Il Porcellum: verso la riforma elettorale

Calderoli, ideatore del Porcellum

Calderoli, ideatore del Porcellum

Roma- Su una cosa, tutti sono ormai d’accordo: che questa legge elettorale si deve cambiare.
Ma la comunione d’intenti finisce qui. Varcata la soglia, regna il caos: c’è chi è favorevole ad un ritorno del Mattarellum, chi preferirebbe il modello tedesco, chi ancora un proporzionalismo puro.

Tutto, pur di superare questo Porcellum, così ribattezzato dal politologo Sartori in onore della sparata dell’allora ministro delle Riforme Roberto Calderoli, che definì “porcata” la legge elettorale da lui stesso creata. Era l’inverno del 2005, XIV legislatura: il 3° Governo Berlusconi, dopo la crisi e quindi il rimpasto avvenuto in primavera, viveva gli ultimi mesi  del suo travagliato quinquennio è già si preparava alla campagna elettorale del 2006 che avrebbe portato i cittadini alle urne, scegliendo l’Unione di Prodi.
Quella fu la prima occasione in cui si sperimentò il nuovo sistema elettorale introdotto dalla Casa delle Libertà ( allora formata da FI, AN, Lega ed UDC).
Il Porcellum venne presto definito “misto – proporzionale”: esso nasceva con un impianto sostanzialmente proporzionale ma con dei “correttivi maggioritari”, poiché non si poteva ignorare che il nostro sistema politico tendeva ormai chiaramente al bipolarismo (anche se con palesi difficoltà).

Fin dall’inizio  la legge Calderoli (21 dicembre 2005, n.270) ebbe vita difficile. Approvata senza i voti dell’opposizione, tuttavia le critiche si estesero ben presto a gran parte dell’opinione pubblica. Oltre al meccanismo delle liste bloccate, che va in senso contrario rispetto al principio della partecipazione  del cittadino alla vita politica, ci si rese presto conto che il sistema impiantato dal Porcellum creava problemi e storture di non poca rilevanza. Ciò che esso favorisce è la creazione di coalizioni, ma non di un sano sistema bipolare: il premio di maggioranza obbliga i partiti ad allearsi in “cartelli”, ma la soglia richiesta per la loro votazione è così bassa (2%) da lasciare intatte le  loro identità, i loro protagonismie, quindi, il loro potere all’interno della coalizione (che spesso è stato un potere di ricatto, facendo così che un piccolo partito potesse tenere in scacco l’intera maggioranza).

In ultima analisi, questa legge elettorale non è riuscita nell’intento di superare la storica frammentarietàe conflittualità del nostro sistema partitico.

La stessa ratio del premio di maggioranza è stata messa fortemente in discussione. Certo non siamo di fronte ai numeri della cosiddetta Legge Truffa (con la quale la Democrazia Cristiana nel 1953 tentò di riformare il sistema in senso maggioritario aggiudicando automaticamente al partito o coalizione vincente col 50%+1, il 65% dei voti), ma dare un bonus di voti così

Il Porcellum

Il Porcellum

sostanzioso alla formazione che avesse raggiunto la semplice maggioranza relativa è apparso agli occhi dei più come una stortura della realtà, una falsificazione dei risultati elettorali che non rappresenta in Parlamento ciò che è invece la reale situazione del Paese.

Per questi principali motivi, oggi si è tutti convinti della necessità di superare l’attuale legge elettorale.
Ma cosa avremo dopo, verso che lidi approderà la riforma, è ancora difficile da immaginare.

Tommaso Tavormina

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