olimpiadi 2012

Non si fa che parlare del primato “green” di Londra 2012. Il mondo civilizzato non aspetta altro che celebrare questa immensa manifestazione sportiva lavandosi la coscienza da tutti gli scempi ambientali ed edilizi compiuti negli altri 348 giorni dell’anno.

Mesi fa,  la General Electric – sponsor e partner delle Olimpiadi- ha pubblicato il rapporto Dallo stadio alla strada: cosa i Paesi ospitanti possono imparare dalle Olimpiadi?, basato su interviste a esperti nei settori dello sviluppo sostenibile, della sanità, dell’energia, dell’architettura, delle infrastrutture e della tecnologia e dedicato all’impatto ambientale che la competizione sportiva avrà sulla città. Il rapporto conteneva anche un sondaggio condotto sui cittadini di Londra e Rio de Janeiro – prossima sede dei Giochi – dal quale è risultato che il 17% dei brasiliani interpellati e appena il 5% degli inglesi ritenevano che le Olimpiadi avrebbero migliorato le credenziali verdi del proprio Paese riducendo i danni ambientali. Molto scetticismo fra la popolazione dunque, cui la Logoc, Organizzazione dei Giochi Olimpici di Londra, ha risposto con una straordinaria campagna promozionale di buone intenzioni.

Il comitato organizzatore dei Giochi ha  adottato la nuovissima norma ISO20121 per gli Eventi Sostenibili: uno standard internazionale che vincola l’organizzazione e la gestione di eventi al concetto di sostenibilità, e che promette di estendere le proprie regole e soluzioni a tante manifestazioni sportive e fieristiche di portata internazionale. Al centro della perfetta “organizzazione green” c’è anzitutto la scelta del luogo, l’organizzazione dei trasporti, il riciclo, fino alla creazione di apposite figure professionali che siano in grado di valutare i requisiti di eco-sostenibilità.

L’innovazione lampante della politica ecologista di queste Olimpiadi riguarda soprattutto la mobilità, con un innovativo piano trasporti per pedoni e ciclisti, l’incoragiamento all’utilizzo dei mezzi pubblici e l’interdizione dal villaggio olimpico delle automobili. L’ufficio del sindaco ha recentemente pubblicizzato la presa in consegna di cinque  taxi alimentati ad idrogeno con la possibilità di fare rifornimento presso la nuova stazione di ricarica dell’Aeroporto di Heathrow.

Elemento di disturbo in questo roseo quadro sono però le rivelazioni di  Keith Prowse, consulente medico e per le malattie della respirazione della British Lung Foudation, che ha lanciato l’allarme smog. «In presenza di alti livelli di smog gli atleti, soprattutto nelle gare di resistenza, non raggiungeranno le loro massime prestazioni e soffriranno di più quelli a rischio asma. Gli atleti si stanno esercitando al massimo, trattenendo parecchia aria nei polmoni. Se l’aria è inquinata si infiammano le vie respiratorie e si potrebbe andare incontro a un significativo effetto sulle gare di resistenza come la maratona, qualsiasi prova oltre i 400-800m, e la vela», ha dichiarato il consulente, tenendo presente che Londra vanta livelli di gas tossici, come il biossido di azoto, fra i più alti delle 27 capitali europee. Un allarme che si collega alle accuse precedentemente rivolte al sindaco di Londra di aver alterato i dati sull’ inquinamento e che ricorda le polemiche scoppiate in occasione dei passati Giochi di Pechino, quando la capitale cinese era dovuta ricorrere a misure d’emergenza contro la rinomata coltre di smog che affligge la metropoli.

Nonostante queste preoccupanti considerazioni, l’attenzione mediatica rimane concentrata sulla promozione della strategia organizzativa che lo stesso Saun Mc Carty, presidente della Commissione per Londra 2012 sostenibile, definisce «un successo».

Bisogna riconoscere che Londra ha cercato di ottimizzare le risorse sfruttando  strutture già esistenti, da Wimbledon a Earls Court. Lo Stadio Olimpico, il centro acquatico e il velodromo sono invece nuovi, ma costruiti con criteri ecologici, insieme ad altre strutture temporanee e quindi riconvertibili in luoghi simbolo della città come Greenwich Park, Hyde Park e Horse Guards Parade. Secondo dati ufficiali oltre il 60% dei materiali da costruzione del Parco olimpico – sorto a Stratford dalla rigenerazione di un centinaio di ettari di suoli degradati -, inclusi gli alloggi degli atleti, sono arrivati tramite ferrovia o via fiume, riducendo in questo caso le emissioni di carbonio.

Abbandonata l’eventualità di installare un generatore eolico per fornire il 20% di energia da rinnovabili al Parco olimpico, gli organizzatori hanno lavorato alla riduzione dei consumi. Banditi finalmente i libretti informativi cartacei: gli spettatori avranno a disposizione un’applicazione per smartphone con le indicazioni utili, mentre al biglietto delle singole gare sarà associata la possibilità di viaggiare gratis sui mezzi pubblici.

Sarà permesso l’accesso alle manifestazioni con liquidi contingentati, per ridurre l’introduzione di imballaggi dall’esterno, ma la buona notizia è che nelle sedi degli eventi, assicurano, l’acqua sarà gratuita.

La Logoc ribadisce che «se si vuole realizzare un evento di queste dimensioni occorre anche provvedere perché al Paese rimanga un lascito positivo e duraturo», fissando preventivamente l’obiettivo di destinare al riciclo, al riuso e al compostaggio il 70% dei rifiuti prodotti. Come già era stato segnalato, tutto il packaging, soprattutto ad uso alimentare, dovrà essere certificato secondo la norma europea En 13432, che stabilisce i parametri di biodegradabilità e compostabilità, per poter essere avviato al compostaggio in digestione anaerobica. Nella raccolta differenziata saranno coinvolti i contenitori in Pet per susseguente riciclo, mentre gli involucri di dolci, merendine e affini verranno raccolti separatamente per essere poi convogliati negli impianti destinati alla produzione di energia da scarti.

Il Mater-Bi, la famiglia di bioplastiche biodegradabili e compostabili prodotte da Novamont, è stato selezionato come uno dei materiali di riferimento per il packaging alimentare e per il catering. Le stoviglie  e i bicchieri con i relativi coperchi verrannoquindi realizzati da alcuni dei principali partner trasformatori di Novamont, come Ecozema e Seda.

La strategia per conferire a questi Giochi inglesi il primato di eco-sostenibilità investe quindi ogni campo. Fa già parlare di sé “Casa Danimarca”, una casa galleggiante energeticamente autosufficiente che navigherà lungo le acque del Tamigi ospitando i rappresentati della nazionale danese, la cui capitale ha ricevuto il riconoscimento di “European Green Capital”. Ad alimentare l’imbarcazione domestica sarà l’energia solare di otto pannelli fotovoltaici collocati sul tetto e forniti da Panasonic, da tempo impegnata nella ricerca  di soluzioni innovative.

La vetrina olimpica spinge a riflettere su come la cultura green appaia ancora strettamente ancorata alla logica imprenditoriale e pubblicitaria più che a strategie private adottate e sviluppate dai singoli microcosmi urbani e quotidiani. Tuttavia, mettendo al bando lo scetticismo gratuito, staremo a vedere: l’augurio è che quello che è stato fatto “in grande” per campeggiare poco più di due settimane alla ribalta mondiale, possa davvero lasciare un’ impronta esemplare nella mentalità, spesso tutt’altro che eco-sostenibile, delle nazioni aderenti.

Arianna Fraccon

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